Immaginari infiniti tra colore e parola, Leone ricorda Michele Sovente

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Venerdì 25 Marzo cade l’anniversario della morte di Michele Sovente, poeta, nato a Cappella nei Campi Flegrei, tra i più amati del palcoscenico campano e nazionale. A ricordarlo è Giuseppe Leone che con lui ha condiviso ricordi, anni di prolifere collaborazioni e profonda amicizia. Sovente e Leone sembrano del resto i due volti di una stessa medaglia: Michele più schivo e intimista, Giuseppe diretto e istintivo. Che cos’è ad accomunarli? Da cosa scaturisce quella loro amicizia, lunga una vita? Conosciutisi presso l’Accademia di Belle Arti, Il luogo privilegiato dei loro incontri nei primi anni di amicizia diventa presto lo studio pittorico in Via Pessina 81, a Napoli. Sovente, in una sua prosa dedicata al pittore, lo descrive come una stanza stretta e buia che prendeva luce dalle tele, dove tutto era ricordo di Buonalbergo, paese natale di Giuseppe. Lo studio di Leone diventa così il pensatoio di entrambi, è lì che il colore diventa luce, forma e la parola diventa poesia.

12674498 1147710115263133 864830033 nNel L’Eco dell’Ombra, volume a quattro mani edito per il DENart e pubblicato quando Sovente era ancora in vita, si comprende quando il loro immaginario visivo non sia complementare e forse nemmeno sovrapponibile, ma, in qualche strano modo, condiviso. E’ come se, da una parte il pittore e dall’altro il poeta, già prima di conoscersi, siano andati attingendo da una realtà altra, quella di un universo magico e antichissimo, attraverso alfabeti sì diversi, ma che non rimangono muti l’uno dinnanzi all’altro. Michele addensa nelle sue poesie il linguaggio magmatico dei Campi Flegrei, ogni parola suona cupa come terra vulcanica per poi sciogliersi limpida nelle acqua dell’Averno. Giuseppe nelle sue tele torna sempre a Buonalbergo, dove oggi vive e dipinge, nel Sannio fermo nel tempo. È Sovente a raccontarlo, scrivendo: “A poco a poco prende corpo il paese che in mezzo ai duri contraccolpi della metropoli riesce a far sentire le sue voci remote, quasi rarefatte, a far vedere i suoi colori essenziali, gioiosi. “Sembra quasi, a dirla tutta, che i due abbiano per anni camminato assieme sullo stesso filo di corda, equilibristi dell’arte, attenti a svelare pian piano quel vortice passionale delle loro pulsioni creative. Il pittore lo fa con guizzi di colore cangianti, duri, non smussati, che si armonizzano solo nella costruzione formale del quadro, mentre il poeta dondola tra il dialetto flegreo ed un più aulico latino, tra il crepitio di suoni appuntiti a cui solo la poesia può rendere grazia. E se Sovente scrive:

Nel cervello c’è il Vesuvio
lì canta il gallo, lì
il sangue scintilla, la notte
dal profondo schizza, la voce
della memoria alacremente
cinge il Vesuvio cervello.

Leone risponde con una serie, Vesuvi, dove la sagoma di Ulisse, non a caso l’eroe dell’ingegno, quello tutto cervello, si staglia contro la cima del montagnone esagitato. Sulla sua testa si aggrappa con artigli 12722121 1147710315263113 255548619 npungenti un gallo. Il tratto è forte, frenetico, i colori primitivi e puri. Il linguaggio dell’artista utilizza punti cardinali precisi: vige qui la legge del mito, una teogonia tutta campana. E’ come se al poeta, quanto al pittore, sbattesse dentro la stessa urgenza, quella stessa irrequietezza del vulcano. Ma forse solo le parole di Giuseppe Leone possono raccontare la figura di un amico prezioso, così come quella del poeta. Parole che inseguono parole sulla scia di un vivissimo e commosso ricordo.

Cosa ha rappresentato per lei Michele Sovente, che ricordo ne serba?
Per me Michele Sovente è stato ed è la “Poesia”, scritta tutta a lettere maiuscole. E’stato lui ad avvicinarmi ai versi di Baudelaire e Rimbaud. Michele era un visionario, un intuitivo, ma se da una parte affondava la sua ricerca nel retroterra magico, dall’altra si nutriva di cultura. Del resto senza cultura ogni forma d’arte diventa mero esercizio di improvvisazione.

Il 25 Marzo cade l’anniversario della morte del poeta, cosa significa per lei che è stato suo amico e collega?
Sono cinque anni che Michele è scomparso. Il nostro è stato un rapporto particolare, fecondo. C’è chi ci ha definito una sinestesia, come se stessimo mettendo in scena una partita tra pittura e poesia su un campo immaginifico comune, condiviso. Ecco quant’era sinergico il nostro legame. Io lo ricordo come un amico, innanzitutto, un compagno di viaggio e poi come poeta straordinario: era lui, per me, la voce autentica della Sibilla. Grazie Michele!