Il senso di precarietà del mondo e la fine di Elisabetta. Ma fin dall’antichità i saggi ci ricordano che tutto passa…

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in foto l'incontro di Elisabetta II con Liz Truss il 6 settembre scorso: ultima apparizione in pubblico della regina

Questa volta l’antico appello dei sudditi, God save the Queen riferito a Elisabetta II, non ha sortito il risultato consueto. Non è un’esagerazione di circostanza quella che fa definire Sua Maestà Britannica unica testimone del suo tempo, regnando sul suo stato per settanta anni. Tempo che le ha consentito di essere comunque partecipe degli sconvolgimenti avvenuti nel suo regno e nel mondo attraverso ogni forma di violenza. Seppure non fisica, anche la Brexit è stata una forzatura del genere, per la precisione del corso della Storia. Se conferma fosse stata necessaria, l’attenzione dell’umanità è stata richiamata alla realtà che anche per le teste coronate vale l’eterna regola sic transit gloria mundi. La triste notizia è arrivata nel momento in cui lo stato d’animo di chi appena si tenga aggiornato su quanto sta accadendo attualmente nel mondo è particolarmente turbato. Il minimo comun denominatore delle attuali vicende è costituito senz’altro dall’ansia e dall’angoscia che attanagliano quanti, chi più e chi meno, temono a ragion veduta di non riuscire a soddisfare nemmeno le esigenze primarie delle proprie famiglie. Nello stesso tempo quelle persone stanno accumulando sensi di colpa che, nella maggior parte dei casi, non hanno alcun fondato motivo di esistere. Saranno psicologi e sociologi i professionisti che dovranno darsi da fare per contenere i danni che tale stato d’ animo sta già arrecando. Sarà indispensabile che in tal senso non vada sprecato neppure una frazione minima di tempo. A tempesta calmata, la prima azione di chi decide dovrà essere quella di riprendere il discorso dal punto in cui era stato interrotto. Quindi sarà opportuno rileggere i pensatori che, in diverse epoche storiche, hanno sostenuto che tutto passa, più precisamente sia destinato a finire. Anche George Harrison, all’ inizio degli anni ’70, subito dopo lo scioglimento dei Beatles e la morte della madre, compose un album dal titolo più che eloquente, All things must pass. Purtroppo tanto è valso anche per Sua Maestà la Regina, la cui fine è uno dei tanti segnali di conferma della validità dell’osservazione che tutto, occasionale o continuativo che sia, prima o poi svanisce. Dunque sarà bene farsi una ragione che un epoca è finita, seppure in un modo non previsto, neppure minimamente. Inoltre solo di larga massima è possibile fare previsioni su quella che ne prenderà il posto. Ragionando con la visione del mondo che è propria degli appartenenti al Circolo Culturale “Tutto è soggetto all’ Uomo”, non è facile accettare la logica dei banchieri centrali, la stessa che sostiene che, in questo frangente, un’ aiuto efficace alle imprese possa arrivare dall’aumento del costo del denaro. Proprio in queste ore la Bce ha annunciato un balzo in avanti dello 0, 75 % del tasso dell’ euro. Con lo stesso proposito sono ancora in uscita manovre fiscali che, a parte la tassa sui profitti straordinari sacrosanta e ancor più, ricordano molto da vicino un aforisma di Churchill. Occupandosi dell’ipotesi formulata dal governo, precisamente quella di incrementare il prelievo fiscale in una Inghilterra messa in ginocchio dalla guerra, al fine di risanare le casse dello stato, quel Primo Ministro la commentò con sarcasmo. Controbattè che quel provvedimento sarebbe stato l’ equivalente di una azione singolare, alla maniera di quelle del Barone di Munchausen. La persona che volesse accingersi a tentare di sollevarsi da terra mettendo i piedi in un secchio e cercando poi di raggiungere lo scopo tirando lui stesso il manico, non si comporterebbe diversamente dal governo di uno stato che, per uscire dalle secche, aumentasse il prelievo fiscale. Sembra che si stia verificando qualcosa di singolare. Tutte le ipotesi per un new deal prossimo, almeno si spera, venturo, implicitamente contengono la conditio sine qua non che si riavvii ovunque e al più presto il processo che permette di creare ricchezza: la produzione. Per quanto possa sembrare non pertinente, probabilmente è il suo ormai lungo rimanere in stand by uno dei motivi che tengono buona parte dell’umanità sui carboni ardenti. Nelle prossime ore si concreteranno due vertici destinati a produrre scuotimenti, soprattutto di tipo economico, al fine di ristabilire una tabella di marcia che non è stata più aggiornata da oltre un triennio. Precisamente, il 9 si riunirà a Bruxelles un consiglio straordinario della EU. Il primo punto all’ordine del giorno è la ricerca di come mettere in atto provvedimenti che diano ai paesi appartenenti la facoltà di applicare un tetto massimo al prezzo di acquisto del gas di provenienza russa.
Tale incontro non sarà una passeggiata, anche perché nel mercato libero di norma il prezzo lo indica il venditore. È altresì vero che da un pò di anni sta prendendo sempre piu piede una formula differente di conduzione di una trattativa. Essa vede invertiti i ruoli della domanda e dell’offerta su chi e come debba aprire la stessa. Tocca all’acquirente di indicare di essere compratore a un certo livello del prezzo e a quali condizioni. In effetti in tal modo si va diritti al sodo, riducendo tempi e numero di azioni necessari per arrivare a conclusione. In campagna da tempo è in uso una formula del genere che ha la funzione di confermare le modalità di conduzione degli affari. Il tutto è suggellato da strette di mano. L’augurio è che tale modalità, oltre che per i prodotti agricoli, possa funzionare anche per gli idrocarburi. L’ altro incontro prossimo a prendere forma, sarà quello tra Putin e il Presidente cinese XI. Anche nel suo svolgimento si prevedono conversazioni non proprio amene, anche esse inerenti, seppure in via indiretta, le nuove regole da assegnarsi reciprocamente per prendere in mano le redini del nuovo corso del mondo che andrà a verificarsi, si spera, a breve. Una sola riflessione: Putin é cosciente che il confronto con XI ha molti richiami al gioco che fa il gatto con il topo prima di mangiarlo? Avendo ben chiaro che il ratto della situazione è lui stesso e il gatto XI è oltremodo deciso a giocare duro, senza esclusioni di colpi, regolamentari o meno. Una degli argomenti che lascerà un segnale tangibile a conclusione dell’evento, è che il Presidente XI è disponibile sì, a ricevere ancora alto gas da Putin, ma alle condizioni che proporrà lui. La partita del cardiopalma che fa sponda con quella del cuore aspetta solo il fischio di avvio dell’arbitro. Con l’augurio che questi debba suonare poche volte il fischietto a seguito di azioni scorrette degli avversari e non dover ricorrere ai tempi supplementari. Ogni bel gioco dura poco e quello prossimo a Oriente dovrà averne una decisamente contenuta, anche se di bello non ha niente.Tutto quanto innanzi salvo in tempo, come si scrive nei cosiddetti stabiliti di vendita o nelle proposte di acquisto in uso nelle normali attività commerciali. Letto, approvato e sottoscritto, questa la forma asettica di conclusione al posto di una genuina stretta di mano.