Il Regno delle due Sicilie

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Quali erano i produttori più famosi di 200 anni fa, per il Regno delle due Sicilie e perché sono scomparsi? Per Renato de Falco, il Regno delle due Sicilie era uno Stato veramente indipendente capace di uno sviluppo economico e rilevante, un terzo incomodo per la Francia e l’Inghilterra quando usarono la diplomazia per annientarlo. Con l’arrivo sul trono di Napoli di Carlo di Borbone, nel 1734 iniziò una fase nuova per l’economia equilibrata amministrazione e della spesa pubblica, sistema tributario, amministrazione statale ed una saggia politica diplomatica, mi moltiplicarono commerci e manufatti. Nella costruzione di grandi opere pubbliche, ebbe il primo opificio industriale con i silos per il grano, la fabbrica dei cordami ed il deposito di artiglieria. Furono istituiti musei, collegi, conservatori ed accademie. Con Carlo di Borbone fu istituito il supremo Magistrato di Commercio sulla ricerca di nuove iniziative. Si svilupparono fuori da Napoli l’industria tessile e la carta. Nelle industrie delle macchine e nella agricoltura arrivò l’intervento dello Stato. Ferdinando IV di Borbone, avviò la significativa di San Leucio ed altre industrie, è modificò le tariffe doganali nel 1820. Il Real Ferdinando I fu il primo piroscafo del Mediterraneo. L’avvento al trono di Ferdinando II avviò una articolata industrializzazione, meccanica con macchine grandiose per abili fabbricanti e produttori, restavano tradizioni artigianali: guanti, seta, cappelli, stoviglie, scarpe e mobili che furono i prodotti più esportati. Nel 1844 fu introdotto il marchio d.o.c. con un decreto che certificava l’origine per l’olio pugliese esportato dal Regno. Fu istituito Il Ministero per l’Agricoltura per l’Industria ed il Commercio. I primi premi furono ottenuti alla Mostra Internazionale di Parigi nel 1856 per le paste alimentari per i coralli incisi. Negli stessi anni furono istituiti tecniche per macchinisti Navali di Pietrarsa che Ferdinando II aveva appreso dai macchinisti inglesi. Lo scrittore Nicola Forte riporta numeri importanti riferiti al 1860: 150.000 operai forza lavoro complessiva, 5000 fabbriche, 4/5 del naviglio delle due Sicilie, 100.000 bastimenti (100 a vapore). Castellammare aveva 1800 operai ed era il più grande cantiere del Mediterraneo l’imbarcazione fu l’Andrea Doria, ancora oggi esistente, 20 locomotive (7 esportare al Regno di Sardegna). A Gragnano fiorirono 83 aziende di maccheroni, 10 birrerie. Vi erano nel Regno 9.000 studenti universitari contro i 6.000 di tutta Italia, 15 Teatri aperti contro uno a Milano, 4 stabilimenti tessili con più di 1000 operai, 90% della prodizione mondiale di zolfo. Quantità di lire-oro conservati nel Banco di Napoli e Banco di Sicilia 443 milioni erano del Regno delle due Sicilie, mentre gli altri Stati Italiani avevano 668 milioni di lire-oro. Nei primi decenni di fiscalità nazionale furono prelevati dal sud il doppio delle tasse. Le imprese settentrionali del credito mobiliare e delle banche assunsero una maggiore dimensione e misero in difficoltà la struttura produttiva meridionale.