Il sistema missilistico e nucleare russo

in foto un missile balistico russo

Nell’Ordine Esecutivo n.355, chiamato “Principi di Base della Politica di Stato della Federazione Russa sulla Deterrenza Nucleare”, entrato in esecuzione lo scorso 2 giugno 2020, si definisce la nuova politica della minaccia/deterrenza nucleare russa.
In prima istanza, si definiscono le armi nucleari russe come “unicamente come mezzi di deterrenza”, mentre il loro uso è sempre e comunque una misura “estrema e obbligata”.
Inoltre, la retaliation è “inevitabile” nel caso, soprattutto, vi sia un attacco nucleare diretto nei confronti della Federazione Russa, mentre Mosca vuole mantenere per sè anche la possibilità di infliggere “un danno garantito e inaccettabile” su ogni tipo di avversario. Ovvero, la sua quasi-distruzione come società e come sistema produttivo.
I pericoli militari in cui potrebbe incorrere la Federazione Russa, in futuro, potrebbero essere la costituzione, da parte di un avversario di Mosca, di una vastissima forza convenzionale, che però abbia anche un arsenale nucleare, soprattutto ai confini della Federazione di Mosca; oppure la disposizione, da parte di Stati che considerano la Russia un avversario potenziale, di sistemi di difesa missilistica ma anche di armi di precisione non-N, ipersoniche, UAV e armi a energia diretta.
Oppure, ancora, lo sviluppo da parte di un potenziale avversario di un sistema di difesa missilistica e di attacco, anche non-N, nello spazio.
Poi c’è il semplice possesso, da parte di altri Stati, intesi come “avversari” o come parti di alleanze avversarie, di sistemi nucleari di arma e/o di altri tipi di WMD (Weapons of Mass Destruction) che possano comunque, anche in ipotesi, essere utilizzati contro la Federazione Russa, ma c’è anche, nella mente dei Decisori di Mosca, la proliferazione incontrollata presso i propri avversari delle armi N, dei loro strumenti di lancio o di utilizzazione, oltre alla evoluzione della loro tecnologia.
Infine, il sistema militare di Mosca osserva con attenzione, e ritiene una grave minaccia, lo sviluppo delle armi N e la loro presenza in Paesi che non abbiano mai avuto precedentemente armi nucleari sul loro territorio.
Come si innesca, secondo i meccanismi ufficiali previsti, la reazione militare russa, N o convenzionale, ad un uso avverso delle armi nucleari contro il proprio territorio e le proprie risorse?
Intanto, con la raccolta iniziale di dati affidabili su un lancio di missili balistici diretti contro il territorio e le risorse della Federazione Russa.
Poi, con l’uso evidente di WMD o di altre armi evolute contro la Russia e i suoi alleati. Tra i quali, in questo calcolo strategico, non c’è la Cina, ma solo la Bielorussia e, probabilmente, anche il Kazakhistan, a sud.
L’innesco di una reazione N di Mosca può anche essere causato da un attacco, da parte di un avversario o da una alleanza avversaria, verso i punti critici della organizzazione governativa, militare, economica e, in questo caso, petrolifera e gaziera di Mosca.
In questo caso, se si attaccasse il vertice di Mosca o le risorse economiche primarie, e con un attacco N, ci sarebbe come risposta un contro-attacco della Federazione Russa contro i centri decisionali dell’avversario.
Inoltre, sarebbe da calcolare una possibile risposta N da parte della Russia se vi fosse, sempre da parte degli avversari, un attacco convenzionale tale da mettere in pericolo la dimensione, la forza e le reti di controllo della Federazione.
La decisione suprema per l’uso dell’arma N è nelle mani del solo Presidente della Federazione che può, se ne intravede la necessità, informare i Decisori degli altri Stati o delle organizzazioni internazionali della disponibilità russa, in quel momento e in quel luogo, di lanciare un attacco N contro un invasore o un attaccante.
Inoltre, la Russia stabilisce, anche in quest’ultimo documento, la linea del “lancio dell’arma nucleare insieme al warning strategico”.
Questo rende peraltro difficile la selezione della minaccia, ridotto il tempo di valutazione della stessa, si pensi qui alle armi ipersoniche, che hanno tempi di warning infinitesimali, o alle reti Usa che, oggi, sono dotate di missili balistici con testate convenzionali da attacco immediato, il che rende sempre più difficile far la differenza immediatamente tra un attacco N e un attacco convenzionale.
Qui rientra la vecchia, di età sovietica, teoria russa della minaccia nucleare anche nei confronti di una forza NATO convenzionale che sia, però, di dimensioni e armamento tali da “mettere in pericolo” la stessa natura e stabilità dello Stato russo.
E, se Vladimir Putin mettesse nel conto anche la minaccia NATO nei confronti delle forti minoranze russe nel Baltico, nella Europa dell’Est, in quella del Sud-Est, allora il calcolo strategico sarebbe estremamente difficile.
Per la Federazione Russa, come per lo Zar Pietro I, è inoltre fondamentale una base nel Mediterraneo.
Ed è arrivata a quest’uopo la guerra in Siria, ultima fase di una catena di “guerre colorate” o di “primavere arabe” che, nel caso di Damasco, non sono state certo felici per l’Ovest.
Nel frattempo, come si è già realizzato in Maghreb, in America Latina e altrove, Mosca vuole mantenere alcuni asset strategici essenziali: la sua presa nei confronti delle vecchie aree “filo-sovietiche”, dal Medio Oriente al Venezuela fino a Cuba, la netta affermazione di un proprio ruolo da grande potenza, la costruzione infine, da parte della Russia, dell’immagine di un proprio ruolo come mediatore affidabile, uno Stato stabile e credibile, una potenza influente.
Peraltro, tutto questo accade in una fase in cui non è ancora finita la modernizzazione delle armi e delle dottrine russe della guerra N e di quella tipologia di guerra che potremmo definire post-convenzionale (armi ipersoniche, ad alta energia, etc.).
Nel 2019, Vladimir Putin ha affermato che gli strumenti aggiornati e moderni, ormai, sono oltre l’82% della Triade Nucleare della Federazione Russa (terra, aria, cielo) e che “il nostro armamento deve essere il migliore dei migliori, per riuscire ad essere vincitori in uno scontro del genere”.
A parte la accettazione di nuovi e possibili accordi per la riduzione delle armi strategiche, Putin ha inoltre affermato che “stiamo costruendo nuovi e promettenti sistemi di arma missilistica e N” per la deterrenza.
Oggi, alla metà del 2020, si pensa che la Federazione Russa abbia una raccolta di testate nucleari pari a 4310 elementi di varia natura e dimensione, elementi che sono utilizzabili sia dai lanciatori a lungo raggio che a breve raggio, da parte unicamente delle Forze Missilistiche Strategiche.
Tra queste 4310 testate, 1570 sono già posizionate: 810 sono inserite su missili strategici basati a terra, 560 sono parte dell’armamento dei sottomarini, 200 sono poste su aerei e nelle loro basi.
870 testate N sono infine riposte in “magazzino”, insieme alle 1870 testate non-N.
Oltre a questi dati, si può dire che almeno 2060 testate, ormai in fase di smantellamento, stanno aspettando solo di essere “mandate in pensione”.
Siamo quindi a un totale effettivo di 6370 testate. Tra missilistiche, convenzionali e N.
Alla data stabilita dal Trattato START del 5 febbraio 2019, la Federazione Russa ha ridotto, secondo la norma del Trattato, a 1444 le testate strategiche in azione.
Poi, Mosca ha dichiarato altre 1420 testate disposte su 517 lanciatori poi, nel marzo 2019, Mosca ha dichiarato l’esistenza di 524 lanciatori per 1461 testate, ma oggi i dati variano molto rapidamente.
Vladimir Putin ha affermato, nell’ottobre 2018, che “la nostra dottrina strategica delle armi N non permette un attacco preventivo, ma un reciproco contro-attacco”, ovvero noi siamo capaci di reagire rapidamente a un attacco N o comunque esistenziale, solo quando sapremo con certezza che un potenziale aggressore sta attaccando la Russia”.
La linea è quella della dottrina del dicembre 2014, che affermava che: “la Russia riserverà per sé il diritto di usare le armi nucleari in risposta all’uso che verrà fatto, contro la Russia o i suoi alleati, di armi nucleari o comunque di distruzione di massa, o anche nel caso di uso, contro la Russia, di armi convenzionali qualora la stessa esistenza dello Stato sia in pericolo”.
Peraltro, alcuni decisori russi hanno affermato che si potranno usare armi N russe se ci saranno minacce credibili contro le postazioni dei missili balistici russi, ma anche in scenari regionali che non implicano una minaccia esistenziale per lo Stato russo o che comunque non utilizzino WMD.
C’è qui anche il problema di armi definite come “anomale”, quali il Poseidon, ovvero il Kanyon, secondo lo schema Usa, e lo Status-6 nel codice NATO, che sarebbe una torpedine nucleare capace di creare una vasta area di contaminazione marina tale da bloccare ogni operazione militare o economica per molto tempo.
Per quel che riguarda gli ICBM, Intercontinental Ballistic Missiles, la Federazione Russa dovrebbe avere oggi 302 ICBM in postazione e attivi, con un carico possibile di testate, N o non-N, di 1136 elementi.
La Russia, però, ha dichiarato, in varie fasi delle trattative START, che possiede quasi 400 ICBM sulla “linea del fuoco” o che gli ICBM, alla fine di settembre del 2019, sarebbero già ben 513.
Organizzativamente, gli ICBM russi sono organizzati nella Forza Missilistica Strategica, per tre settori diversi, con un totale di 11 divisioni che si compongono di circa 39 reggimenti missilistici ognuna.
Il 40° Reggimento della 12° Divisione, di stanza a Yurya, non possiede comunque armi atomiche.
Oggi, comunque, i russi hanno ancora, tra i loro ICBM, gli SS-18, gli SS-19 e gli SS-25.
Lo SS-18 (RS-20V, o R36M2 Voivoda) è un missile che sta nei silos, ma che può portare al massimo 10 testate, ma ci sono ancora 46 SS-18 con 460 testate, mantenuti come quasi-operativi, nella 13° Divisione Missilistica di stanza a Dombarovsky e nella 62° Divisione Missilistica a Uzhur.
Lo SS-18 dovrebbe essere ritirato alla fine del 2020, sostituito dal Sarmat, lo RS-28.
Lo SS-19 (RS-18, ovvero lo UR100NUTTH) sarà sostituito presto dallo SS-27, altro missile da silos, ma anche oggi due reggimenti della Forza Missilistica Strategica sono ancora molto operativi con gli SS-19.
La Russia, poi, continua a ritirare i suoi SS-25, i Topol, missili autotrasportati con un tasso di uno-due Reggimenti per anno, che saranno sostituiti dallo SS-27 Mod. 2.
Il missile che è al centro della modifica russa delle armi di teatro, il suddetto SS-27, è un missile detto in Russia RS-24, ovvero Yars, che può ospitare ben quattro testate MIRVs, Multi Independently Targetable Reentry Vehicles, ma si suppone che oggi Mosca abbia già 140 yars operativi, mobili o in silos, con distribuzione di questi nuovi missili alla Divisione delle Guardie Missilistiche a Teykovo, ma anche alla 39° Guardia Missilistica a Novosibirsk, alla 42° di Niznhny Tagil, alla 29° a Irkutsk, e infine alla 14° Divisione Missilistica a Yoshkar-Ola.
Mosca sta anche elaborando una nuova versione del missile SS-29, ovvero il Sarmat RS-28, che dovrebbe aver già in gran parte sostituito, lo abbiamo già notato, lo SS-18.
Per i missili lanciati da sottomarini, la Russia ha oggi 10 sottomarini nucleari di tre classi: sei Delta IV, un Delta I, e tre Borei.
Ogni sottomarino può trasportare 16 SLBM (Submarine Launched Ballistic Missile) e ogni SLBM può portare diversi MIRV, per un totale di oltre 720 testate.
Fino a quest’anno 2020, l’asse della guerra sottomarina e missilistica sarà il Delta IV, ognuno dei quali è equipaggiato con 16 SLBM.
Tutti i Delta IV fanno parte della Flotta del Nord, con sede a Gazhyevo nella Penisola di Kola.
I Delta saranno interamente sostituiti dai Borei, che porteranno, ognuno, 16 SS-N-32 da sei testate l’uno.
Per le testate N aeree, Mosca utilizza due tipi di bombardiere: il Tu-160 Blackjack e il Tu-95 M5 Bear.
Entrambi gli aerei possono trasportare, e sono 70 in tutto, lo A-15 Kent e lo AS-23B.
Ogni TU-160 può trasportare 40.000 chili di armamento, compresi i 12 missili AS-15B, con un totale di trasporto bombe N lanciabili dall’aereo di ben 700.
Quindi, Mosca prevede una forza N, e i decisori russi danno sempre molta importanza anche alle armi non-N, che può trasferire rapidamente il maggior danno possibile a un qualsiasi attaccante, con una combinazione tra Terra, Mare e Cielo che può essere tale da infliggere “danni insopportabili” anche alle superpotenze attuali.