Il Sud continua a perdere capitale umano, nel 2013 circa 116mila nuovi migranti al Nord

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In maniera pressoché continua prosegue, anche nel 2013, la migrazione dalle regioni del Mezzogiorno a quelle del Centro-nord, reiterando un processo demografico oramai storicizzato nel nostro Paese. Tra il 1993 e In maniera pressoché continua prosegue, anche nel 2013, la migrazione dalle regioni del Mezzogiorno a quelle del Centro-nord, reiterando un processo demografico oramai storicizzato nel nostro Paese. Tra il 1993 e il 2012 si valuta che 2 milioni 388 mila individui hanno spostato la residenza dal Mezzogiorno al Centro-nord, mentre poco più della metà, 1 milione 275 mila hanno compiuto il percorso inverso. Tale processo, che ha generato un saldo positivo per il Centro-nord di 1 milione 112 mila d’individui in un ventennio, non ha mai conosciuto soste e neppure presentato temporanee variazioni di tendenza dai valori medi annui, pari a 119 mila individui dal Mezzogiorno al Centro-nord e a 64 mila in direzione opposta. I dati 2013 non si discostano dai valori medi degli anni precedenti, rispettivamente stimati in 116 mila e 65 mila. I dati – E’ quanto emerge dal rapporto Istat “Indicatori demografici” per il 2013. La trasposizione su scala regionale di tali andamenti comporta un tasso migratorio interno netto positivo quasi ovunque nel Centro-nord, escludendo il saldo nullo presente in Veneto, il -0,4 per mille dell’Umbria e il -0,8 per mille delle Marche. Viceversa, nel Mezzogiorno non sono presenti regioni con saldi positivi; la migliore performance risulta quella dell’Abruzzo che contiene il deficit di capitale umano a un livello dello 0,3 per mille, mentre una più alta propensione al distacco della regione di origine si ha in Campania (-3,6) e Calabria (-3,7). Via il capitale umano – Le migrazioni tra Mezzogiorno e Centro-nord producono conseguenze non solo sotto l’aspetto quantitativo, diminuendo la popolazione dell’uno a vantaggio di quella dell’altro, ma anche sotto l’aspetto qualitativo, per la progressiva sottrazione di capitale umano in piena età di lavoro e riproduttiva. Analizzando la struttura per età di coloro che hanno trasferito la residenza dal Mezzogiorno al Centro-nord, posta a confronto con quella di coloro che hanno percorso il tragitto inverso, risulta ben visibile la presenza di enormi saldi negativi a svantaggio del Mezzogiorno nelle età intermedie della vita. In particolare, tra i 18 e i 50 anni si concentra circa il 90% del saldo migratorio interno complessivo a vantaggio delle regioni del Centro-nord. Nelle restanti classi di età, invece, i flussi migratori, pur comunque favorevoli al Centro-nord, presentano un più sostanziale equilibrio