Illusioni francesi da grandeur al cospetto della Cina

in foto il ministro della Difesa francese Florence Parly

Il 20 ottobre 2020 la ministro della Difesa francese Florence Parly ha annunciato che la Marina francese subirà il più grande ammodernamento degli ultimi trent’anni. Parly ha sottolineato che la portaerei di nuova generazione della Francia è già in progetto ed entrerà in servizio nel 2038 e diventerà il successore della portaerei a propulsione nucleare Charles de Gaulle. La portaerei sarà equipaggiata con jet da combattimento di nuova generazione sviluppati congiuntamente da Francia, Germania e altri Paesi – i caccia SCAF.
La Parly non ha rivelato altri dettagli della portaerei di prossima generazione: se essa utilizzerà energia convenzionale o nucleare. Considerando che la Marina francese è l’unica forza armata marittima al di fuori degli Usa a disporre di una portaerei a propulsione nucleare, è più probabile che la prossima generazione di portaerei progettata in modo indipendente dalla Francia adotti tale combustibile.
Inoltre, la Marina francese riceverà nel prossimo futuro diverse nuove navi, inclusi sottomarini nucleari con missili balistici e ulteriori fregate.
Per aumentare la sua potenza navale, la Francia non ha badato a spese. Secondo il piano, fino al 2023, la Francia avrà stanziato 110 miliardi di euro per l’acquisto di armi e attrezzature. La Marina francese ha già iniziato la costruzione di un sottomarino lanciamissili balistico (submarine-launched ballistic missiles-SLBMs)) nucleare di terza generazione. Sebbene non sia stato rivelato alcun dettaglio.
Per quanto riguarda le navi da combattimento, le due fregate Alsace e Lorraine, saranno consegnate alla Marina francese rispettivamente nel 2021 e nel 2022. Successivamente, la Marina francese sposterà la sua attenzione sulle fregate difensive e di intervento. Queste fregate utilizzano una tecnologia navale all’avanguardia, hanno funzioni di mimetizzazone, sono di lunga e hanno una vasta gamma di usi.
La Francia prevede di costruire cinque fregate di questo tipo: la prima nave è in costruzione e dovrebbe essere consegnata alla Marina nel 2023. Esse sostituiranno gradualmente le fregate di classe Lafayette.
La Marina francese ha anche iniziato la costruzione di dieci navi pattuglia nel luglio 2020 di quest’anno. Secondo i rapporti, queste navi pattuglia di 2.000 tonnellate potranno essere utilizzate nella guerra antisommergibile (anti-submarine warfare) e possono svolgere una serie di missioni marittime. Tra queste, le prime due navi saranno consegnate nel 2025.
Per supportare le operazioni militari francesi all’estero, la Marina francese ha ordinato anche sei pattugliatori d’oltremare, vitali per il compito di proteggere la zona economica esclusiva della Francia e combattere il traffico illegale. È stato riferito che queste navi saranno consegnate dal 2024 al 2025.
Anche il potenziamento del sottomarino nucleare da attacco sta procedendo secondi i piani. Sei sottomarini nucleari di classe Barracuda sostituiranno i sottomarini nucleari d’attacco di classe Ruby attivi, e diventeranno la forza principale sommergibilistica francese. Il 21 ottobre il ministero della Difesa francese ha emesso un comunicato stampa affermando che il primo sottomarino nucleare di classe Barracuda, il Sufran, ha testato con successo un missile da crociera per la prima volta il giorno prima. E ciò indica che la Marina francese ha una nuova capacità di attacco strategico.
Inoltre, la Francia ha costantemente rafforzato la sua cooperazione con le marine degli alleati europei. Ad esempio, il gruppo navale francese e il gruppo italiano Fincantieri collaborano per costruire una nave di supporto logistico, la cui prima sarà consegnata nel 2025. La Francia integrerà anche sistemi aerei senza pilota con il Regno.
Ma non manca la grandeur dei tempi andati. La Parly ha annunciato l’8 febbraio 2021 che due unità da guerra stavano pattugliando nel Mar Cinese Meridionale: il sottomarino nucleare d’attacco Émeraude e la nave di sostegno e di assistenza metropolitana Seine.
Un segnale che la Francia non teme l’emergente Marina della Repubblica Popolare Cinese e difende i propri interessi in quei mari. Però è lecito supporre le due unità siano state inviate sì su ordini diretti del Quay d’Orsay ma indiretti della Casa Bianca per tastare il terreno.
Infatti la ministro Parly ha affermato che tale pattugliamento è una significativa testimonianza delle capacità di dispiegamento a lunga distanza della Marina francese accanto ad Australia, Usa, Giappone, India e partner strategici.
Jean-Vincent Brisset, un esperto di sicurezza asiatica presso l’Institut français des relations internationales ha dichiarato a France 24 che le missioni marittime della Francia a partire dal settembre 2020 includono il pattugliamento nella regione indo-pacifica. Lo scopo è dimostrare che la Francia c’è sempre stata nella regione in forma militare; impegno già stabilito dal ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian quando era ministro della Difesa fin al 2017.
La Francia ha persino annunciato ufficialmente il principio di difesa della regione indo-pacifica nel 2019, dimostrando che Parigi le attribuisce grande importanza.
Brisset ha sottolineato che nel contesto geopolitico del rapporto teso tra Usa e Cina nel Mar Cinese Meridionale e del confronto tra Australia e la stessa Cina, la Francia sta cercando di ricordare al mondo che essa difenderà i propri interessi nelle acque asiatiche.
Antoine Bondaz, ricercatore presso la Fondation pour la Recherche Stratégique ha ribadito che in termini di legge internazionale, è legale per la marina francese navigare ed eseguire missioni in tutto il mondo.
A Pechino naturalmente non piacciono le marine straniere che bazzicano quest’area, ma non è la prima volta che la Francia lo fa. Essa ha inviato due fregate attraverso lo Stretto di Taiwan nel 2019 e Pechino ha successivamente protestato per questo.
Tuttavia, la Francia ha deciso di tornare nelle acque e ha inviato un sottomarini d’attacco a propulsione nucleare. Il corrispondente militare Jean-Dominique Merchet de L’Opinion ha sottolineato che il segnale rilasciato attualmente è molto più forte di quello delle fregate.
Brisset ritiene che nel contesto globale delle relazioni diplomatiche, questo sia un modo per la Francia di dimostrare che non ha paura delle relazioni di potere con la Cina.
Bondaz ha dichiarato: «Questo per dimostrare ai nostri partner in Australia, India e Giappone che non solo siamo bravi a parlare. La Francia deve dare prova di essere pronta ad agire per difendere i nostri principi. Solo in questo modo avremo una presenza in questa regione. Credibilità».
Non contenta, la grandeur francese, per bocca della Parly, ha espresso a France 24 che la Francia dovrebbe pattugliare l’area ogni anno e che in poche settimane Parigi prevede di inviare una «flotta anfibia terrestre e marittima» in Giappone.
Il motivo che per ora Pechino non ha protestato non è solo in ragione del fatto che un singolo sottomarino di questo tipo non rappresenta una minaccia, ma anche perché la risposta ufficiale da parte cinese potrebbe provocare effetti imbarazzanti: ed infatti sono noti la diplomazia e prudenza siniche.
Da un lato, il popolo cinese avrà pure l’impressione che il governo non possa controllare completamente le acque; però dall’altro, una reazione eccessiva a un sottomarino farebbe capire agli altri Paesi che la Cina considera realmente il Mar Cinese Meridionale come acqua di prossimità. Però con l’intensificarsi della rivalità tra Usa e Cina, quest’ultima – al contempo – non desidera suscitare antipatie sul fronte europeo.
Tuttavia, poiché la Cina rivendica l’influenza su queste acque contese Parigi rischia di far comunque irritare Pechino. La Città Proibita non è il Colosseo durante la crisi libica quando – parole dell’allora ministro degli Esteri italiano Frattini – la Torre Eiffel e la Torre di Londra, minacciarono il nostro Paese che avrebbero bombardato per errore le piattaforme ENI al largo della Libia, se avessimo tentato azioni qualsiasi in difesa del governo legittimo di Gheddafi.
Se la Cina volesse far colazione con i due natanti non ci penserebbe più di tanto, e certamente il mandante Zio Sam non correrebbe in auto di quegli sprovveduti indigeni transalpini.