Il viaggio del cinema verso gli short content: l’esperienza di Andrea Iervolino tra Europa ed America

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in foto Andrea Iervolino

di Rosina Musella

Ad inizio mese, il film di animazione ‘Arctic Dogs’, è entrato nella top three dei titoli più visti su Netflix US. L’italiana Iervolino Entertainment, fondata dal produttore Andrea Iervolino e già impegnata nelle produzioni dei ‘Puffins’ e ‘Arctic Justice’, ha ottenuto a dicembre scorso la proprietà intellettuale di sette personaggi del film, per ricavarne una serialità in formato short content destinata ai media mondiali.
Giovanissimo produttore italo-canadese, Andrea Iervolino ha dato vita nove anni fa alla Iervolino Entertainment, società quotata su Aim Italia, attiva nella produzione di contenuti cinematografici, web e televisivi e, insieme al servizio streaming Quibi di Jeffrey Katzenberg, l’unica casa di produzione specializzata nella realizzazione di short-content: prodotti video, di altissima qualità e dalla durata di pochi minuti, fruibili anche sul cellulare. Un percorso florido, partito meno di vent’anni fa, filmando film in digitale in un periodo storico in cui i più grandi registi erano ancora restii a farlo; l’incontro illuminante con Luciano Martino, regista e produttore italiano che ha accompagnato Iervolino agli inizi della sua carriera; l’idea innovativa di spostare la produzione della sua azienda in Europa, per abbattere il problema del sistema “quote”: Iervolino ci ha raccontato tutto questo, qualche giorno fa, quando l’abbiamo incontrato in una telefonata transoceanica.

Com’è iniziato il suo percorso lavorativo?

A quindici anni andai via di casa e per sei mesi lavorai per una società che organizzava spettacoli teatrali nei villaggi. Questa esperienza mi fece conoscere un mondo a cui non mi ero mai approcciato prima e capii che mi sarebbe piaciuto lavorarvi. Tornato a Cassino, insieme a due amici, dopo un crowd-funding porta a porta per i negozi del quartiere, realizzammo il nostro primo film. Non potendo ottenere una distribuzione in sala, inventammo un format che permettesse agli studenti delle scuole di vedere il film di mattina e poi parlarne in aula tra di loro: il Cine School Day. Al termine delle proiezioni essi realizzavano un tema a riguardo e, talvolta, alcuni di loro potevano avere la possibilità di prendere parte alle produzioni successive. Iniziammo girando film solo in digitale: scelta necessaria, poiché il costo della pellicola avrebbe eguagliato quello dell’intero film, ma che divenne un’opportunità, poiché dopo qualche anno conobbi Luciano Martino che volle diventare mio socio proprio perché fui tra i primi a specializzarci nella produzione digitale. Con Luciano ho collaborato fino alla sua scomparsa, nel 2013, e da lui ho appreso le regole del vero cinema.

Com’è nata la Iervolino Entertainment?

Fondai la compagnia nel 2011 e, nel 2013, Monika Bacardi divenne azionista. Col tempo, per permettere ai nostri prodotti una distribuzione più ampia, iniziammo a realizzare film in lingua inglese. Mi trasferii in Canada, Paese d’origine di mia madre, dove iniziammo a produrre piccoli film per il mercato americano, arrivando man mano ai livelli di oggi. Riflettendo su cosa potesse rendere i nostri prodotti competitivi rispetto agli americani, decidemmo di spostare la produzione in Europa. Questo per via delle “quote” che i vari Paesi devono rispettare quando si parla di produzione cinematografica; infatti, ciascun Paese incoraggia le produzioni cinematografiche e culturali locali, limitando contestualmente l’ingresso di prodotti esteri: ad esempio, in Cina e in Europa vengono distribuiti solo alcuni dei film prodotti in America in un anno intero, oppure, in tutti i Paesi europei le varie piattaforme digitali sono tenute a spendere una data somma in prodotti “locali”, ovvero europei. Abbiamo così dato vita a prodotti made in Europe, ma con caratteristiche analoghe a quelle dei film americani: ciò fa sì che le nostre creazioni, di altissima qualità, riescano a penetrare più facilmente nei mercati europeo e cinese, perché rientrano nella quota Europa.

Qual è il vostro punto di forza?

Oltre alla produzione di prodotti made in Europe, appena menzionata, e la nostra visione verso il futuro che punta allo streaming, dando comunque libertà di uscita theatrical qualora i nostri clienti vogliano farla, un altro punto di forza è la nostra pipeline. La pipeline, che nel mondo animato consiste nel processo produttivo dal primo giorno fino alla consegna, è come il segreto della formula della Coca-Cola. La nostra formula è la pipeline ed è ciò su cui abbiamo investito e ricercato: essa ci permette di arrivare a fine produzione in tempo, restando nel budget e tagliando i tempi di produzione. Realizziamo in 90 giorni prodotti di animazione che normalmente necessiterebbero di diversi anni per venire alla luce, comprimendo il tempo di produzione, ma allo stesso tempo mantenendo una qualità alta, senza margini di errore. Questo perché, quando si realizza un’animation, ci sono diversi dipartimenti che lavorano in parallelo (chi realizza i caratteri, chi le location, chi gli oggetti di scena, ecc) e tutti loro si incontrano solo in determinate fasi. Quindi, quando uno di questi team ha realizzato lavori che non combaciano con gli altri, come ad esempio un personaggio le cui dimensioni non sono proporzionate ad un ambiente, il lavoro di uno dei due deve ripartire quasi da zero. Pertanto, affinché un prodotto possa essere ultimato in tempi brevi, nel rispetto del budget e con la qualità richiesta, i margini di errore vanno portati il più possibile a zero.

Perché realizzare short content?

Io sostengo una tesi secondo cui, nei prossimi anni, il 98% dei video content sarà short, mobile e in streaming. Questo possiamo notarlo analizzando il comportamento degli utenti sui social media: ad esempio, su Instagram si realizzano stories da 15 secondi, ma il 70-80 % delle persone che le vedono fanno swap prima che i secondi terminino. Ciò non è legato ad una mancanza di tempo, poiché le statistiche provano che le persone spendono anche diverse ore sui social, ma è un comportamento che sta diventando stile di consumo. Di conseguenza, bisogna creare un prodotto che sia facilmente visionabile in ogni momento della giornata, anche quando si hanno solo pochi minuti a disposizione.

Cosa ci dice del long format, invece?

Quella dello short-content è un’opportunità che tutti devono cogliere. Il long format non sparirà, ma lo notiamo anche noi: in circolazione ci sono più smartphone che persone, ci facciamo di tutto! Questo non deve far paura ai produttori di long format, ma saranno obbligati a realizzare short-content, come quando i produttori e gli attori cinematografici iniziarono a realizzare serie tv. La differenza, nel nostro caso, è solo di taglio e minutaggio: lo short mobile device è pensato per un formato tra i 5 e gli 8 minuti, e in quei minuti va raccontata una storia.

Cosa consiglia ai giovani che vogliono lavorare in questo campo?

Io non vengo da una realtà cinematografica, in senso produttivo, quindi forse sono la conferma, nel mio piccolo, che se uno vuole fare questo mestiere può farcela. Il “problema” di questo lavoro è l’essere costantemente giudicati: che tu sia un attore, un regista, un produttore, questo mondo ti mette sempre sotto pressione, bisogna avere tanto carattere e credere in sé stessi, ma senza essere arroganti, perché nel nostro mestiere nessuno conosce la verità, la formula sempre valida. Infine, bisogna essere sempre attenti al mercato e alle esigenze che oggi cambiano molto più velocemente rispetto al passato, cercare quindi di essere pronti e non smettere mai di studiare nuovi metodi e adottare nuovi strumenti per soddisfare ciò che il pubblico chiede.