Il Sud? Sarà il tema dell’anno. Famiglietti rilancia il Manifesto delle 3E

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Né con gli apocalittici né con i rassegnati. Luigi Famiglietti sta provando a colmare il vuoto di rappresentanza del Mezzogiorno al di là delle puntuali polemiche sui destini della “Grecia d’Italia” innescate da statistiche e studi economici. Ultimo in ordine di tempo, il rapporto Svimez le cui allarmanti anticipazioni sull’ipotesi di un “sottosviluppo permanente” hanno costretto a mettere il Sud nell’agenda governativa. Deputato irpino del Pd e coordinatore dell’Intergruppo parlamentare per il Mezzogiorno, sostenitore in Parlamento del “Manifesto delle 3E” lanciato dopo più di un anno di lavoro da 300 professionisti, intellettuali e amministratori del Sud animati dal Denaro e dalla Fondazione Matching Energies, Famiglietti segue le polemiche ma “senza trasporto”. E precisa: “Questa volta non sarà il solito spot per improvvisati difensori delle prerogative del Mezzogiorno: il Sud dovrà diventare la questione politica dell’anno. Vedremo segnali forti già venerdì prossimo, in occasione della direzione nazionale del Pd”.

Quali?

Penso alla possibilità di realizzare delle aree a fiscalità di vantaggio. Il tema, avanzato peraltro già da Paolo Savona e dai sottoscrittori del Manifesto, è senz’altro centrale e a differenza di quel che qualcuno dice non si tratta di fare nuovo assistenzialismo ai danni del Centro-Nord. Quando parliamo di fiscalità di vantaggio pensiamo a delle aree specifiche, alle zone portuali e a particolari distretti industriali. Non certo, indiscriminatamente, a tutto il territorio delle regioni meridionali.

E poi?

Serve dare un segnale preciso anche sull’accesso al credito, individuando strumenti come il fondo di garanzia ad hoc per il Sud o, come suggerito ancora una volta dal Manifesto delle 3E, creando degli strumenti per lo sviluppo delle imprese nel quadro delle iniziative della Banca Europea degli Investimenti.

Un’altra proposta emersa dagli otto punti del Manifesto è quella di creare un’Agenzia in grado di gestire un parco progetti per il Sud. Crede abbia la meglio sulla creazione di un nuovo ministero per il Mezzogiorno?

Me lo auguro. Un nuovo Ministro per il Mezzogiorno servirebbe a poco. E poi si tratterebbe di un ministero senza portafoglio.

Massimo Lo Cicero paventa, a proposito, un Lord protettore del Sud…

Appunto. Meglio creare una cabina di regia permanente presso la presidenza del Consiglio con il compito di coordinare più ministeri come centri di spesa per azioni strategiche indirizzate a colmare un divario oggettivo che rallenta l’intero Paese. Serve dunque un’Agenzia che faccia sintesi tra responsabilità politica e responsabilità tecnica.

Cosa potrebbe fare in concreto questo nuovo organo?

Per esempio vagliare i programmi di spesa già redatti dalle cosiddette Regioni dell’Obiettivo 1 per renderli coerenti ed evitare dannose sovrapposizioni.

C’è chi, come il governatore della Lombardia Roberto Maroni, lamenta il rischio di nuovi finanziamenti a pioggia.

Ma di che parla? Gli 80 miliardi da destinare al Mezzogiorno nei prossimi sette anni sono – come ha ricordato il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi – una realtà consolidata. Non ci sono nuovi fondi in ballo enessuno li reclama. Semmai è sempre bene ricordare, tanto per dirne una, la vicenda dei Fondi Fas (Fondi per le Aree Sottoutilizzate, ndr) usati per pagare le multe sulle quote latte non rispettate dagli allevatori del Nord.

In risposta agli scenari tracciati dalla Svimez il numero uno dell’Inps, Tito Boeri, avanza l’ipotesi del reddito minimo per gli over 55. Che ne pensa?

Mi pare condivisibile. Boeri ha visione e non è un caso se Matteo Renzi abbia insistito per avere una figura come lui alla guida dell’Inps. Lo stato di difficoltà di alcune fasce della popolazione è tale da richiedere anche interventi di questo tipo.

Fate vostra una delle bandiere del Movimento 5 Stelle?

Per niente. Estendere a tutti il reddito di cittadinanza significa fare demagogia. Non ci sono i soldi, e sarebbe un provvedimento socialmente insostenibile. Supportare chi ha oltre 55 anni di età e difficilmente riuscirà a reinserirsi nel mercato del lavoro è un’altra cosa.

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