Ilva: Sacconi, per sicurezza lavoratori appalti occorre formazione vera

39

Roma, 17 mag. (Labitalia) – “Nell’ambito del generale problema degli infortuni sul lavoro, c’è un problema specifico legato agli appalti e alla eventuale mancanza di completa informazione ai lavoratori delle ditte appaltatrici sui rischi presenti nei contesti in cui si trovano ad operare. E questo problema non si risolve compilando pezzi di carta, ma con formazione e informazione vera ai lavoratori, che li metta in grado di conoscere questi rischi”. Lo dice a Labitalia Maurizio Sacconi, ex ministro del Lavoro e già presidente della commissione Lavoro del Senato nella scorsa legislatura, commentando l’infortunio mortale di stamane all’Ilva.

“Per i lavoratori delle ditte appaltatrici -aggiunge Sacconi- si tratta di dare loro una formazione specifica, in quanto quasi sempre si vanno ad inserire in contesti di lavoro organizzati da altri e che magari conoscono poco”. Sacconi ricorda, ad esempio, che, quando era ministro, fece una “normativa ad hoc per il lavoro negli ambienti confinati come le cisterne, i grandi serbatoi, dove spesso si producono esalazioni letali e dove purtroppo si verifica quel triste fenomeno noto come morti a grappolo, perché nel tentativo di salvare il lavoratore vittima dell’infortunio, spesso muoiono anche i soccorritori”.

Sacconi, che ha appreso dell’ultimo incidente mortale all’Ilva “con grande dolore”, ricorda che “da un punto di vista statistico il fenomeno degli infortuni va però affrontato considerando un arco temporale più ampio che non quello degli ultimi mesi”. “Proprio ultimamente, riflettendo sui 10 anni del Testo unico per la sicurezza sul lavoro, abbiamo visto -prosegue l’ex ministro- che i dati ci mostrano una forte caduta degli infortuni sul luogo di lavoro e che una gran parte degli infortuni sono legati ai trasporti”.

Più in generale, dunque, aggiunge Sacconi, “il tema della sicurezza preoccupa, oltre che nell’industria, anche nell’agricoltura (dove è spesso legato alle sacche di lavoro nero ancora presenti), nei trasporti e nell’edilizia”.

Per questo, aggiunge l’ex ministro, occorre “più formazione in continuità per i lavoratori degli appalti, ma anche più strategie nazionali basate sulla prevenzione antinfortunistica fatta guardando agli specifici fattori di rischio dei diversi ambienti”. “Dovremmo avere quanto prima -avverte- il Sinp, Sistema informativo nazionale prevenzione, previsto dal Testo unico del 2008, ma definitivamente adottato solo nella seconda metà del 2016”.

Una strategia, quella per la sicurezza e la salute del lavoratore, che vale anche per le malattie professionali. “In Italia viene fatta la sorveglianza sanitaria ai lavoratori tramite le visite mediche in azienda. E ogni anno vengono visitati 10 milioni di lavoratori. Ma se la Pa indice una gara e assegna il servizio a medici che sono pagati 3 euro l’ora, che visita può mai essere?”, chiede Sacconi, per il quale invece “la visita medica in azienda è uno straordinario strumento di prevenzione e dovrebbe essere occasione di un check-up completo della salute del lavoratore e di implementazione del fascicolo elettronico della salute, con un approccio olistico”. “Ricordando poi che -conclude Sacconi- non tutte le informazioni sono accessibili ai datori di lavoro”.