Il senso artistico del gioco d’impresa

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in foto Yasunari Kawabata

Come per il gioco giapponese del Go di cui parla il romanzo Il maestro di Go di Yasunari Kawabata, da molto tempo i giochi d’impresa si sono svolti secondo un insieme di regole cavillose. Hanno fatto perdere al gioco il suo senso artistico, la sua spontaneità, e hanno trascurato il valore delle qualità umane dei giocatori, la stima reciproca. Un ritorno al vecchio modo di Go è auspicabile per l’imprenditoria se vogliamo cogliere le trasformazioni imprenditoriali promesse dalla doppia rivoluzione digitale e cognitiva.
Credere che la spontaneità della sorpresa nel viaggio verso il nuovo mondo digitale possa essere progettata secondo regole specifiche equivale a perdere la serendipità, l’arte della scoperta casuale le cui sensazioni ed emozioni favoriscono l’immaginazione necessaria per risolvere i problemi posti dalla trasformazione. Si pensi alla forza gravitazionale esercitata dalle capacità esistenti, come le vecchie tecnologie e il personale impiegato. Piuttosto che ignorarle, la questione è come usarle per trasformare in un aiuto quella che altrimenti sarebbe una forza contraria. In particolare, sono in gioco gli atteggiamenti dei dipendenti. Angosciati dall’incertezza del loro futuro, mettono in discussione la trasformazione, temendo che l’era concettuale possa portare all’automazione del cervello nello stesso modo in cui la prima rivoluzione industriale ha automatizzato i muscoli.

As with Go’s Japanese game referred to in Yasunari Kawabata’s novel The Master of Go, for a long time now, the games of entrepreneurship have been played according to a set of quibbling rules. They have made the game lose its artistic sense, spontaneity and neglected the value of the players’ human qualities and mutual esteem. A return to the old way of Go is desirable for entrepreneurship if we want to grasp the entrepreneurial transformations promised by the double revolution, digital and cognitive.
To believe that the spontaneity of surprise on the journey into the new digital world can be designed according to specific rules is tantamount to losing serendipity, the art of chance discovery whose sensations and emotions foster the imagination needed to solve the problems posed by the transformation. Think of the gravitational force exerted by existing capabilities, such as old technologies and employed staff. Rather than ignoring them, the question is how to use them to turn what would otherwise be an opposing force into an assist. In particular, the attitudes of employees are at stake. Anguished by the uncertainty of their future, they are questioning the transformation, fearing that the conceptual age may lead to the brain’s automation in the same way that the first industrial revolution automated the muscles.

piero.formica@gmail.com