Il rialzo che non ti aspetti

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Brexit, Trump e adesso la bocciatura del referendum costituzionale in Italia: apparentemente la tempesta perfetta per i mercati finanziari, invece gli ultimi due eventi, molto ravvicinati tra loro, hanno radicalmente ribaltato le aspettative funeste dei grandi opinionisti e dei principali esperti di borsa. Come spiegare queste reazioni? Dopo avere fornito il mio giudizio sulla reazione positiva di Wall Street dopo l’ascesa di Trump alla Casa Bianca (cfr. Caccia al Valore 12 novembre), provo di seguito a dare la mia interpretazione sulle ragioni per cui la schiacciante vittoria del “No” al referendum dello scorso 4 dicembre e la successiva caduta del governo Renzi abbiano di fatto causato il maggior rialzo settimanale dell’indice borsistico italiano degli ultimi cinque anni.

Partendo da un’analisi oggettiva del risultato del voto referendario, emergono due fattori molto evidenti, ovvero il successo in termini di affluenza alle urne (68,5 per cento degli aventi diritto) e la bocciatura della proposta di riforma con una larga maggioranza di consensi (59,6 per cento dei votanti). Quanto alle principali motivazioni che hanno orientato il giudizio negativo degli elettori, molte di esse, a causa della complessità dei temi trattati, sono risultate totalmente estranee al quesito della consultazione: citiamo, tra le più comuni, la “voglia di cambiare”, l’immigrazione, l’eccessiva pressione fiscale, gli aiuti ai banchieri a danno dei piccoli risparmiatori e l’antipatia del primo ministro. Il voto, quindi, ha avuto una forte valenza politica e questo aspetto, a mio parere, modifica radicalmente la lettura del risultato. L’apparente trionfalismo della quanto mai eterogenea platea dei vincitori (cinque stelle, centrodestra e una parte del centrosinistra, compresa la minoranza del PD) rischia di rivelarsi una vittoria di Pirro; infatti, il grande sconfitto del referendum, il dimissionario premier Matteo Renzi, ha ottenuto da solo il 40 per cento dei voti, confermando lo storico risultato delle ultime elezioni europee del 2014 che, di fatto, gli garantirebbe la maggioranza alle prossime elezioni politiche e, di conseguenza, la poltrona di primo ministro in un futuro governo “eletto dal popolo”, a prescindere dalla legge elettorale. Tale ragionamento risulta rafforzato dal fatto che, dividendo in chiave politica il bottino del 60 per cento dei voti tra i diversi gruppi vincitori del referendum, molto probabilmente nessuno di essi raggiungerebbe una soglia di maggioranza superiore al 30 per cento.

Le dimissioni lampo di Matteo Renzi hanno sorpreso gran parte dell’opinione pubblica italiana ed europea, ma le reazioni della comunità internazionale sono state molto equilibrate. Il commissario europeo agli affari economici Moscovici ha dichiarato che in Italia non si teme una crisi bancaria e che, pur essendosi aperta una crisi di governo, la stabilità e la continuità politica sono garantite dal partito che ha la maggioranza alle due Camere, nonché dal Presidente della Repubblica, il quale a breve garantirà la formazione di un nuovo esecutivo che manterrà tutti gli impegni presi in Italia e in Europa.

Spostando adesso l’analisi sul fronte finanziario, una delle più famose citazioni di Warren Buffett (probabilmente il più grande investitore di tutti i tempi) recita: “Bisogna essere avidi quando gli altri hanno paura e avere paura quando gli altri sono avidi”; tradotto, il momento migliore per fare grandi affari in borsa è quello in cui si ha la possibilità di comprare aziende fortemente sottovalutate nelle fasi di panico, ovvero quando i risparmiatori perdono la bussola e vendono indiscriminatamente le azioni a qualsiasi prezzo, indipendentemente dal valore patrimoniale e reddituale sottostante i loro investimenti.

L’indice borsistico italiano FTSEMIB ha perso circa il 30 per cento del suo valore dal mese di agosto 2015 alla vigilia del voto referendario, nonostante la recente inversione del ciclo economico dopo sette anni di crisi e la stabilità politica garantita negli ultimi tre anni dal governo Renzi, molto apprezzato all’estero per la sua spinta riformista e lo spirito fortemente europeista.

La correzione del mercato borsistico è stata principalmente alimentata dal crollo dei titoli del settore finanziario, travolti dall’applicazione molto discutibile delle regole degli stress test europei che hanno posto l’enfasi sui crediti deteriorati, nonostante le corpose pulizie di bilancio e le ricapitalizzazioni effettuate dalle principali banche italiane nell’ultimo quinquennio. Si è generata un’autentica crisi di fiducia che ha coinvolto progressivamente gli altri settori merceologici e numerose aziende quotate le quali, a fronte di corposi ribassi nelle quotazioni, hanno tuttavia realizzato negli ultimi 18 mesi eccellenti risultati reddituali e patrimoniali.

Lo scenario appena descritto riflette perfettamente il campo di azione ideale per gli investitori professionali, i quali agiscono in modo freddo e razionale profittando del contesto di mercato psicologicamente avverso ma, dal punto di vista economico, molto favorevole.

Ecco che, paradossalmente, il risultato negativo del referendum ha rappresentato “l’evento catalizzatore” per i grandi investitori esteri i quali, traducendo in chiave politica il voto degli elettori, hanno deciso di rientrare massicciamente nel mercato azionario italiano proprio nel momento di panico generato dalle dimissioni del premier Renzi e dalla temporanea instabilità politica del nostro Paese, contrastando l’ondata di vendite che ha caratterizzato l’avvio delle contrattazioni nella seduta borsistica del post referendum. I corposi acquisti di matrice estera sono proseguiti nel corso della settimana, facendo da contraltare alle vendite degli ignari gestori e dei piccoli risparmiatori italiani che, abituati al perdurante clima negativo che regna in borsa da oltre un anno e sicuri di “ricomprare meglio in futuro”, hanno favorito il lievitare dei volumi che, di fatto, hanno determinato il passaggio di corposi pacchetti di azioni a prezzi da saldo. I titoli protagonisti della migliore settimana borsistica degli ultimi cinque anni sono stati proprio le azioni del comparto bancario che, in media, nell’ultimo anno hanno ceduto più della metà del loro valore a fronte di una perdita nello stesso periodo dell’indice FTSEMIB del 15 per cento circa.

L’imminente ricapitalizzazione di BMPS e il prossimo aumento di capitale di Unicredit, operazioni correlate alla contestuale cessione di un congruo pacchetto di sofferenze, rappresentano un’autentica svolta per il sistema bancario italiano che molto probabilmente ha intrapreso la strada giusta per risolvere concretamente l’annoso problema della rimozione dei crediti deteriorati dai bilanci che, di fatto, ha messo in ginocchio il nostro sistema finanziario generando una crisi di sfiducia nei risparmiatori senza precedenti.

Il ritorno in massa degli investitori esteri sul mercato azionario italiano, dopo circa due anni, avrebbe dunque una duplice valenza: economica, in quanto è innegabile che, in una fase di inversione del ciclo economico del Paese, numerose aziende quotate presentano un grado di sottovalutazione non riscontrabile nelle principali piazze finanziarie mondiali; politica, in quanto le dimissioni del premier Renzi hanno rafforzato all’estero la sua credibilità, sia come uomo delle istituzioni che coerentemente lascia la poltrona dopo una sconfitta elettorale, sia come leader europeista e riformista in grado di garantire nel prossimo futuro la stabilità della seconda potenza manifatturiera europea in un periodo storico in cui il Vecchio Continente è minacciato da una pericolosa ventata di nazionalismo e populismo.

Prepariamoci adesso al ritorno dei “consigli per gli acquisti” da parte degli specialisti del settore sulle aziende quotate italiane e sui titoli bancari in particolare: tali consigli, secondo tradizione, saranno sempre più frequenti e “convinti” finché la borsa continuerà a salire, ovvero man mano che si ridurrà il suo grado di sottovalutazione. La logica è la stessa per cui sono convinto che Matteo Renzi, da (apparente) sconfitto, nei prossimi mesi diventerà meno antipatico e magari accrescerà ulteriormente il suo consenso elettorale. 

Siamo italiani, non dimentichiamolo mai.

Roberto Russo