Il premio di maggioranza è un gioco d’azzardo

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Sono tutti preoccupati che qualche ora dopo le votazioni si debba sapere chi ha vinto. Perché ognuno spera di essere lui il vincitore. Ma è una partita che si gioca sulla pelle dell’elettore, che, invece, vuole essere semplicemente governato. Non importa da chi o da quanti. Del resto, la politica è l’arte del dialogo e del compromesso. Non è necessario che vinca uno solo. Basta mettersi d’accordo. In democrazia importante è la rappresentanza. Il maggioritario era adeguato quando le forze principali erano due. In modo che non ci fosse il ricatto dei partitini. Ma se le coalizioni sono tre, come oggi, non è giusto che a comandare sia solo un terzo del paese. Non parliamo di ballottaggio. Basta che due si mettano d’accordo per stravolgere la volontà popolare.

Lasciate che i pargoli vadano al diavolo

Fortunati quei poveri bambini di Aleppo. Non dovranno emigrare né attraversare il Mediterraneo col rischio di annegare. Non cresceranno come clandestini disprezzati. Muoiono sul posto con dignità, tra le braccia di genitori già deceduti. Non subiranno violenze né stupri come i loro coetanei purtroppo sopravvissuti. Né l’umiliazione di muri e filo spinato e neppure l’odio dei cattolici all’uscita dalla messa. Questi bombardamenti conciliano le esigenze di tutti. Non saremo più dibattuti tra l’avidità di denaro e i morsi della coscienza. Grazie, Putin e Obama, destra e sinistra, credenti ipocriti e atei insensibili. Trovate sempre un accordo quando c’è da seminare terrore. Sbrigatevi a radere al suolo la città dei ragazzi perché nessuno soffra più fame e paura.

Finalmente una cascata di diamanti

Questo popolo di avidi, che si crede furbo, abbocca in massa a qualsiasi tipo di truffe. Poi mendica i rimborsi dello stato. Anziché movimentare il mercato con i consumi e godere dei propri risparmi, continuiamo a ingrassare gli imbroglioni, come i falsi promotori finanziari. Dopo i bond argentini e le obbligazioni fasulle, il nuovo investimento è in brillanti. Quelli della Lega sono stati antesignani. Temendo che tornasse – come, però, auspicano – una lira svalutata, li compravano in Tanzania. Una falsa garanzia è fornita ancora una volta dalle banche, il cui servizio pubblico da un po’ di tempo consiste nel raggirare i clienti. Il fatto è che siamo pieni di soldi che non sappiamo spendere né investire. Nessuno si chiede da dove provengano tanti quattrini. Ma non eravamo in crisi?

Le nuove generazioni crescono peggio

Beati loro che nascono imprenditori. Li chiamano giovani, ma, in realtà, sono eredi, meno capaci e un po’ più arroganti. Non ci sono Bill Gates né Mark Zuckenberg in erba. È solo il teatrino dei figli di papà. I geni, invece, sono costretti a emigrare, sulla scia dei cervelli in fuga. Povera Italia, paese di eccellenze dimenticate. Potremmo guidare il mondo, ma ci presentiamo sempre con la chitarra in una mano e la pizza nell’altra. A Capri si riuniscono ogni anno ragazzi ricchi, che non dicono né costruiscono nulla, ma vengono ugualmente applauditi. Il denaro suscita ammirazione incondizionata e apre qualsiasi porta, mentre il talento deve mettersi in fila. A chi merita chiediamo se le sue ricerche sono di destra o di sinistra. E la lista d’attesa è sempre più lunga.

Non piangete i bimbi che annegano nel Mediterraneo – Anzi, gioite, dato che non dovrete sopprimerli voi. È l’auspicio e l’istigazione di un’impropria insegnante veneziana, secondo cui la peste si può sconfiggere gli emigranti, no. Sono il male del secolo e ci distruggeranno. Meglio, quindi, ucciderli prima noi, cominciando dai più piccini. Quelli dell’ISIS a confronto sono chierichetti. I mediocri insorgono giustamente, accusandola, però, di fascismo e creando una polemica politica che finisce col depenalizzare il crimine. Non credo che Mussolini avrebbe auspicato l’eliminazione e la morte di bambini, questa volta musulmani. Soprattutto dopo l’esperienza della Shoa, che il nazismo lo costrinse a fare. Ma se viene coinvolto, ci sarà sempre qualcuno che accorrerà in difesa sua e di una docente che non ha alcuna caratteristica dell’educatrice e che non è neppure da processare né da radiare. Anzi, senza contraddirla, facciamola curare.