Il regista D’Alatri premiato da Film Commission Campania: Mio padre mi ha insegnato ad amare Napoli

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in foto Valeria Della Rocca, Maurizio Gemma e Alessandro D' Alatri

Grande emozione per Alessandro D’Alatri, “il regista innamorato di Napoli” che è stato insignito da Maurizio Gemma con il Premio Film Commission Regione Campania, prima edizione, al termine di una lectio magistralis tenutasi il 24 novembre mattina, nell’ambito delle attività del Gala del Cinema e della Fiction 2021, con gli studenti dell’Isis A. Casanova di Napoli, indirizzo “Servizi Culturali e dello Spettacolo”.

D’ Alatri, è noto il suo forte legame con il mondo dei ragazzi e della scuola…
Sì, non a caso ho firmato la regia della fiction “Un professore” in onda su RAI 1 fino al 16 dicembre. Il mio rapporto con i giovani è fondato su una stima reciproca; credo fermamente nel valore che i ragazzi possono esprimere perché essi rappresentano quella forza essenziale sulla quale si poggia la società del futuro. Io sono padre e come tale ho conosciuto le varie fasi di sviluppo di un ragazzo, dall’infanzia, all’adolescenza, all’età adulta ed ho saggiato il polso di questa nuova generazione che è erroneamente definita “generazione zeta” quasi fosse l’ultima generazione. A mio avviso, questa generazione dovrebbe invece essere sostenuta e stimolata ma purtroppo l’Italia è un Paese in cui la gioventù non è considerata un capitale su cui puntare per fareinvestimenti. In altri Paesi del mondo, i ragazzi vengono ben presto iniziati a svolgere attività di un certo livello mentre in Italia a 20 o a 21 anni al massimo ti mettono negli uffici a fare fotocopie con una retribuzione ridicola. Così facendo, secondo il mio modesto parere, perdiamo una grandissima opportunità di sviluppo del nostro territorio perché i giovani rappresentano il motore trainante del nostro futuro.

E la scuola?
La scuola ha una grande responsabilità nella formazione dei ragazzi ma purtroppo è rimasta incatenata a vincoli ormai superati. La società esterna è molto più attraente rispetto alla vita interna di una scuola che necessiterebbe di un progetto nuovo basato su una riformulazione viva e concreta delle metodologia di insegnamento nelle diverse discipline. L’ultima grande riforma, parlo in senso intellettuale, è stata quella fatta da un personaggio napoletano doc quale Benedetto Croce, in un’epoca in cui non esisteva né internet né satelliti. E’ necessario restituire alla scuola quella capacità di “traghettare” i ragazzi verso un futuro lavorativo concreto. A proposito della classe docente, devo rilevare che, rispetto agli altri paesi esteri, in Italia è poco considerata con un livello di retribuzione economica molto basso che consente di condurre un tipo di vita alquanto modesto.

Quali valori intende trasmettere ai giovani?
Tutti gli elementi che rendono felice un uomo: la curiosità, l’umiltà, la disciplina.

Alcune sue opere costituiscono una trasposizione audiovisiva dei romanzi di De Giovanni; come spiega questo fenomeno del legame sempre più forte tra letteratura e audiovisivo?
L’ adattamento televisivo dei romanzi spesso penalizza tante informazioni di rilievo contenute negli scritti; personalmente quando ho girato “Il Commissario Ricciardi” ho studiato attentamente le pagine di De Giovanni, ed ho cercato di non trascurare nulla , riportando sul set i relativi contenuti, intervallando le scene con le immagini surreali di anime disperate che Ricciardi vive come una condanna. Del resto è da sempre esistito l’adattamento sullo schermo sia piccolo che grande di classici della letteratura come “Piccolo Mondo Antico”, “I Miserabili”. A me piacerebbe rifare “L’ Odissea”, la cui ultima edizione audiovisiva è in bianco e nero e risale agli anni ’60.

D’ Alatri, lei con la sua macchina da presa dipinge i luoghi più suggestivi di Napoli. Il suo rapporto con la città?
E’ molto intenso ed è di natura familiare; mio papà ha studiato al Convitto Nazionale di Piazza Dante pur essendo romano e fin da quando ero bambino, mi parlava in napoletano raccontandomi barzellette e proverbi. Negli ultimi 5 anni, ho vissuto molto Napoli, svolgendo il mio lavoro di regista tra i vicoli e gli angoli della città e riconosco la mia appartenenza alla filosofia di vita del suo popolo le cui più grandi doti sono l’autenticità e la solidarietà verso il prossimo. Napoli è dotata di “un’estetica confusione” che trovo molto artistica, da cui si possono trarre grandi elementi di ispirazione per chiunque operi nel mondo dello spettacolo.