Il tempo stringe

29

Roma, 12 apr. (Adnkronos) – La settimana di tempo concessa alle forze politiche per valutare “responsabilmente, la situazione, le convergenze programmatiche e le possibili soluzioni per dar vita a un governo” non è servita. Al termine della giornata di colloqui con i Gruppi parlamentari e in attesa di incontrare oggi i presidenti di Senato e Camera e l’ex capo dello Stato, Giorgio Napolitano, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dovuto certificare che le distanze tra i partiti restano immutate e che l’ipotesi di dare vita a un nuovo governo è ancora lontana.

Tuttavia il capo dello Stato, dopo aver ascoltato le posizioni dei vari rappresentanti politici sfilati allo studio della Vetrata, in particolar modo nel pomeriggio, è stato chiaro: il tempo a disposizione si sta esaurendo. I venti di guerra che sembrano provenire dalla Siria, le importanti scadenze che attendono l’Unione europea, la situazione economica e sociale interna richiedono che il Paese abbia al più presto un esecutivo nel pieno dei poteri.

Un’esigenza della quale a parole tutti i partiti si dicono consapevoli, ma che si scontra con ostacoli politici che al momento appaiono insuperabili. Il Pd chiede che chi ha prevalso alle elezioni si faccia carico di una proposta di governo e ribadisce di voler svolgere il ruolo di minoranza parlamentare. Centrodestra e Movimento 5 stelle si dicono pronti a lavorare per dar vita ad una maggioranza, ma resta un muro tra Forza Italia e Cinquestelle, accusati da Silvio Berlusconi di non conoscere “l’abc della democrazia”.

“Una battutaccia”, la definisce Luigi Di Maio, che invita Matteo Salvini ad abbandonare l’alleato, anche perché, nota, con la Lega è emersa “una sinergia istituzionale e tra i nostri Gruppi”. Insomma le tessere del mosaico faticano a sistemarsi, ma Mattarella non intende rimanere a guardare ancora a lungo. Forse concederà qualche ulteriore giorno ai partiti per proseguire confronti e trattative, magari con un richiamo alla responsabilità che potrebbe arrivare pubblicamente domani al termine delle consultazioni.

Poi il capo dello Stato potrebbe assumere un’iniziativa per dare una sterzata alla situazione. Magari affidando un pre-incarico per mettere concretamente alla prova le forze politiche che si dichiarano pronte a governare. Oppure affidando a una figura istituzionale o comunque terza il ruolo di “esploratore”, per cercare di eliminare gli ostacoli che restano sulla strada della formazione di un nuovo governo. Sempre che il precipitare della situazione internazionale non richieda alle forze politiche un’assunzione di responsabilità, con una conseguente inevitabile accelerazione.