Illusioni, nel complesso di Santa Maria la Nova gli “scatti di realtà” di Luigi Grossi

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Un gioco di illusioni per smascherare l’illusione del contemporaneo. Luigi Grossi nella mostra Illusioni – scatti di realtà, inaugurata giovedì 27 aprile 2017 presso il Chiostro S. Giacomo della Marca del Complesso Monumentale di Santa Santa Maria La Nova (Piazza Santa Maria la Nova), disegna fotograficamente un affresco “insolito” del reale. L’inaugurazione ha visto la proiezione di un video dell’artista in linea con le tematiche dei suoi scatti e delle sue intuizioni poetiche.
Grossi in effetti ha elaborato nel corso della sua produzione un linguaggio personalissimo che quanto più si discosta dai parametri descrittivi canonici tanto più si avvicina ad un racconto fedele del mondo. In parole povere, con i suoi scatti sgrana, astrae, confonde le carte per descrivere al meglio la società odierna, una società liquida, interattiva, quasi impalpabile.
“In questo tempo di euforia estetica, di narcisismo delle immagini, di comunicazione sempre più simbolica ed interattiva, gli scatti di Luigi Grossi ne rivelano il gioco, ne denunciano l’illusione, ci inducono ad entrare nelle pieghe dei fenomeni per catturarne, se è possibile, i contrasti vividi del bianco” afferma Giuseppe Reale, Direttore del Complesso di Santa Maria la Nova e Presidente dell’Associazione Oltre il Chiostro onlus che promuove l’iniziativa. Reale è uno dei curatori dell’esposizione (in mostra fino a domenica 21 maggio 2017) assieme alla storica dell’arte Diana di Girolamo che così ben descrive la poetica dell’artista: “Nell’arte di Luigi Grossi la riflessione metafisica è presente nella sua forma primaria, come domanda di fondo, come ricerca di senso. In questo tipo di visione le forme non si stagliano più, perdono solidità, perdono profondità, perdono volume. In una specie di tabula rasa visiva, le forme si spalmano come macchia su una tela, le relazioni fisiche e spazio-temporali tra esse si vanificano, diventano forme pure e – verrebbe da dire – forme astratte”.
Nato nel 1949 a Napoli, Grossi si è imposto all’attenzione di pubblico e critica nel 1999 con una mostra alla Galleria La Gioconda di Napoli. Da allora ha iniziato ad esporre in Italia e all’estero, forte di quella che è una formazione artistica solidamente legata ad alcuni grandi maestri del panorama partenopeo contemporaneo: vive sono nell’artista le lezioni di Notte, Chiancone, Brancacci, Montefusco e, primo su tutti, Raffaele Lippi che in lui ha lasciato una traccia profonda. Ma il merito di Grossi è quello di spingersi lungo i linguaggi della modernità fino ad una sperimentazione audace. L’artista non cerca la forma ben fatta, definita e chiusa in sé stessa, ma quel campo aperto, come insegnava Barthes, che può portare altrove, far riflettere. In un gioco di illusioni dove l’occhio può perdersi per poi però ritrovarsi con mente nuova e consapevole. Grossi è l’ideatore di un labirinto che somiglia alla realtà e che per questo della realtà sa svelarne i trucchi.