Il Real Museo Mineralogico di Napoli: i meravigliosi tesori della Natura

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L’indirizzo è di quelli storici per chi abbia frequentato l’Università Federico II a Napoli. Mezzocannone 8. Un recapito che fa pensare subito a corsi, esami, seminari, cultura. Ebbene, a questo indirizzo, tra le aule e i cortili percorsi ogni giorno da centinaia di studenti, c’è il Real Museo Mineralogico. Quale immagine più evocativa di un tesoro di uno scrigno colmo di gemme preziose? Ebbene siamo nel posto giusto, un tesoro nascosto, che vale davvero la pena conoscere.
Il Real Museo Mineralogico ha sede nella prestigiosa Biblioteca del Collegio Massimo dei Gesuiti, la sala è maestosa e la vista d’insieme regala un’autentica emozione con tutte le sue teche, il bellissimo pavimento, le scaffalature che la percorrono per intero mostrando autentiche meraviglie che rappresentano una collezione vastissima, che consta di circa 30.000 elementi, tra le più importanti in Italia, per valore storico e scientifico.
L’istituzione del museo risale al 1801, quando, per volontà di Ferdinando IV di Borbone , si decise di valorizzare le risorse minerarie del Regno di Napoli fondando un vero e proprio centro di ricerca scientifica. Ciò lo distingue da molti altri musei, nati esclusivamente per conservare lo spettacolare e da sempre affascinante mondo dei minerali. Vi hanno operato illustri mineralogisti, fra cui Matteo Tondi ed Arcangelo Scacchi che ancora oggi sono considerati figure di primo piano nel consesso scientifico internazionale.
Il museo raggiunse il massimo fulgore nella metà del 1800, quando arrivò ad ospitare il VII Congresso degli Scienziati Italiani che vide la straordinaria partecipazione di ben 1611 scienziati. Nel 1848, dopo che Ferdinando II aveva concesso la Costituzione, le prime riunioni della Camera dei Deputati furono effettuate nel salone monumentale del Real Museo; nel 1860, infine, ospitò uno dei dodici seggi elettorali per la votazione sull’ annessione al Regno d’Italia.
Non mancano, tra gli straordinari reperti esposti, delle particolari curiosità come il cristallo di quarzo italiano incastonato in un marmo che la tradizione vuole scolpito da Antonio Canova che vi realizzò il profilo di un satiro, o la Collezione delle Medaglie coniate con la lava del Vesuvio fra cui spiccano quelle del 1805 riproducenti i profili di Ferdinando IV e Maria Carolina, e la bella medaglia coniata nella lava del 1859 in onore di Napoleone III. Davvero impressionanti le “bombe” del Vesuvio, enormi sfere frutto delle eruzioni vulcaniche. E poi le gemme preziose, zaffiri, smeraldi, rubini che la natura ha splendidamente incastonato nella roccia con risultati sorprendenti che lasciano il visitatore a bocca aperta.
Nel 1930 e nel 1980 il Museo fu danneggiato dai due terremoti che colpirono la città. Incisero sul suo sviluppo anche gli eventi bellici della Seconda Guerra Mondiale, ma fortunatamente le collezioni furono quasi integralmente salvate dai professori Antonio Parascandola e Antonio Scherillo. Quest’ultimo, negli anni Cinquanta, riorganizzò l’intera disposizione del complesso, che aprì definitivamente al pubblico nel 1960. L’edifico fu però chiuso, per alcuni anni, dopo il sisma dell’Ottanta. Nel 1992 il Real Museo Mineralogico, insieme con altri tre storici musei, ha costituito il Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche dell’Università di Napoli Federico II, che insieme rappresentano un percorso affascinante e imperdibile nella storia, la scienza, la conoscenza, anche grazie ai percorsi di visita organizzati, inclusi i laboratori didattici riservati ai più piccoli, riguardanti lo studio delle rocce e dei minerali associati all’evoluzione biologica e culturale dell’uomo durante la preistoria.