Il San Carlo, Maradona e i ragazzi di Nisida

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1.

Napoli, ancora una volta, impazzisce per Diego Armando Maradona. Questa volta non per ammirarne le gesta al San Paolo, quelle che lo rendevano “megli ‘e Pelè”, ma per guardarlo soltanto al Teatro di San Carlo, per celebrare i 30 anni del primo scudetto del Napoli. Non entrerò nella polemica dell’uso del nostro Massimo. Voglio solo cogliere la occasione per tentare di “utilizzare” anche per finalità solidali la presenza di Maradona a Napoli. Fra la fine del 1984 e l’inizio del 1985 ero Presidente della provincia di Napoli. L’impegno istituzionale, al quale volli imprimere forte intensità, spesso mi portava a non poter raggiungere la mia Isola. Alloggiavo all’Hotel Royal dove era ospite, era al suo primo anno al Napoli, Diego Armando Maradona. Ci si incontrava spesso, la sera, nella hall dell’albergo per un caffè ed una breve conversazione. Era sempre in compagnia della sua piccola corte, di cui ricordo volentieri il suo procuratore Jorge Cysterpiller. Direttore delle carceri minorili, Nisida e Filangieri, era Luciano Sommella, il quale mi sottopose un progetto: impegnare risorse pubbliche, nella circostanza quelle della Provincia, per erogare incentivi a favore delle botteghe artigiane che avessero assunto i ragazzi che uscivano da quelle carceri. L’obiettivo era quello di impedire che fossero risucchiati di nuovo nel buco nero della criminalità organizzata. In quegli anni c’era stato l’impegno forte di Edoardo De Filippo che aveva visitato il Filangieri e lanciato un appello forte per quei ragazzi sfortunati. Il tema, come dovrebbe essere anche oggi, era molto sentito. Proposi e feci deliberare dalla Giunta provinciale un primo stanziamento di 20 milioni di lire, se ricorso bene. Una goccia, ma allora quelle risorse stanziate avevano un qualche valore. Fatta la delibera chiesi a Maradona se era disposto ad accompagnarmi al Filangieri, per consegnare nelle mani del Direttore Sommella e dei suoi ragazzi la Delibera con la buona notizia. Mi disse subito di si a condizione che non ne informassi preventivamente la stampa. Mi disse: “Andiamo solo io e te”. Un gesto bellissimo che la dice lunga della sensibilità di Maradona, che aveva ben capito di cosa si trattasse. La stampa lo seppe dopo e fu la direzione del carcere a diffondere notizia e fotografia. Fu una giornata indimenticabile per i ragazzi, con i quali ci fermammo anche a colazione. Avevano avuto due regali: la speranza di poter sfuggire alla morse della criminalità e l’altro di trascorrere ore straordinarie con un Maradona disponibile, sorridente  e consapevole della bellezza del suo gesto. A prescindere dagli strepitosi successi sportivi, le cose anche per Maradona andarono come si sa. Non fu né protetto, né rispettato. Molti pensarono di sfruttarlo in ogni modo. In giro andarono ben altre foto che non quelle con i ragazzi del Filangieri. Ho raccontato più volte questa bella storia di una giornata davvero particolare, ma altre foto hanno avuto, purtroppo, maggiore diffusione. A me piace ricordare quella giornata con Diego Armando e come per quei ragazzi sfortunati sia stato fatto poco o niente. E come dalle carceri minorili escano nuove “leve”, per la camorra, “eroi” per nuove saghe. Ho pregato Luciano Sommella, sempre lucido ed impegnato su queste tematiche, di approntare ancora un’idea-progetto su quella falsariga di trent’anni fa. Approfitto della benevolenza e dell’amicizia di Amedeo Lepore, Assessore regionale alle Attività Produttive, anche perché, soprattutto per le sue vocazioni antiche, se ne faccia carico. La presenza a Napoli di Diego Armando Maradona, sia pure per altre finalità, sia colta anche per “intestargli” il patronage ideale di questo nuovo inizio per alimentare per quei ragazzi almeno la speranza di un tempo migliore. Senza nulla togliere al valore della festa al Teatro di San Carlo, alla quale mi auguro sia invitata almeno una “delegazione” dei ragazzi di Nisida, credo che il coinvolgimento su queste tematiche, da affrontare con concretezza immediata, sia il modo migliore per dare anche un’altra impronta alla sua presenza a Napoli. Forse anche più vicina alle sue sensibilità.

2.

Una soddisfazione. Marchionne si umanizza. Di fronte all’accusa che grava sulle “sue” macchine, quelle della FCA, “di aver usato software illegali per mascherare l’effettivo livello di emissioni inquinanti nelle auto diesel”, ha reagito da uomo, da persona: “Ho la coscienza pulita, possiamo aver fatto errori tecnici, ma non accettiamo l’accusa di immoralità”. Naturalmente, di fronte al pericolo di una multa miliardaria ed a quello di forti perdite in borsa Marchionne si difenderà. Se non avessi pensato che Sergio Marchionne, almeno ai miei occhi, appare come l’uomo-mercato, quello che mette l’utile al primo posto ed a ogni costo, oggi quelle sue espressioni di fronte ad un possibile disastro, economico e di immagine, mi… commuoverebbero. Ed invece non mi commuovono, né mi inteneriscono, perché continuo a ritenerlo una delle espressioni più “coerenti” di quel Mercato senza regole e senza valori. Un “pescecane”, come si dice in gergo, con molti “peli” sul cuore. Se che così non fosse, solo per esemplificare, non avrebbe scelto l’Olanda, dove non produce reddito, per pagare le tasse su utili prodotti altrove, Italia compresa, da cui “prende” tutti i vantaggi, di cui alle agevolazioni sugli investimenti, quando non anche risorse a fondo perduto. Per non dire degli ammortizzatori sociali, che pesano sulle finanze italiane e quindi sui cittadini italiani, nella logica antica di socializzare le perdite e privatizzare i profitti. La famiglia Agnelli ha vissuto di questa logica aberrante, riuscendo ad ottenere dallo Stato addirittura gratis gli stabilimenti della Alfasud. Matteo Renzi, e non lo dico ora per  la prima volta, invece di gratificare Marchionne per le sue indubbie qualità manageriali, sempre però in quella logica da… Mercato, avrebbe fatto bene a richiamarlo al pagamento delle tasse in Italia, proprio in forza di quei valori etici, che oggi, e solo per questa vicenda americana, Sergio Marchionne rivendica. Ora il timore è che, anche per l’Italia, la possibile crisi derivante da questo scandalo planetario la paghino ancora i lavoratori. O lo Stato, e quindi i cittadini. Come è accaduto nel passato, come accade con l’Alitalia o con Monte Paschi. I licenziamenti, gli esuberi vengono utilizzati come si fa con gli “scudi umani”: per evitare licenziamenti o per tutelare i risparmiatori si continueranno a gettare risorse in quel pozzo senza fondo della socializzazione delle perdite. Con buona pace dei responsabili, spesso manager celebrati, “irresponsabili”, ancorché  lautamente liquidati.

3.

Vorrei “scendere” da un Mondo in cui due ragazzini, di sedici anni, progettano e realizzano l’assassinio dei genitori di uno dei due, in cui, in pochissimi giorni, due giovani, sol perché “lasciati” bruciano le loro ragazze, in cui bambine, come a Caivano, vengono violentate ed uccise. Mentre a Napoli bande di ragazzini, le paranze, sparano tra la gente. Ma forse è più giusto non “scendere”, perché qualche responsabilità la abbiamo anche noi anziani. E non mi consola la considerazione che una grande Nazione come l’America elegge uno come Donald Trump, come suo Presidente.