Il primario del Rummo Guido Quici nuovo leader nazionale della Cimo

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E’ un campano il nuovo presidente nazionale della Cimo (Confederazione italiana medici dirigenti), eletto all’unanimità nel corso del 31° Congresso nazionale Cimo in corso di svolgimento a Firenze. Già vice presidente vicario di uno dei principali sindacati della dirigenza medica, consigliere d’amministrazione dell’Onaosi, classe 1957 Quici è direttore della unità complessa di Epidemiologia dell’Azienda Rummo di Benevento Nella sua relazione da neo presidente, indica punto per punto nodi da sciogliere e strategie da attuare nei prossimi 4 anni di mandato, ricordando che il sindacato pretenderà dalle Istituzioni regole certe per dare risposte chiare e precise alla classe medica. E il primo punto in agenda è il contratto di lavoro di cui si discute sui tavoli della contrattazione “ma che, allo stato – dice Quici – non ha i requisiti minimi per essere firmato”. Nel programma che impegnerà per i prossimi 4 anni il medico campano, nuovo leader della categoria, anche largo spazio alla difesa dei giovani medici, alle tutele del diritto della libera professione, alle alleanze con le società scientifiche per garantire qualità delle prestazioni professionali. “La mia presidenza in Cimo – avverte nella sua relazione – si collocherà nell’attuale contesto socio politico. Noi sindacati siamo chiamati a dare una risposta chiara e precisa alla classe medica ad iniziare dal contratto di lavoro. Ad oggi non ci sono i requisiti minimi per avviare un contratto di lavoro. Immaginare di voler premiare chi lavora senza risorse non incanta più nessuno, né incantano le partite di giro che imputano una parte degli incrementi contrattuali al salario accessorio il cui fondo tende ad evaporare dopo ogni finanziaria o ad ogni processo di ristrutturazione aziendale”. Riferimenti, nel suo intervento, anche alla situazione campana. “Il rischio è che il lavoro del medico, in base all’atto di in dirizzo del contratto – si basi su un modello organizzativo, quello per intensità di cura, che è presente in poche realtà regionali e stenta a realizzarsi per oggettivi problemi strutturali e funzionali. Ma, intanto, potrebbe condizionare, nell’immediato, il lavoro dei sanitari che si troverebbero ad operare con regole avulse dai contesti di gran parte delle aziende sanitarie”.