Il silenzio comunica

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Il Silenzio è tutto ciò che temiamo.
C’è Riscatto in una Voce
ma il Silenzio è Infinità.
In sé non ha un volto

Emily Dickinson

di Ugo Righi

Sento in lontananza due voci.
Non capisco cosa dicono ma sento il volume e il ritmo.
Prima si alternano in un ping pong equilibrato.
Poi il volume di una si alza repentinamente e anche l’altra risponde in una escalation confusa.
Ad un certo momento urlano simultaneamente.
Parlano senza ascoltare e ascoltano se stessi senza capire.
Poi silenzio. Un silenzio che è probabilmente quello dell’assenza,la conclusione di un incontro mancato o,forse, l’avvio di un dialogo con se stessi piuttosto che un soliloquio tra loro. Un silenzio disfunzionale che contiene errori linguistici, come nelle loro parole piene di rabbia.
Capita spesso. Lo assistiamo nei dibattiti televisi e nelle riunioni di vario tipo, in famiglia.
Bisognerebbe coltivare maggiormente i silenzi pieni quello che elaborano l’ascolto e i pensieri, quelli che consentono di tentare di capire e capirsi.
I silenzi che comunicano e ne sono la premessa per riuscirci.
Per comunicare occorre ascoltare ma per ascoltare bisogna stare in silenzio, è il presupposto, la condizione indispensabile per dialogare.
La capacità di ascoltare dipende da quanto siamo capaci di resistere all’impulso di reagire in termini emotivi a quanto l’altro ci dice. Se entrambi i comunicanti lo fanno senza controllare questo aspetto, la conclusione non può essere che il litigio o l’abbandono con la dolorosa sensazione di incomprensione e rabbia, con l’altro e anche con se stessi.
Parlare è facile comunicare difficilissimo.
Stare in silenzio ed ascoltare l’altro che dice qualcosa richiede attenzione e interesse , e quindi l’ascolto è ,ripeto,strumentale per entrare e sviluppare il rapporto.
Nel dialogo costruttivo c’è corresponsabilità rispetto alla costruzione del dialogo stesso, e quindi degli effetti che diventano relazione. Il silenzio vissuto in modo (pieno) implica il fondamentale passaggio dal “rispondare a…” al “rispondere di,,,”rispondere della qualità dello scambio.
Ecco : questo periodo di coabitazioni forzata che ci costringe a dover ascoltare maggiormente l’altro offre un’altra scheggia insolita di opportunità: Quella di ascoltare maggiormente e quindi provare a stare più in silenzio.
Un silenzio pieno che elabora e ascolta per poi restituire parole che non siano solo parole, ma azioni che consentano comprensioni, per avvicinarci ,o allontanarci, ma comunque per capirsi.
Usiamo le parole, facciamo in modo che non si perdino e diventino un impronta sul silenzio che le accoglie, per poi restituircele con un senso più vero.