Ilva, nuovo disastro ambientale: 21 indagati a Taranto

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Taranto, 26 ott. (Adnkronos) – Il pm della Procura della Repubblica del Tribunale di Taranto, Mariano Buccoliero, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a 21 persone, tra le quali diversi componenti della famiglia Riva, ex proprietari dello stabilimento siderurgico Ilva, accusate di aver consentito l’utilizzo e comunque di aver mantenuto, senza metterle in sicurezza, di diverse discariche abusive a cielo aperto di rifiuti pericolosi e non pericolosi di origine industriale situate su tutto l’argine sinistro della Gravina di Leucaspide in territorio di Statte fino al limite di confine di una azienda agricola.

Tra le accuse il concorso continuato in disastro ambientale doloso, la distruzione o deturpamento di bellezze naturali, il getto pericoloso di cose, il danneggiamento e la deviazione di corso d’acqua e modificazione dello stato dei luoghi.

Gli indagati, dal 1995 a oggi, non avrebbero effettuato la dovuta e obbligatoria attività di controllo e di sorveglianza e avrebbero nascosto il reale stato dei luoghi in relazione all’accumulo di 5 milioni di tonnellate di cumuli di rifiuti, arrivati ciascuno oltre i 30 metri di altezza sopra il ‘piano di campagna’. I cumuli ovviamente erano privi di copertura e rimedi contro lo spandimento di polveri pericolose per la salute, contro l’eventualità di frane e contro la dispersione del percolato nella falda. Infatti si sono verificati nel corso degli anni diversi smottamenti dei cumuli che sono precipitati nella gravina causando il mutamento della morfologia della stessa e la deviazione del corso d’acqua e inquinando il torrente e i terreni della vicina azienda agricola e la stessa falda. Inoltre gli indagati non avrebbero effettuato le necessarie bonifiche creando, secondo l’accusa, un grave disastro ambientale ai danni delle acque pubbliche (superficiali e di falda), dei terreni demaniali e dei terreni privati e un grave pericolo per la pubblica incolumità derivante dal continuo sversamento di sostanze velenose e alterando e distruggendo una zona di grande pregio paesaggistico sottoposta a tutela.

Tra gli indagati ci sono 8 componenti della famiglia Riva (Fabio Arturo, Claudio, Nicola, Daniele, Cesare Federico, Angelo Massimo, Adriano, Emilio Massimo) ed ex direttori dello stabilimento come Luigi Capogrosso, Adolfo Buffo, Salvatore De Felice, Salvatore Ettore, Antonio Lupoli, Ruggero Cola e l’attuale Antonio Bufalini.