Ilva, il legame col progetto del Ponte sullo Stretto come ipotesi di salvataggio

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In foto un rendering del progetto "Ponte sullo Stretto"
Acciaio speciale, riqualificazione del sito e dei processi produttivi, commesse milionarie. In sostanza una sintesi dei vantaggi che lo stabilimento Ilva di Taranto riceverebbe nel caso di realizzazione del Ponte sullo Stretto. La maxi opera che mettere in collegamento la Sicilia con il continente. Della possibilità di un rilancio del progetto, con benefici per l’Ilva che così potrebbe concretamente essere salvata, indipendentemente dalla volontà dell’attuale proprietà, parla la newsletter “Sistemi di Logistica” dell’economista Rocco Giordano. “Sul piano imprenditoriale, per produrre acciaio speciale, quello che serve per un collegamento stabile quale può essere il Ponte sullo Stretto di Messina e non solo, sono necessari investimenti per un ammodernamento tecnologico e manageriale, dando così sostanza al dibattito che va di moda, ovvero tecnologia 4.0 e allo stesso tempo evitare l’esodo dei giovani laureati del Mezzogiorno”, scrive Giordano nella premessa. Oltre al salvataggio dell’Ilva il collegamento via ponte tra Messina e Reggio Calabria pone anche una questione di strategia nell’ambito dei trasporti e della logistica. “Il tema che si pone riguarda l’intero Paese se non l’Europa continentale – evidenzia Giordano – è necessario pertanto che le Regioni del Mezzogiorno siano in concerto per la Macroregione Mediterranea.
Solo così è possibile entrare nella competizione di un mercato globale, considerando che circa il 20% del traffico mondiale interessa il Mediterraneo. Un punto cardine sono appunto le infrastrutture ed i nostri contendenti sono la Spagna che attraverso Gibilterra si collega al Marocco, e la Grecia che attraverso il Pireo e la ferrovia che porta a Belgrado, consente
di risalire in Europa per una via alternativa a quella del corridoio trans – europeo Helsinki -Malta, tagliando definitivamente fuori dal sistema logistico il Sud Italia e la Sicilia in
particolare. Se persisteremo nell’isolamento, resteremo schiacciati tra l’opulento Nord Europa e Nord Africa in crescita visibile”.