Il teatro ritrovato: il complesso archeologico del Monte San Nicola a Pietravairano

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Questa è la storia di un tesoro antico, di straordinaria bellezza, rimasto celato per lunghissimi anni tra le montagne che circondano il borgo di Pietravairano, nell’Alto Casertano. E’ una fredda e limpida mattina di febbraio di un po’ di anni fa, il professor Nicolino Lombardi, dirigente scolastico appassionato di storia locale ed ultraleggeri, decide di intraprendere uno dei suoi voli perlustrativi per fare foto da una vista che solo il suo deltaplano può offrirgli. E’ stato tante volte su quei monti di cui conosce ogni segreto, o quasi. D’un tratto scorge qualcosa che non aveva mai notato prima, una, dieci, tante foto da angolazioni diverse, poi di corsa a casa, a confrontarle con quelle fatte in precedenza: è proprio come gli era sembrato, su quelle montagne , appena sopra il borgo, c’è un teatro e, sulla sommità di esso la base di quello che doveva essere un tempio. Il professor Lombardi era di fronte ad una delle più importanti scoperte archeologiche dell’Italia meridionale degli ultimi anni.
L’appuntamento è nella piazza del Municipio. E’ una mattina d’inverno, fredda, ma piena di sole, proprio come quella in cui il professor Lombardi fece la sua scoperta. Ad attenderci il dott. Salvatore Caggiano, esperto conoscitore di questi luoghi che saprà coinvolgerci col suo appassionante racconto. Lasciata l’auto all’ingresso di quello che, al tempo della nostra visita, è ancora un cantiere, percorriamo il sentiero che conduce alla sommità del monte. Il percorso è a tratti ripido e faticoso, ma la bellezza del paesaggio ripaga di ogni sforzo. Ci fermiamo ad ammirare a metà strada e quello che si apre davanti ai nostri occhi è sorprendente e straordinario: una vista che si spande dal massiccio del Matese, al Taburno fino al Molise. In lontananza il borgo di Pietravairano arroccato come un presepe incastonato tra le colline, tutt’intorno campi coltivati, insediamenti urbani sparsi, il tutto a perdita d’occhio, lascia assolutamente senza fiato.
 
Tempio 1
 
La suggestione è immediata. Siamo tra il II e il I secolo a. C., Roma è potente, al culmine del suo splendore. Molte, sanguinose guerre sono state combattute, l’Urbe domina sui popoli sconfitti, mantiene un’egemonia ecumenica su territori vastissimi. All’interno le istituzioni repubblicane iniziano a vacillare, è il tempo della dittatura di Silla, dei Triumvirati, del consolato di M. Tullio Cicerone, di Giulio Cesare. I Sanniti, definitivamente sconfitti, si vedono confinati in un territorio ristretto e non sono più in grado di mettere seriamente in discussione l’egemonia romana, anche se conservano, sia pure in modo più formale che sostanziale, un certo grado di autonomia e di identità, pur essendosi oramai avviato un progressivo processo di romanizzazione. Abitano le zone montuose che circondano l’Alto Casertano. A valle, gli ex centurioni romani occupano le terre e praticano l’agricoltura e l’allevamento.
Il panorama che abbiamo di fronte ci racconta tutto questo, sembra di vederli i Sanniti sulle montagne, i romani, il difficile percorso di integrazione, la ricerca di pace e punti di aggregazione. Ed ecco il nostro tempio. Punto di raccolta e riferimento di identità collettiva, al servizio di una popolazione che viveva dispersa nel territorio e dedita ad attività rurali. Situato in posizione dominante, maestoso e visibile dalla pianura circostante, esso si presentava come una struttura a corpo unico che includeva il tempio nella parte alta e il teatro pochi metri più in basso. Le ricerche, protrattesi per oltre un decennio, hanno portato alla formulazione di ipotesi diverse in ordine alla destinazione del sito, mentre ormai chiara è la collocazione storica in epoca romana, dopo qualche ipotesi che voleva il sito di origini sannite. Si trattò di una edificazione con finalità probabilmente più simbolica che pratica, forse fu un luogo di raccolta delle popolazioni circostanti per comunicazioni importanti, di tipo politico – strategico, oppure un luogo essenzialmente dedicato al culto, nel quale venivano poi rappresentati spettacoli dedicati alle divinità. 
 
Tempio 2
 
Del tempio, originariamente sormontato da una struttura in legno con tegole leggere, ormai andate perdute, attualmente è visibile il basamento, nel quale si individuano perfettamente le cellae destinate ad ospitare le divinità cui era dedicato e sulle quali non ci sono indicazioni univoche. La struttura è dunque quella del tempio “tuscanico”, a triplice cella, che rispetta nelle proporzioni il canone teorizzato da Vitruvio, il grande storico dell’architettura di età romana. Sui lati, in corrispondenza delle colonne frontali, vi erano due vasche di raccolta dell’acqua piovana, di cui sopravvive solo quella orientale. 
Leggermente più in basso, opera dello stesso architetto e frutto di un progetto unitario, la cavea del teatro, con la consueta pianta semicircolare, in grado di ospitare 6-700 spettatori. I ritrovamenti di tombe di età longobarde nei pressi del sito testimoniano una rioccupazione dell’area in età medievale, ma già nel II secolo d.C. il complesso aveva perso la sua funzione originaria.
 L’opera è maestosa e il panorama visibile da qui è spettacolo nello spettacolo. La vista spazia in ogni direzione, stando seduti sugli spalti la sensazione è quella di dominare la vallata, come sospesi nel vuoto, tra la Storia e il futuro. Un futuro di turismo si spera florido per questo territorio, in grado di offrire molto al visitatore: il borgo antico, il Monastero di S. Maria delle Vigne, custode di una cripta con affreschi tardogotici, e ora il teatro tempio, per non parlare di tutto il circondario, da Vairano Patenora a Statigliano con i loro castelli. A volte, visitando i luoghi bellissimi e meno conosciuti del territorio campano, capita di imbattersi in autentici capolavori o luoghi di interesse storico che non sono adeguatamente valorizzati pur con un altissimo potenziale. In questo caso invece, è stato avviato e quasi ultimato un massiccio restauro della struttura rinvenuta ormai diciassette anni fa, per promuoverne la conoscenza e la valorizzazione come polo di attrazione turistica. I lavori ad oggi sono in fase di ultimazione, e hanno riportato il teatro all’antico splendore col rifacimento dell’intera gradinata. Che lo spettacolo abbia inizio, dunque.