Il virus benefico dell’emozione

51

Soffia un venticello nuovo: in tutte le trasmissioni d’interesse intellettuale non si sente che parlare di visita “emozionale” a musei, siti e monumenti. Ottimo. Parole piene di enfasi pro emozioni continuano ad essere recitate dovunque perché ormai sarebbe poco evoluto e al passo con i tempi non sostenere l’assoluto bisogno d’emozione del turista al cospetto di un bene culturale. Quasi quasi c’è da emozionarsi. I competenti intervistati in merito si riferiscono per lo più alle opere di Caravaggio, alla sua realtà vista da angolazioni sempre sorprendenti, dall’altra parte, si potrebbe dire. Questo però è vincere facilmente. Il pathos spontaneo dei volti di Caravaggio, le sue nature morte non possono che provocare almeno una certa curiosità.
Uffizi, Capodimonte, gallerie private: Caravaggio stupisce sempre, ma è Caravaggio. Fiction, cinema, Vittorio Sgarbi, direttori di musei, la lana, la rava… La comunicazione su Caravaggio è stata poderosa, ed anche chi non si occupa di storia dell’arte è sempre, in qualche modo, incuriosito al cospetto delle sue opere. A Napoli si direbbe è “carta conosciuta”. E il resto? Gli altri siti, monumenti, artisti, opere? Si cura oggi l’emozione in modo da renderla percepibile anche da un profano poco strutturato? Liternum, ad esempio. Ottantacinquemila metri quadri per un parco archeologico sono molti e potrebbero generare ricchezza e lavoro se solo quelli che oggi parlano di emozione del visitatore avessero realmente cognizione delle tecniche dell’interpretazione. Fotografia attuale del sito: una cancellata racchiude l’area degli scavi e i catenacci all’ingresso sono ben chiusi a tutte le ore del giorno. Al contorno alcune costruzioni private Il cui valore estetico o architettonico è poco meno che nullo. Erbacce tante, sorveglianza zero. Gli abitanti del luogo soffrono questo status e, pur non avendo chiara idea di cosa fare, si dichiarano tutti disponibili ad impegnarsi a farlo. Sconfortante. L’unica emozione per chiunque si avvicini al sito è lo sdegno.
Nell 2009 il Comune di Giugliano, completò un iniziale risistemazione cui si deve la realizzazione di una sorta di casetta dei tre porcellini in legno, con funzioni di punto informazioni e accoglienza dei turisti.
Debitamente chiusa e senza vita si accompagna a qualche, ormai sbiadito, cartello informativo. Come si conviene quando si ritiene che un bene costituisca solo un peso ed una fonte di oneri di cui disfarsi, ecco la trovata: affidare la gestione alla pro loco di promozione culturale e turistica e… caso chiuso.
Scegliendo come parametro i grandi parchi stranieri, è possibile ipotizzare un futuro occupazionale molto florido per gli 85 000 mq del parco. Lavoratori diretti, occupati da indotto diretto e indiretto, con calcoli approssimativi, potrebbero essere una manciata di migliaia. In una regione come la Campania? Oro fuso per tutti. Provocando emozioni diverse da quelle dell’attuale scoramento, almeno 12 000 persone potrebbero trovare, nella messa a reddito di Liternum, il tanto giustamene anelato lavoro. Come fare? Aprire a chi ha competenze provate, imparare e poi fare da soli Non è difficile, basta volerlo ed evitare soluzioni che tali non sono sfruttando l’ingenua buona volontà di chi cerca un miglioramento. Le tecniche dell’interpretazione ed una gestione competente potrebbero sfruttare il lago e l’area maneggio per interessanti visite a cavallo con richiami alla vita di riposo che alcuni veterani della seconda guerra punica, insieme a Scipione, trovarono nel cuore della Campania Felix. Bird watching e pesca potrebbero diventare interessanti per gli appassionati naturalisti mentre il sito archeologico propriamente detto potrebbe essere oggetto di un mirato beamvertising per l’ideale ricostruzione dei ruderi, con proiezioni lampo, arredo urbano, supporti di comunicazione fuori dal comune ma allo stesso tempo
non deturpanti. Il fine di catturare l’attenzione del visitatore in modo memorabile sarebbe raggiunto. L’emozione è un virus benefico che si propaga velocemente. Innescato il meccanismo non ci sarà che da raccoglierne i frutti.