Imprese, Carella (Manageritalia): “I manager promotori del cambiamento”

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Roma, 9 giu. (Adnkronos/Labitalia) – “I manager devono promuovere con forza il cambiamento nelle aziende e nell’economia, consci dei rischi e guidati dalle opportunità, coinvolgendo e motivando la maggioranza dei collaboratori e degli interlocutori che questa è l’unica strada per avere un futuro. Certo, devono dare loro gli ancoraggi necessari per affrontare il rischio di cambiare, eventualmente sbagliare, e la certezza di sentirsi parte importante di un disegno di crescita”. Così Guido Carella, presidente di Manageritalia, ha aperto l’assemblea dell’organizzazione oggi a Milano.

Ricordando che il “Paese deve uscire da una profonda impasse data da decenni di immobilismo, a fronte di un mondo che cambia alla velocità della luce”, Carella ha poi detto “che servono classi dirigenti, a livello politico, economico e sociale, che abbiano competenze e responsabilità, volontà e coraggio di cambiare davvero”. Invece, citando un tema caldissimo, “sono anni -ha spiegato- che la politica non riesce a fare una legge elettorale”. Ma poi, ribadendo che tutti dobbiamo chiederci e guardare a cosa possiamo fare per il Paese, è subito tornato a parlare del ruolo dei manager.

“Che ‘community’ manageriale -ha continuato Carella- serve al Paese per cambiare registro? Certo, competenze, visione e etica. Ma, guidati da questi ancoraggi, servono dirigenti determinati nel cambiare il modo di fare business (innovando i modelli e creando nuovi business), il modo di lavorare (nuovi modelli organizzativi e ruolo delle persone, crescita professionale, partecipazione, responsabilità e delega), il modo di relazionarsi con gli stakeholder (il territorio, le istituzioni, la società ecc.)”.

“Questi manager li abbiamo già -ha detto Carella con forza- e li stiamo facendo crescere, basta vedere il successo che tanti hanno anche all’estero, ma dobbiamo avere un ecosistema che li metta in grado di farlo e quindi di svolgere appieno il loro ruolo. Prima di tutto imprenditori più disposti a collaborare con i manager e a farli entrare nelle loro imprese delegando responsabilità e potere decisionale”.

“Troppe aziende familiari -ha aggiunto- in Italia non hanno manager esterni alla famiglia (70% contro il 20% dei nostri principali partner europei) e proprio qui sta buona parte della nostra incapacità di competere nella nuova economia digitale e 4.0. Poi, politici che, dove hanno voce in capitolo, e ha senso ne abbiano, scelgano i manager per meriti e visioni, non per appartenenza e fedeltà. Perché poi quando, come nel caso di Alitalia, si dice, in parte anche a ragione, che la colpa è dei manager, dobbiamo capire chi e come li ha scelti. Le prime colpe sono lì”.

“Dobbiamo farci largo e spazio -ha continuato Carella- e pretendere di agire il nostro ruolo e avere tutto quanto serve per farlo nelle imprese private e in quelle pubbliche. Se questo non accade, dobbiamo lottare per averlo o denunciare gli ostacoli, così come chi ci impone strategie/scelte sbagliate e facili scappatoie da una vera concorrenza. Ma, per battere quello che non va, la miglior ricetta è far prevalere quello che è nuovo, funziona e crea sviluppo in termini di Pil e occupazione”.

Tra gli altri punti fermi, spiegano da Manageritalia, “c’è un’adesione ferma all’Europa, a una Europa che riparta dai valori fondanti, troppo spesso dimenticati e soffocati da egoismi e incapacità della politica”.

“Certo, poi, riforme della giustizia, della Pa, meno tasse, insomma tanti dei soliti temi troppo spesso citati e poi sempre disattesi. Questo il modo per dare corpo a una ripresa economica che sta toccando anche l’Italia, supportata da un aumento dei dirigenti privati”, ha avvertito.

Soprattutto di quelli che Manageritalia “rappresenta e operano nel terziario (+3% nel 2016 e +1,3% nei primi 4 mesi del 2017): manager e terziario sui quali dobbiamo puntare per andare davvero verso uno sviluppo capace di creare ricchezza e occupazione”, ha concluso.