Il Rhode Island e la storia d’Italia in un piatto

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Quella degli italiani in Rhode Island è una lunga storia da raccontare. Lo Stato più piccolo dell’Unione ha accolto numerosi nostri connazionali: la maggior Quella degli italiani in Rhode Island è una lunga storia da raccontare. Lo Stato più piccolo dell’Unione ha accolto numerosi nostri connazionali: la maggior parte di loro arrivarono nella Little Italy di Providence, Federal Hill (chiamata anche “il cuore di Providence”). In particolare, il settore industriale della gioielleria e dell’argenteria fu un polo di eccellenza e attrazione per moltissimi immigrati italiani dotati di grande talento creativo e artigianale, a cavallo del ventesimo secolo. Oggi, secondo il Census Bureau del 2010, il Rhode Island è lo Stato con la più alta percentuale di americani di origine italiana: il 18,9 per cento. Inoltre, la città americana con il maggior numero di abitanti di origine italiana è anche essa nel Rhode Island: a Johnston, nella contea di Providence, il 46,7 per cento della popolazione ha origini italiane. A Providence, uno dei leader della comunità italiana è Walter Potenza, che proprio in questi giorni è in procinto di aprire il Federal Hill Heritage Center, dedicato alla storia degli immigrati italiani in Rhode Island. Walter, sei un cuoco professionista, un consulente culinario e il fondatore di una scuola di cucina qual è la tua storia? Io sono abruzzese, di Mosciano, un piccolo paese in provincia di Teramo. Opero nel settore alimentare qui in Rhode Island da 35 anni, e insieme al mio ristorante ho aperto una scuola di cucina che educa il pubblico americano circa la cucina italiana. Per farlo abbiamo diverse classi in cui si insegna come cucinare italiano, con ricette provenienti da tutta Italia. Non insegniamo solo agli adulti, ma anche ai bambini, e anche a cuochi professionisti. Abbiamo spostato la scuola al centro della città, e ora ci stiamo espandendo: in questo momento stiamo costruendo altre 2 cucine. Siamo anche parte di un’organizzazione chiamata Italian Chefs in the world: siamo circa 5.000, in tutto il mondo, e usiamo internet per connetterci e condividere idee e metodi: è un grande network! Anche se è un piccolo Stato, il Rhode Island è stato la meta di un massiccio flusso di emigrazione italiana. Puoi dirci qualcosa su questo argomento? Circa un milione di persone vive qui, in Rhode Island, che è lo Stato più piccolo dell’Unione; ma abbiamo anche circa 240.000 cognomi italiani. Providence era uno dei porti di ingresso per gli immigrati all’inizio del secolo scorso, e molti italiani vennero qui per trovare un lavoro. La lingua italiana è stata per molto tempo la lingua straniera più parlata, qui. Abbiamo avuto molte brillanti persone in corsa per posizioni politiche, o scienziati, medici, professionisti che lavorano nel campo dell’educazione e della tecnologia. Gli Italiani hanno dato un grande contributo per lo sviluppo di questo Stato. Il Rhode Island è stato per anni la capitale del commercio di gioielli in America, ed è anche il luogo dove sorsero le prime industrie americane. L’idea di assemblare grandi macchinari con più persone che lavoravano su di loro è nata qui: il comparto dei gioielli e dei bijoux crebbe fortemente ed ebbe moltissimo successo, fino a quando purtroppo si fermò, a metà degli anni 1960. C’è ancora una grande comunità italiana nel Rhode Island, oggi? Abbiamo diverse associazioni italiane. La maggior parte dei loro associati, ovviamente, appartengono alla seconda o alla terza generazione, e abbiamo una grande concentrazione di italoamericani, italiani che sono nati qui. Abbiamo club, gruppi, società culturali e religiose, alcune collegate con diverse parti del centro e del sud Italia, in particolare da Campania, Puglia, Sicilia, Calabria: perché l’immigrazione che arrivò qui proveniva in gran parte da queste regioni. Circa i nuovi italiani, qui abbiamo quella che chiamiamo la “education immigration”: significa che abbiamo molti studenti italiani che vengono in Rhode Island per frequentare alcuni dei nostri prestigiosi college e università. Si chiama “education immigration” perché non hanno intenzione di restare, ma vogliono tornare in Europa, una volta conseguite le loro lauree o i loro master. Dicci qualcosa sui Federal Hill Walking Tours, che tu organizzi a Providence Abbiamo messo in connessione molte persone, insieme con la chiesa del luogo. Riteniamo che il punto focale di qualsiasi area italiana sia sempre stata la chiesa, perché la religione è fondamentale nella vita degli Italiani; e così insieme con la chiesa organizziamo diversi eventi come la Festa della Repubblica, il Ferragosto, il week-end del Columbus Day per celebrare la memoria di Cristoforo Colombo. Inoltre mettiamo in piedi altri piccoli eventi regionali nel mio ristorante e nella scuola di cucina. Ogni mese cambiamo la regione protagonista e abbiamo persone che parlano di essa, in italiano. Cerchiamo di fornire alla comunità eventi diversi per descrivere la ricchezza della cultura italiana. Proprio in questi giorni un’altra tua importante iniziativa sta per partire: il Federal Hill Heritage Center dove sarà, e di cosa si tratta? Il nostro edificio è situato nel centro di Providence, appunto nel Federal Hill: uno dei più antichi insediamenti di immigrati italiani negli Stati Uniti. Al 1° piano c’è la nostra scuola di cucina, e al 2° piano stiamo mettendo insieme un Italian Heritage Center, con una collezione molto interessante di fotografie sulla vita degli immigrati italiani dal 1900: molte persone hanno ricordi del loro passato e sono felici di contribuire a questo progetto. Stiamo ultimando la costruzione di un luogo permanente che possa onorare quegli Italiani che hanno lavorato duramente per contribuito alla vita, alla cultura e alla crescita del sud del New England. Stiamo anche ricevendo il sostegno di un College dello Stato, che ha una grande collezione di oggetti, e di molte altre istituzioni che si occupano di storia: tutti sono molto entusiasti, perché in Rhode Island nessuno aveva mai fatto qualcosa di simile, in precedenza. Questa è un’idea sulla quale lavoro da molto tempo, e finalmente ora sta nascendo! Credo che la nostra cultura, e la nostra capacità di condividerla, siano fondamentali per insegnare alle nostre future generazioni le loro radici: se perdiamo questa occasione avremo giovani italoamericani che si dimenticheranno completamente la loro patria e i sacrifici che i loro antenati hanno messo in atto per venire qui in America e lavorare duramente per migliorare la loro vita qui. Chiedo spesso, agli italoamericani che frequentano i nostri corsi o i nostri tour, se conoscono i luoghi da cui venne la loro famiglia: e molti di loro non sanno nulla di tutto ciò.

Sintesi dell’intervista di Umberto Mucci tratta dal sito whetheitalians.com