Il Sud e il Nord
Così non si può

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L’ammalato non è immaginario. E non scherza quando dice che è stremato, che non ce la fa più a reggersi in piedi, che potrebbe stramazzare al suolo da un momento all’altro. L’ammalato non è immaginario. E non scherza quando dice che è stremato, che non ce la fa più a reggersi in piedi, che potrebbe stramazzare al suolo da un momento all’altro. L’ammalato è il Mezzogiorno la cui cartella clinica – redatta a più mani da Svimez, Istat, Censis, Fondazione La Malfa e altri autorevoli osservatori – certifica uno stato per il quale o s’interviene con energia o ci si deve rassegnare a dichiararne l’entrata in coma. Un piccolo e denso libro di Adriano Giannola appena dato alle stampe (Sud d’Italia. Una risorsa per la ripresa – Salerno Editrice) è solo l’ultimo atto di una serie che riprende a incalzare opinione pubblica e decisori su un argomento da troppo tempo messo in archivio per cattiva fede, opportunismo, semplice e pericolosa stupidaggine. Che fare della parte debole del Paese? Liberarsene per sempre o recuperarla a una vita onorevole e dignitosa? Studiosi come Paolo Savona e Gianfranco Viesti, per citarne due in un panorama ampio e frastagliato, mettono in guardia contro quella che viene ormai definita opzione meridionale: se il Sud sta morendo la colpa è solo delle sue classi dirigenti inette e fameliche, buone solo a spolpare l’osso e senza alcun disegno strategico. Vedendo all’opera qualcuno degli accusati si è talvolta tentati d’iscriversi alla stessa scuola di pensiero. Ma le cose non stanno proprio così. E la cattiva qualità dei ceti emersi è anche effetto di scelte tanto ciniche quanto miopi assunte a livello nazionale dove pure è difficile individuare statisti. In pratica, contro qualsiasi logica se non quella ispirata al mero egoismo, si è deciso che il Nord avrebbe potuto e dovuto fare a meno del Sud per salvarsi meglio dalla crisi e mantenere una dimensione economica Europea. Poiché i due termini del Paese sono più legati di quanto si supponga (vedi una ricerca di Srm) l’infezione si sta generalizzando. Non resta che prendere atto degli errori compiuti, liberarsi dei pregiudizi, correre ai ripari finché ancora possibile, meridionali e settentrionali mostrando di aver capito la lezione. O prendendo davvero atto della loro incompatibilità. Ma così no, davvero non si può. O uniti nello stesso destino e preoccupati della medesima sorte o separati con tutto quello che una simile decisione possa comportare.