Imprese, Istat: Napoli quinta per valore aggiunto in Industria e Servizi

38

Arriva per la prima volta dall’Istat la stima delle principali variabili di conto economico delle imprese dell’industria e dei servizi a un dettaglio di analisi territoriale e settoriale. Tra le principali indicazioni che se ne ricavano c’è il dato che quasi la metà del valore aggiunto nazionale è realizzato nei sistemi locali del lavoro urbani (49,8%), in cui risiede il 45,9% delle unità locali attive. La produttività apparente del lavoro nell’industria e nei servizi non finanziari è massima nei 5 sistemi urbani ad alta specializzazione (59,4 mila euro per addetto), elevata nei sistemi della fabbricazione di macchine (47,4 mila euro), della petrolchimica e della farmaceutica (47,3 mila euro) mentre registra il valore più basso nei sistemi a vocazione agricola (28,8 mila euro). La produttività arriva a livelli complessivamente medio-alti nei sistemi del Made in Italy.
A livello comunale, Napoli si posiziona al quinto posto in termini di contributo al valore aggiunto nazionale dell’industria e dei servizi non finanziari. Al primo c’è Milano con oltre 52 miliardi di euro (7,3% del totale), segue Roma con 51,8 miliardi (7,2%) e a una certa distanza si collocano Torino (2,1%), Genova (1,5%) e appunto Napoli (1,3%). E sempre Milano si conferma al primo posto nella graduatoria della produttività apparente del lavoro: il valore medio supera di una volta e mezzo la media italiana. Seguono Bolzano/Bozen (68,9 mila euro), Siena e Brindisi, unico comune del Mezzogiorno ai primi posti (58,2 mila euro per addetto). Roma è quinta in graduatoria (57,1 mila euro per addetto) mentre Napoli non compare neanche nelle prime 20 posizioni.

Focus sulle città metropolitane di Napoli e Bologna
La disponibilità di dati economici delle imprese a un dettaglio territoriale (e settoriale) così fine, si legge nel report dell’Istat, consente di analizzare e comprendere al meglio le eterogeneità esistenti e le relazioni – in termini di tessuto produttivo – che si creano in un dato luogo e che possono influenzarne lo sviluppo economico. A titolo esemplificativo, sarà analizzata la distribuzione del valore aggiunto fra i comuni delle Città metropolitane di Bologna e Napoli e la possibile influenza su tale distribuzione del posizionamento rispetto al comune capoluogo.
Le due figure successive riportano la distribuzione comunale del valore aggiunto totale prodotto considerato in rapporto al valore aggiunto del comune capoluogo delle due Città metropolitane. Valori più elevati del rapporto denotano un livello del valore aggiunto più vicino a quello prodotto nel comune centrale.

Per le Città metropolitane di Bologna e Napoli è stata calcolata la produttività apparente per i settori manifatturieri ad alta e medio-alta intensità tecnologica e nei servizi di mercato ad alta intensità tecnologica e di conoscenza.
Il valore aggiunto prodotto nei 56 comuni che compongono la Città metropolitana di Bologna sembra ridursi, seguendo un pattern quasi circolare, a mano a mano che ci si allontana dal comune capoluogo, evidenziando quindi una specifica capacità attrattiva nella localizzazione delle attività produttive. Fanno eccezione i Comuni di Sant’Agata Bolognese e Imola, capoluogo dell’omonimo sistema locale specializzato nella fabbricazione di macchinari.
I centri medi della produttività del lavoro, sia per la manifattura ad alta e media intensità tecnologica che per i servizi a media e alta intensità di conoscenza, si localizzano ambedue all’interno del Comune di Bologna, confermando quindi la centralità economica del comune capoluogo. Inoltre, la vicinanza spaziale dei due centri medi indica una connessione tra questi due macro-settori economici.
Le ellissi, che forniscono una rappresentazione grafica della dispersione spaziale e della diffusione territoriale, sono pressoché simili per i due settori considerati e mostrano un orientamento più accentuato sull’asse nord-sud, in linea anche con la struttura geografica della Città metropolitana.
Anche nel caso di Napoli, composta da 92 comuni, quelli con valore aggiunto totale più basso si collocano in posizione più distante dal centro. Tuttavia, si evidenzia una maggiore eterogeneità territoriale: comuni quali Nola, Pomigliano d’Arco, ma anche Gragnano, Castellammare di Stabia, Sorrento e Capri, pur non essendo nell’immediato hinterland del comune capoluogo hanno livelli di valore aggiunto più elevato di altri. Non a caso, quasi tutti questi comuni (ad eccezione di Pomigliano d’Arco, nel quale è rilevante la presenza di industria automobilistica) sono capoluoghi di altrettanti sistemi locali del lavoro, variamente specializzati.
La localizzazione dei baricentri geografici della produttività dei due settori economici, al confine orientale del Comune di Napoli, confermano il peso delle unità produttive localizzate nell’area Nola-Pomigliano-Portici.
La distanza tra i centri medi della produttività del lavoro dei due macro-settori considerati segnala, rispetto alla Città metropolitana di Bologna, una connessione meno stretta.
Le ellissi registrano invece una maggiore dispersione in direzione est-ovest e una maggiore eterogeneità (diffusione) per il settore dei servizi.