Il rider aggredito a Napoli: Mi hanno picchiato per prendersi lo scooter ma mi fanno pena

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in foto un'immagine tratta dal video della rapina di cui è rimasto vittima il rider napoletano

“Mi dispiace per quei ragazzi, mi dovete credere. Dovrebbero impegnarsi in un lavoro onesto, anche svolgendo i mestieri più umili, come faccio io”. Così in una intervista a La Repubblica Giovanni Lanciato, il rider 50enne aggredito brutalmente il 2 gennaio. Lo scooter che gli era stato rapinato “è di mia figlia – spiega – gliel’ho regalato per i 18 anni con i soldi risparmiati quando avevo un lavoro vero, me lo presta la sera per le consegne a domicilio”. “Sono disoccupato – racconta – ma non posso restare a casa a fare niente. È umiliante, non lo sopporto. Non posso chiedere a mia moglie i soldi per le sigarette, è inaccettabile: sono il capofamiglia. Per 25 anni ho lavorato in un grande supermercato, ero un macellaio specializzato. Cinque anni fa sono rimasto senza occupazione. Il mio sogno è tornare a fare quello che facevo prima. Ora ho avuto dei contatti con un grande supermercato e una quarantina di offerte di lavoro. Speriamo bene”. “Evidentemente erano appostati – dice Lanciato descrivendo l’aggressione – . La sera verifico sempre se sono solo: era ”Zona rossa” e non ho visto niente di sospetto. Se avessi notato due scooter con sei ragazzi in sella avrei capito subito che era un agguato”, “hanno solo urlato di scendere dal motorino: ”Scendi, scendi”, dicevano. Io non glielo volevo cedere e resistevo. Anche se avevano una pistola e un coltello e, nonostante, mi continuassero a colpire con calci e pugni”. E aggiunge: “Si sono scagliati in sei contro di me. Hanno continuato a prendermi a calci e pugni e persino a colpirmi con i loro scooter. Ho dolore ovunque. Alle gambe, al costato, al collo”. Lancia “un appello a questi ragazzi: riflettete, basta con questa inutile violenza. Meglio un lavoro umile che fare del male alle persone”.