Il “sonno” (turbato) americano

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Partendo dalla seconda metà dell’altro secolo per arrivare, dopo un secolo, nello stesso periodo di quello successivo, un’ analisi dell’ evoluzione e quindi del suo sviluppo può dare un’ idea semplice ma verosimile della sua genesi. Riguarda l’ American Dream o Sogno Americano che chiamar si voglia.
Questa breve espressione, appena due parole, sintetizza efficacemente ciò che ha invogliato, durante quei cento anni, masse di emigranti di dimensioni bibliche da ogni parte del mondo a trasferirsi nel suo campl di azione. La meta era un continente che allora veniva solitamente definito la o le America/he. Più in là nel tempo, a partire dagli anni ’50 del secolo scorso, quel nuovo mondo cominciò a essere differenziato dagli emigranti rispettivamente negli Usa come sono oggi e anche “L’America buona” e il Sud America o America Latina insieme a parte delle isole caraibiche, come “L’America cattiva”. Furono pochi gli immigrati che fecero fortuna in quelle lande, mentre in quelle degli Usa il cosiddetto sogno citato in alto, rispose alle aspettative. La motivazione tecnica di tale discrasia è che quel risultato di tipo onirico poggia su basi più che solide, in sostanza diverse nella parte più a sud di quel grande paese. Entrambe le realtà sono la dimostrazione pratica di quanto aveva teorizzato la scuola classica degli economisti che cominciarono a operarare da subito dopo la Prima Rivoluzione Industriale. Quanto segue ne costituisce una parte di rilievo. La teoria della produzione è basata sulla osservazione e quindi valutazione di come si combinano i suoi componenti: sono due, capitale e lavoro. Solo chi governa in modo corretto questo mix, sarà in grado di crearà un margine di guadagno adeguato e anche più. Quindi gli emigranti – la forza lavoro – che arrivarono per primi da quelle parti, poterono recintare quanta terra volevano e, con quella semplice operazione, ne divenivano padroni. Ora non sarebbe più possibile, basta pensare che alcuni governi litigano per spartirsi qualche metro cubo di ghiaccio ai poli o programmano la lottizzazione della luna. Non finisce qui, domani la seconda parte. Ricordando che:”i sogni son desideri”.