Il pensiero liberale, questo (ri)conosciuto

in foto Mario Draghi

La campagna elettorale, iniziata un minuto dopo che il Presidente Mattarella ha sciolto le camere, sta arrivando velocemente a regime. Alcuni osservatori qualificati affermano, con motivazioni sostenibili, che in realtà essa sia cominciata ben prima dell’esplosione ufficiale del dissenso insanabile e, perché no, farneticante dei grillini. Lo stesso che, potenza dell’ autosuggestione, ha portato a stretto giro a conclusione, almeno per ora, il lavoro strategico di un esecutivo assillato da lotte intestine. In compenso lo stesso è stato ben coordinato dal Capo, che a ogni costo stava cercando di portare a termine.il suo incarico senza tralasciare nuĺla. Lo stesso organo, durante il suo funzionamento, ha però dato tempo agli addetti ai lavori, nazionali e esteri, di accorgersi che qualcosa nell’agone politico italiano ha cominciato a cambiare passo. La conduzione manageriale del Professor Draghi dell’organo legislativo che lo ha affiancato, ha dato fin dall’insediamento la sensazione chiara e precisa della sua efficienza. Più precisamente, che quella compagine sarebbe stata operativa in maniera ben diversa da molte altre che la avevano preceduta. Per quanto possa sembrare una provocazione per chi, fin dall’inizio, aveva espresso una grossa riserva sulla sua adeguatezza al ruolo, le ventate di concretezza e linearità del Premier e del suo esecutivo sono state caratterizzate marcatamente dalla sua formazione a tutto tondo. La stessa che, con ogni probabilità, ha contribuito a far uscire dal letargo la parte di spirito liberale che, anche se sopito, ha cominciato a dare segni di se da qualche tempo in molti italiani. Si aggiunga il caldo straordinario e si capisce che quell’ atteggiamento mentale, scongelandosi, ha ricominciato a funzionare.. Fuor di celia, tra gli italiani sembra stia dando segno della sua presenza una forma di liberalismo attualizzato, pertanto particolarmente sensibile alle istanze provenienti dagli strati sociali meno agiati. Importante sottolineare che non si tratta di un’ altra versione del neoliberismo. Si ritorna cosi all’identità originaria di questa vera e propria formulazione, in linea con i tempi, del pensiero liberale classico, adeguata alle situazioni in atto. Per confermare il ritorno alle origini e quindi il posizionamento al centro dell’arco costituzionale, quei liberali che si sono resi conto di tale loro propensione, si sono definiti moderati e scelta più appropriata non avrebbero potuto fare. Tale impostazione, un pò ruspante anziché no, sarebbe piaciuta di più all’ economista Einaudi che non al filosofo Croce per il pragmatismo che la connota, anche se dal punto di vista pratico non mette e non toglie alcunché. Citando Benedetto Croce, si fa presto a arrivare con la mente agli illustri trascorsi liberali di Napoli in specie, ma anche di tutta la Campania. Senza voler fare elucubrazioni in odore di autocelebrazione, va detto a ragion veduta che l’ Avvocato Enrico De Nicola, liberale, primo presidente della Repubblica Italiana, seppure provvisorio, era un principe del foro di Napoli e proveniva da una illustre famiglia della zona costiera, andando verso Sorrento. Quella stessa che agiva da sempre con il pensiero convinto che una corretta visione del mondo, fosse quella che l’ idea liberale sostiene. Da qualche anno, in Campania, sì e data una buona mossa una schiera di liberali della generazione del primo dopoguerra, attiva soprattutto tra Napoli e Benevento. La città sannita ha perso proprio nei giorni scorsi il suo leader, Nicola Del Basso, che ha dedicato la vita a quell’ideale. Ancora tanti, e il loro numero va crescendo, sono coloro che si stanno avvicinando a quella filosofia di vita. A Napoli le cose vanno meglio, in quanto, coordinati da un liberale di lungo corso, sono attivi diversi moderati che fanno riferimento a quel modus vivendi.Questi è Stefano Maria Cuomo, incarnazione a tutto tondo del liberale moderno. Si è accollato da subito l’onere del segretariato nazionale del citato insieme di liberali moderati. Lo stesso che, per forza di cose, dovrà agganciarsi, almeno per il momento, al carro di un altro partito con un programma collimante. Non sarà cosa facile, ma nemmeno impossibile. Volere è potere, si dice da sempre e, di solito, uniti si vince. Almeno questo è l’augurio che fa a se stesso e a quanti la pensano allo stesso modo chi condivide quanto sopra scritto.