Il ruolo della cultura policromatica nel processo d’innovazione aperta

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Costretta nell’angusto recinto del Bazar e sottomessa all’egoismo dei suoi protagonisti, l’innovazione aperta non esprime creatività. È dalla creatività che dipende la comparsa di comportamenti imprenditoriali con visioni di lungo campo che creano ricchezza sociale. Ciò equivale a dire che quei comportamenti attribuibili agli imprenditori agenti di trasformazioni rivoluzionarie generano prosperità che viene trattenuta precisamente laddove essa è stata prodotta, anziché essere catturata dai detentori di posizioni di potere sia nella società che nei mercati.

Altrettanto notevole è il ruolo della cultura policromatica perché contraddistinta da connotati transdisciplinari e internazionali, tali da poter abbattere le alte e spesso insormontabili barriere che separano discipline, lingue, paesi, ed etnie. Per essere davvero efficace, una cultura siffatta deve andare a braccetto con la simpatia, vale a dire con il sentimento d’inclinazione e attrazione istintiva verso persone, cose e idee, a bilanciamento dell’attitudine umana conforme più all’interesse personale che al benessere comune. Come scrive Bernard Lewis (Il Medio Oriente. Duemila anni di storia, Mondadori, 1996), pur essendo una cultura policromatica, il mondo islamico dell’alto medioevo mostrò più chiusura che apertura verso la (ri)scoperta della stampa a caratteri mobili avvenuta durante il XV secolo nel contesto della “monocromatica cultura dell’Europa cristiana”. Ciò a protezione degli interessi personali dei “potenti ceti degli scribi e dei calligrafi”. Da un round al successivo della storia umana, è questo un fenomeno che si ripete con continuità.

L’innovazione aperta a fini altruistici si scontra nel Bazar con gli interessi egoistici che contrastano stili di vita, modelli imprenditoriali e tecnologie emergenti. Innovazioni, queste, che mettono a repentaglio posizioni di privilegio cui si pretende di attribuire il valore di diritti acquisiti una volta per tutte. Sono, infatti, in gioco i beni e servizi posizionali, quelli che, non potendo tutti accedervi e, comunque, non simultaneamente, conferiscono a coloro che ne hanno preso possesso status sociale e redditi più alti. Gli scribi e i calligrafi del mondo islamico del tempo che fu hanno oggi i loro epigoni nelle tante professioni posizionali che si battono contro tecnologie e modelli organizzativi che aprono gli accessi agli innovatori.