Il sogno di Adam Smith

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L’impresa trasformativa fa suo, dal punto di vista aziendale, il sogno di Adam Smith per una società più equa. Essa intende assicurare a tutti i suoi operatori il più alto grado di prosperità e, a questo fine, si impegna a tenere sotto controllo il potere e il capriccio individuale degli azionisti. Nella sua visione etica del capitalismo, i profitti sono compatibili con il bene pubblico e il bene sociale. È questa la pratica che i giapponesi chiamano “Gapponshugi”, o capitalismo etico, risalente all’industriale Shibusawa Eiichi (1840-1931), ritenuto il padre del capitalismo giapponese. Nei conti aziendali, accanto ai profitti e alle perdite, entra in gioco il fattore umano e il fattore natura per la cui valutazione non bastano i dati. Buone condizioni di lavoro e azzeramento dei costi a carico della natura sono obiettivi che l’impresa trasformativa persegue andando oltre il convenzionale calcolo economico il cui presupposto è la massimizzazione del profitto da raggiungere anche con condotte umane di avidità. Gli esiti della cupidigia si vedono nel rafforzamento degli oligopoli a basa tecnologica che praticano ai consumatori prezzi sempre più alti, nei salari stagnanti, nel soffocamento della concorrenza e, quindi, nel minor numero di startup in grado di competere, nelle crescenti limitazioni alla mobilità sociale.

The transformative enterprise takes up Adam Smith’s dream of a fairer society from a business perspective. It aims to ensure the highest degree of prosperity for all its stakeholders and, to this end, is committed to keeping the power and individual whim of shareholders in check. In its ethical view of capitalism, profits are compatible with the public and social good. This is the practice the Japanese call ‘Gapponshugi’, or ethical capitalism, dating back to the industrialist Shibusawa Eiichi (1840-1931), regarded as the father of Japanese capitalism. In company accounts, alongside profits and losses, the human factor and the nature factor come into play for which data is insufficient. Good working conditions and the zeroing of costs borne by nature are objectives that the transformative enterprise pursues by going beyond conventional economic calculations whose premise is the maximisation of profit to be achieved even through human greed. The results of greed are visible in the strengthening of technology-based oligopolies that charge consumers ever-higher prices, stagnating wages, the stifling of competition and thus fewer start-ups able to compete, and the increasing restrictions on social mobility.

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