Imprenditori under 40: Italia dai due volti
Ora puntiamo solo alla crescita

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Jobs act e abolizione della componente lavoro dell’Irap, bisogna partire da queste due misure per rilanciare l’industria italiana. Lo sostiene Marco Gay, presidente dei Giovani di Jobs act e abolizione della componente lavoro dell’Irap, bisogna partire da queste due misure per rilanciare l’industria italiana. Lo sostiene Marco Gay, presidente dei Giovani di Confindustria, aprendo così il suo discorso al tradizionale convegno dell’associazione da Città della Scienza a Napoli. “Sono misure – dichiara Gay – che abbiamo chiesto per molto tempo e che sono fondamentali ed è per misure come queste che incoraggiamo il governo ad andare avanti con forza d energia. Il XXIX convegno di Capri per Napoli – continua – non è l’ennesimo convegno quanto piuttosto l’ennesimo segnale che vogliamo lanciare al Paese”. E per questo Confindustria chiede al Governo di andare avanti “con maggiori investimenti pubblici e misure chiare per incentivare quelli privati attraverso un piano di politica industriale e con maggior coraggio da parte nostra e voglia di cambiare”. Il Governo ha avviato alcuni progetti di lungo termine sui capitoli strategici ed ha aperto il cantiere delle riforme, “ma ne manca uno – sostiene il presidente dei giovani industriali – il cantiere dell’impresa. Dobbiamo dare avvio a questo cantiere mancante, che dopo le riforme delle istituzioni, della giustizia, del lavoro, della scuola, completerebbe la legge di stabilità, che agisce sul livello della tassazione, è vero, ma non su quello degli investimenti, lasciando per questo veri e propri limiti alla crescita”. Italia a due facce Un’Italia dai due volti, è il Paese descritto da Gay: “Un paradiso fiscale per chi vive di rendita e un inferno fiscale per chi lavora”. Il perché è presto spiegato, “il profitto è tassato quasi al 70%, i proventi finanziari al 26%. Se parte dell’imprenditoria italiana non avesse portato i capitali all’estero, i piccoli e medi imprenditori non si troverebbero oggi a pagare tasse sempre più alte e a fare i conti con un mercato interno in ginocchio. Se i capitali fossero rimasti in patria e – attacca – reinvestiti in ricerca e sviluppo, forse il nostro Paese non sarebbe stato escluso dal club mondiale dei brevetti”. Allarmante il fatto che tre quarti delle imprese italiane con un fatturato superiore ai 200 milioni di euro dipendono dalle banche: “Forse non ci troveremmo in questa situazione se gli investitori esteri non fossero stati penalizzati da una svantaggiosa tassazione sui rendimenti. Sembra quasi che abbiamo avuto paura di attrarre gli investimenti dall’estero”. Le richieste dei Giovani imprenditori sono incentivi a fare ricorso in misura maggiore al capitale di rischio: “la normativa di detassazione a disposizione delle start up innovative – prosegue Gay – dovrebbe essere applicata a tutte quelle aziende che mantengono nel tempo il livello degli investimenti fatti, con l’obiettivo di favorirne, insieme all’Ace, la patrimonializzazione e la liquidità”. L’Italia è un “Paese da cambiare” e da “ricostruire”. E ha “disperatamente bisogno che alle parole seguano i fatti”, continua il presidente dei Giovani di Confindustria. “E’ necessario lavorare insieme con le istituzioni per ricostruire l’Italia”. Una ricostruzione che non si annuncia certo semplice, anche all’indomani della vertenza della Ast di Terni che mette a rischio 20mila lavoratori e 1.500 aziende dell’indotto. “La Ast di Terni produce acciai speciali, è il primo produttore in Italia, il secondo in Europa – sottolinea Gay – in ballo ci sono non soltanto i 537 lavoratori oggi in mobilità, ma 2,4 miliardi di fatturato, 1.500 aziende che ruotano attorno alla lavorazione, 20mila persone il cui reddito dipende dalle acciaierie. In ballo – prosegue – c’e’ qualcosa di ben più grande: il ridimensionamento dell’Italia come polo siderurgico. Un ridimensionamento irreversibile, la dispersione di un know how che il mondo ci invidia. Noi non siamo i padroni delle nostre fabbriche, che possono decidere di chiuderle senza conseguenze”. La lettera della Commissione Europea Tema caldo di questi giorni è la lettera che la Commissione europea ha inviato al Governo italiano in cui chiede chiarimenti sulla legge di Stabilità: “In questo momento già avere nozione della lettera e il fatto che si possa condividere quali sono le strategie, è un primo passo. La reazione del Governo – dichiara il presidente Gay – è quella di rispondere con serenità, una cosa dovuta, e poi di andare avanti, perché abbiamo strettamente bisogno di guardare al futuro. Sono anni che vengono chiesti al nostro Paese delle riforme, nel momento in cui queste riforme iniziano ad essere messe in campo bisogna premiarle e avere elasticità, che può servirci in futuro”. Da parte le ideologie, imprese e sindacati avanti insieme Non solo le aziende e le istituzioni, ma anche imprenditori e sindacati possono, e devono, collaborare per lo sviluppo e il lavoro e scommettere sul futuro dell’Italia. Marco Gay lancia un appello dal palco di Città della Scienza, un appello rivolto in particolar modo alla Cgil: “Convinciamo i sindacati che, invece di scendere in piazza domani per difendere ideologie, possono collaborare con noi per difendere il lavoro”, dice. “Ricominciamo a rischiare e a crescere, riportiamo i capitali in azienda, prendiamoci le menti migliori fra i manager, apriamo una fase nuova di confronto con il sindacato per aumentare la produttività. Scommettiamo – aggiunge – sul futuro dell’Italia, sul nostro!”.


Il Governo accetta la sfida, questa la direzione della legge di stabilità Nel corso del XXIX convegno di capri per Napoli a Città della Scienza interviene anche il viceministro dello Sviluppo economico Claudio De Vincenti, che risponde alla voglia di mettersi in gioco fino in fondo palesata da Marco Gay: “La vedo come un’assunzione di responsabilità che rappresenta una sfida. Ed il Governo vuol raccogliere questa sfida. Confrontiamoci – prosegue De Vincenti – Si può far di più e di meglio, accettiamo questa sfida. Ma intanto bisogna riconoscere le cose che si fanno. Le misure che il Governo vara con la legge di stabilità vanno in questa direzione”: c’è “la più grossa operazione di riduzione del cuneo fiscale mai fatta prima. Punto”, sottolinea il viceministro. Ed accanto alle misure per la crescita ce ne sono altre “di politica industriale più mirate per specifici settori individuati come priorità”, per esempio “il credito di imposta per ricerca e sviluppo”.


Padoan: Stabilità, forse domani risposta alla Ue A chiudere la prima giornata delli’incontro dei Giovani di Confindustria è il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. “Risponderemo presto alla lettera dell’Ue, non so quando di preciso. Il dialogo, però, è cordiale e costruttivo. E’ giusto che la commissione faccia notare il mancato rispetto di alcuni parametri e la risposta sarà inviata rapidamente. Abbiamo voluto rendere mota la lettera per una maggiore trasparenza. Volevamo evitare speculazioni e mi stupisco per lo stupore”. Per quanto riguarda eventuali modifiche sui sussidi alle imprese nella legge di Stabilità, secondo Padoan “ma non sembra che ci saranno sorprese: sarebbe abbastanza strano che si fatica un po’ a costruire questo meccanismo di politica economica e finanziaria avendo già in mente che qualcosa dev’essere cambiato. Ci sarà l’iter parlamentare che è un momento forte di democrazia, spero migliorativo ma la logica deve rimanere questa. il Governo ha una politica economica, industriale e finanziaria, se qualcuno non la vede cercheremo di spiegargliela meglio. Se i posti di lavoro saranno 800mila – continua il ministro – lo vedremo, potrebbero essere di meno o di più. Era un numero nato da un ragionamento aritmetico ma i numeri saranno il risultato dell’azione del governo e li calcoleremo ex post. In questo momento – aggiuge – quello che deve essere introdotto nel sistema è la fiducia, quella che fa dare un senso molto diverso a un ammontare di risorse disponibili. I numeri li calcoleremo ex post e saranno il risultato dell’azione di governo, esiste una strategia di medio termine che passa per questa finanziaria e per le riforme strutturali”. “Da aprile ad oggi le previsioni sulla crescita sono inferiori alle previsioni: è chiaro che quando il quadro macroeconomico è completamente stravolto, mi pare del tutto ragionevole che il governo decida di continuare ad andare nella stessa direzione, cioè consolidamento e crescita, ma a velocità inverse”.