Il Sud stretto nelle mani del Centrodestra “a tre”

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in foto Giorgia Meloni, SIlvio Berlusconi e Matteo Salvini

Riproponiamo l’articolo di Ermanno Corsi apparso sul Roma di martedì 9 agosto all’interno della rubrica Spigolature

Più che la politica “reale”, da po’ di anni si vive quella “virtuale”. Nella loro volubilità, entusiasmi e depressioni si rincorrono per i sondaggi che quotidianamente vengono effettuati. Ogni variazione un sussulto anche se gli stessi sondaggisti parlano di “forchetta”, dando per scontato che i margini di errore tra previsioni e risultati spesso sono più ampi di quelli stimati. Tuttavia più si avvicina il fatidico redde rationem del 25 settembre, più gli occhi vengono puntati su tabelle e dati. In base a questo quadro teoricamente ipotizzato, nelle 8 regioni meridionali il Centrodestra risulterebbe vincente. Domanda: ma è un blocco politico “compatto e omogeneo” come possono esserlo 3 partiti con le diversità identitarie, programmatiche e comportamentali di ciascuno?

OSTENTATA UNITA’. Nelle foto sono insieme, nelle ville berlusconiane o sedi istituzionali. Ma le divisioni se le portano addosso per le discordi posizioni tenute durante i 18 mesi del Governo Draghi. Berlusconi e Salvini con ministri propri a Palazzo Chigi, la Meloni all’opposizione (dichiarata e praticata).Politica estera: formalmente europeisti, Berlusconi e Salvini sono entrati, non occasionalmente, nella “rete” della Russia: il primo come gioioso ospite delle dacie putiniane; il secondo indossando la maglietta con la testa del “nuovo zar “.Mai chiariti i rapporti finanziari tra ambienti leghisti e omologhi del Cremlino. Criminale aggressione della Russia all’Ucraina stato libero, autonomo e indipendente: Berlusconi e Salvini gridano “pace, pace” ma intendendo che l’unico modo per averla era di accettare le richieste dell’aggressore. Comicità quando Salvini disse: se proprio si debbono mandare armi all’Ucraina, che non siano letali. Non meglio Berlusconi: se si mandano armi, non facciamolo sapere. Patetica figura dei due lider: Berlusconi chiama al telefono e Putin non si degna nemmeno di rispondergli. Salvini: sconfina nella fantascienza il suo viaggio a Mosca, annullato appena viene a sapere che al Cremlino non lo avrebbe ricevuto nessuno.

RICHIAMO DI GIORGIA. A parte le “ombre russe” che hanno fatto cadere Draghi, la possibile prima donna italiana premier, dovrà mantenere fermo il primo dei 15 punti del programma: l’Italia parte a pieno titolo dell’Europa, dell’Alleanza atlantica e dell’Occidente; più Italia in Europa, più Europa nel mondo. Poi il monito a non fare estemporanee promesse (Berlusconi: un milione di alberi per l’ambiente -in una precedente elezione aveva promesso un milione di nuovi posti di lavoro- a nessuno una pensione inferiore a mille euro netti, bonus per tutte le mamme, cure odontoiatriche gratis per gli anziani, flat tax per tutti al 23 per cento. Salvini: autonomie differenziate per dare più rilievo al nord, subito 10 mila uomini in più alle forze dell’ordine, via tutte le cartelle esattoriali da una cifra in giù, ministri indicati prima del voto. Chiesero una volta a Prodi premier (tra i ministri aveva Di Pietro): presidente, ma non ha paura per tutto quello che ha davanti? No, no- rispose- ho paura solo di quello che ho di dietro….).

SCENARIO IRREQUIETO. Due regioni tengono banco a Sud. Nei collegi della Campania i 2 schieramenti sembrano equivalere. Due le figure pericolanti: De Magistris con la sua “Unione Popolare” e Di Maio con “Impegno Civico” nato da Insieme per il Futuro. Berlusconi sembra interessato solo alla rielezione della Fassina, sua “simil moglie”. In Sicilia si voterà anche per la Regione dopo le dimissioni, in vista della conferma, di Nello Musumeci che però non avrebbe più il sostegno di Forza Italia e Lega. Nuovo soggetto “rampante” si presenta “Sud chiama Nord”, promosso da Dino Giarrusso ex inviato delle Iene, europarlamentare che ha mollato i 5Stelle di Conte “prigioniero di un piccolo “cerchio tragico”. Con Giarrusso anche Cateno De Luca già sindaco di Messina.

DA DOMANI PAR CONDICIO. La volle, anni Novanta, Oscar Luigi Scalfaro, presidente della Repubblica (“a ogni soggetto politico uguali possibilità di accesso alla comunicazione di massa”). Suscitò polemiche e ironie. All’attore comico napoletano Benedetto Casillo chiesero: ma a te ti piace o no la par condicio? Ci pensò un po’ e rispose: ’a verita’ a me mi piace di più la par..migiana. In un clima politico tanto confuso, la scalfariana legge potrebbe portare un po’ di ordine.