Il sapere che occorre al mercato e al territorio

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L’Università Telematica Pegaso, dice il presidente Danilo Iervolino, consente studi superiori a categorie prima escluse A cura di Ermanno Corsi Quando la Campania arrivò a sette università pubbliche di impianto L’Università Telematica Pegaso, dice il presidente Danilo Iervolino, consente studi superiori a categorie prima escluse A cura di Ermanno Corsi Quando la Campania arrivò a sette università pubbliche di impianto tradizionale, si ritenne che, con la possibilità di scegliere fra 500 lauree disponibili, tutti gli spazi erano coperti. Non rimaneva, allora, che restare fermi e attendere passivamente gli anni prossimi venturi? Non tutti furono d’accordo. Chi aveva una consolidata esperienza nel campo della formazione imprenditoriale scolastica, pensò che nuovi varchi erano possibili, utilizzando le innovative tecnologie della comunicazione (web, rete, on line) e il metodo dell’apprendimento a distanza (e-learning già presente in Inghilterra dal 1970). Un pensiero si formò, in questo senso, nel gruppo degli istituti fondati da Antonio Iervolino operanti nella regione, con una diecina di sedi, dagli anni Sessanta. Un pensiero che dava forma, però, a un modo diverso di interpretare la realtà e che in Danilo Iervolino, presidente della “Pegaso”, significava imboccare la strada più stimolante dell’università telematica. Ma, in sostanza, questa strada a chi doveva arrivare, chi doveva raggiungere? “Quella che è la nostra platea di riferimento”, spiega Iervolino: “Gli studenti lavoratori, coloro che hanno problemi di mobilità a causa delle distanze territoriali, i diversamente abili, ma anche molti giovani che, seguendo master specifici, acquisiscono le competenze necessarie per le nuove attività lavorative”. In Italia undici le università telematiche. La loro nascita è passata per un serrato dibattito politico che ha visto notevoli contrapposizioni ministeriali: Fabio Mussi poco ben disposto, Letizia Moratti e Lucio Stanca che portano alla legge del 2003, Mariastella Gelmini che cerca di dare norme più stringenti. Ma i fondatori della Pegaso tirano dritto per la loro strada. “Quella ministeriale – commenta Danilo Iervolino – è stata una posizione di ritrosia rispetto al nuovo, propria di chi guarda al futuro con gli occhi del passato e non con la dinamica creatività di chi vuole entrare davvero nel futuro”. Nata nel 2006, la “Pegaso” presenta adesso i suoi dati: cento dipendenti amministrativi, 50 docenti “incardinati come dipendenti” e altri cento con diverso rapporto, tredici sedi sul territorio nazionale (da Napoli a Milano, da Palermo a Torino, da Bologna a Trani, da Roma a San Giorgio a Cremano dove la settecentesca Villa Vannucchi è usata come sede d’esami). Per le immatricolazioni si è arrivati a 10 mila con 26 mila iscritti a post diplomi e post lauree per i quali sono stati attuati oltre 200 percorsi formativi. Non mancano collegamenti con figure di prestigio come Giuseppe Tesauro, giudice costituzionale, che alla Pegaso ha svolto una lezione sul Diritto europeo (“una delle nostre politiche – sottolinea Iervolino- è mirare alla grande qualità accademica”). Conquistato uno spazio universitario, si punterà ad essere anche quotati in borsa? Un guizzo di luce passa sugli occhi del presidente Iervolino: “È per ora un pensiero, una bella idea allettante”. Pensieri e idee fanno fare strada. Appartengono alla propria formazione. Nato a Palma Campania e figlio di Antonio Iervolino (“da lui mi vengono la rappresentazione umana della società e la passione per la filosofia”), Danilo studia al liceo “Rosmini”. All’università Parthenope sceglie la laurea in Economia e Commercio (“quella che più mi apparteneva e da cui ho preso i concetti del marketing”). Fra i docenti che più influiscono sulla sua formazione c’è il rettore Gennaro Ferrara (“per le capacità gestionali e la visione politica di università moderna”). Il profilo di giovane dirigente e manager si completa con la scoperta delle potenzialità del web e delle Scienze cognitive. Gli fanno da guida “magistrale” i due studiosi americani Philip Kotler e Jerome Bruner. Il marketing diventa così una disciplina scientifica e la pedagogia sociale non più solo una teoria ma la vita quotidianamente vissuta. Ne deriva che anche l’università può essere scomposta in byte e diventare accessibile a categorie prima lontane per una molteplicità di cause. Ma perché chiamare il nuovo ateneo Pegaso, il mitologico cavallo alato figlio di Nettuno e di Medusa? Iervolino si ferma un attimo e riprende con il pensiero al padre Antonio: “Certo, avremmo potuto pensare a nomi della storia e della cultura moderne, ma abbiamo preferito il cavallo dal cui calcio nasceva la sorgente che, per noi, è quella del sapere”. Sapere che oggi è elettronico, studio a distanza (“a casa con forum e teleconferenze; in sede solo per gli esami”). Quando entrano in piattaforma, gli studenti sono dei sorvegliati speciali; la loro attività viene attentamente monitorata (“ogni atto è fotografato dai tutors e dai professori che possono attuare interventi correttivi”). È una leggenda metropolitana quella degli esami facili, dei professori fantasma e delle facili lauree on line? Il presidente Iervolino parla di provocazioni nate dalla frustrazione di qualcuno: “Gli esami sono impegnativi per tutti; la maggior parte dei nostri docenti è mutuata da prestigiose università internazionali”. Rapporti con il Cepu che promette una quantità di esami in pochi giorni? “Nessuno; è anzi un nostro concorrente visto che ha una propria università telematica a Milano”. E le lauree precoci? “Pura invenzione malevola. La media dei nostri laureati è pienamente in linea con quella delle altre università”. Con queste c’è concorrenza? “Da parte nostra no. Noi puntiamo a un rapporto di distensione. La Pegaso non erode studenti a nessuno; si rivolge a una platea che altrimenti non avrebbe mai potuto arrivare agli studi universitari. Non prendiamo soldi pubblici”. Diceva il grande economista Luigi Einaudi, presidente della Repubblica dopo Enrico De Nicola, che allora l’Italia sarebbe diventata un Paese moderno e avanzato quando a tutti fosse consentito di accedere all’istruzione superiore. A questo potevano servire le scuole serali e le università della terza età? Il giudizio storico di Danilo Iervolino è decisamente negativo: “Le prime sono state un fallimento; le seconde non hanno mai ottenuto alcun riconoscimento accademico e legale: svolgono solo un ruolo sociale in funzione degli anziani e niente di più”. Serviva una nuova idea forte (“la formazione come un abito cucito addosso e recapitato a domicilio”) congiunta a un preciso impegno (“creare percorsi formativi aderenti alla richiesta del marcato e dei territori”). Prima sede in via Colonna a Napoli, nuova e molto accogliente dal marzo 2013 nel secentesco palazzo di piazza Trieste e Trento. Rettore Giovanni Di Giandomenico (ordinario di Diritto privato e già presidente della Regione Molise che sovrintende alle linee di carattere accademico scientifico), cinque i Dipartimenti che intrecciano cultura umanistica, economica e tecnico-scientifica. “Fuori dal mondo ingessato dell’accademia – conclude Iervolino, 35 anni, in Europa il più giovane presidente di università – abbiamo visto che c’era molto spazio da coprire. Così, adesso, abbiamo la soddisfazione e la responsabilità di rappresentare, nella società che avanza, l’effervescenza del cambiamento”.