Il vento che viene dal Sud: la mini-invenzione di Aeolia

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Hanno approfittato di un “buco” del mercato. Il settore delle rinnovabili – nonostante le pastoie burocratiche e le incertezze legislative, a cominciare dalla Campania Hanno approfittato di un “buco” del mercato. Il settore delle rinnovabili – nonostante le pastoie burocratiche e le incertezze legislative, a cominciare dalla Campania – è in continua crescita, le offerte si moltiplicano, eppure nessuno s’era finora specializzato sul minieolico: tutti gli aerogeneratori in circolazione o sono superiori a 1 megawatt di potenza o sono piccolissimi (mini-mini eolico, per dir così), al di sotto di 60 watt. Nessuno prima del Consorzio Aeolia, cordata di imprese campane composta da De Iuliis Macchine, Cuomo Macchine Industriali, De Iuliis C.&A. e Friendly Power, che dopo un lustro di progettazione e sviluppo ha finalmente industrializzato l’aerogeneratore D2CF200 della potenza di 200 Kilowatt. “Si tratta di una fascia di mercato – spiega Gianfilippo Bottone, numero uno della cordata nonché presidente del Gruppo Metalmeccanico di Confindustria Salerno – resa appetibile dalle agevolazioni statali previste dal Decreto Ministeriale del 6 luglio 2012, che fissa le tariffe per gli impianti da fonti di energie non fotovoltaiche”. In cosa consiste l’agevolazione? Lo stato pagherà per i prossimi 20 anni 268 euro per ogni megavatt prodotto a fronte di 40 del valore di mercato. Senza competitor “Perché non approfittarne? E così abbiamo sviluppato un prodotto che per ora non ha competitor sul mercato né italiano né continentale”. Le uniche turbine in circolazione di questo tipo, infatti, sono di disegno e fabbricazione tedesca, il che è obiettivamente un pregio, ma sono vecchie di 20 anni, il che è altrettanto oggettivamente un difetto. A proposito, un pizzico di Germania c’è pure in Aeolia. Dopo un anno di analisi del mercato, il via definitivo al progetto risale al 2010 grazie ad un accordo con una società tedesca detentrice della tecnologia necessaria che mancava al gruppo meccanico: i tecnici forniti dalle quattro aziende campane, affiancati anche da un team di ricercatori della Federico II, cominciano così a lavorare gomito a gomito con l’engineering tedesco e, pezzo dopo pezzo, l’aerogeneratore prende forma. Il prototipo vede la luce nell’estate del 2011, la prima installazione l’anno scorso a Brindisi di Montagna in provincia di Potenza, in attesa della costruzione e installazione tra Basilicata e Campania di altre dieci entro la fine dell’anno: una a San Giorgio La Molara, sei a Vaglio e tre a Trivigno. Il tutto per un impatto occupazionale di circa 25 persone a fronte di un investimento di 4,5 milioni di euro. Energia anche senza vento L’aerogeneratore made in Campania è di tipo tripala ad asse orizzontale, ed è fornito di sistemi attivi di controllo yaw e pitch, monitorati e gestiti da un software avanzato. Dotato di un generatore sincrono a magneti permanenti, è capace di generare energia elettrica anche a giri bassissimi. Prospettive? “Stiamo sul mercato interno, ma già ci stiamo attrezzando – conclude Bottone – con una rete commerciale per promuovere il proprio prodotto anche in ambito internazionale, Brasile, Inghilterra, Paesi del Mediterraneo in primis”.