Il piano per Posillipo esiste, perché non utilizzarlo?

157

C’erano una volta alti alberi che in primavera ed estate regalavano piacevoli spazi d’ombra, gente che passeggiava, correva, talvolta, udite udite, pattinava su marciapiedi dove oggi enormi radici emergenti fuori misura hanno fatto scoppiare la pavimentazione: abbasso il pattinaggio viva il salto ad ostacoli. Monconi di centinaia di alberi tagliati e mai rimossi e sostituiti, chioschi e giostrine rigorosamente abusivi, illuminazione fioca q.b. Buche profonde nel manto stradale.  Reportage di guerra? Benvenuti a Posillipo.
Cittadini aggregati, associazioni, residenti. Tutti hanno scritto un articolo, inviato una denuncia, girato e postato video sui social. La situazione è sempre in peggioramento, quasi a voler confermare la legge di Murphy che sancisce di stare attenti quando si tocca il fondo perché potrebbe aprirsi la botola. La voce del lamento è lugubre e condivisa: ci vuole una legge, un provvedimento: chequalcunofacciaqualcosa. Eppure. Sorpresa delle sorprese. Anno del signore 1995, l’assessorato all’urbanistica promosse un documento specifico che diede vita ad un sommario maquillage della collina più famosa del mondo. Il documento c’era, e c’è tutt’ora. Ovviamente, tutt’ora, completamento ignorato.
Sei, solo sei facciate. Stringato ma preciso come ogni disposizione dovrebbe essere. Ignorato, spudoratamente seppellito come ogni idea che deve servire solo, in un preciso momento storico, a fare spot pubblicitario.
Indovina indovinello cosa c’è scritto in questo prezioso documento. Prima di tutto il titolo: Piano Paesistico Posillipo. Meraviglia, sorpresa,
incredulità, sbalordimento. Eppure si chiama così.
Prevede: “…a) la creazione di un’ampia zona pedonale da ricavare nell’area oggetto dell’intervento, anche con l’eventuale modifica della viabilità esistente, sistemata riordinando l’apparato verde con aiuole e nuove alberature ad integrazione di quelle esistenti….”
Nero su bianco: Apparato verde con aiuole” un film dal titolo “Visto mai”. Sigla ed ecco il secondo carosello:
“…Per l’area del Parco Virgiliano, ricadente in zona P.I., il Comune dovrà predisporre un progetto di restauro e ripristino ambientale che dovrà contemplare la reintegrazione dell’apparato vegetale distrutto e danneggiato, il restauro di quello esistente, attraverso operazioni che tengano conto dei principi fitosociologici della vegetazione, il risanamento e la pulizia delle scarpate, con l’eliminazione del materiale sversato che ne ha alterato la fisionomia, la demolizione dei chioschi e delle strutture abusive, anche di carattere temporaneo….“
Devono aver premuto il tasto di accelerazione dei fotogrammi perché tutto questa parte de film deve essere sfuggita. Era il 1995, alcune disposizioni furono osservate, molte altre no. Il 1995 andò via ed anche tutti gli anni seguenti fino ad oggi. Il piano è ancora valido ma nonostante oggi sia ancor più necessario di ieri, resta seppellito in qualche remoto cassetto. Lo stato di Posillipo è ormai inqualificabile ed incide anche sulle quotazioni degli immobili che una volta erano considerati il massimo del lusso in città. Da vent’anni non si muove un dito se non per continuare l’opera di distruzione. Fin che la barca va lasciala andare, cantava la melodiosa voce d’un Italia che non c’è più. Oggi però la barca è affondata e c’è bisogno di una fortissima volontà che la tiri fuori dal gorgo che l’ha inghiottita.