Imprese: Italmopa, 11 mln tonnellate volume prodotti industria molitoria

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Milano, 29 mag. (Labitalia) – Con un incremento di circa 49.000 tonnellate in un anno, nel 2017 il volume dei prodotti dell’industria molitoria si è attestato su circa 11 milioni di tonnellate, registrando un fatturato che risulta stimato in 3,467 miliardi di euro (1,674 miliardi di euro nel comparto della trasformazione del frumento duro e 1,793 miliardi di euro nel comparto della trasformazione del frumento tenero). Sono alcuni dei dati diffusi oggi da Italmopa, Associazione industriali mugnai d’Italia, in occasione dell’assemblea generale annuale, svoltasi a Milano all’interno della fiera Ipack-Ima).

L’utilizzazione di sfarinati di frumento tenero e di frumento duro nel 2017 si sarebbe complessivamente attestata in 7.785.000 tonnellate con un incremento dello 0,4% rispetto al 2016 (7.751.000), così suddivisa: 3.998.000 per quanto concerne gli sfarinati di frumento tenero (-0,2% rispetto al 2016); 3.787.000 per quanto concerne gli sfarinati di frumento duro (+1,1% rispetto al 2016).

Per quanto riguarda l’utilizzazione sul mercato interno e l’esportazione di sfarinati di frumento tenero, si è registrata nel 2017, rispetto al 2016, una leggera riduzione dello 0,2% (-8.000 tonnellate circa) derivante da una nuova frenata sul mercato interno (-23.000) e da un incremento delle esportazioni (+15.000). La riduzione sul mercato interno ha riguardato essenzialmente la farina destinata alla produzione di pane i cui consumi registrano, nel 2017, una nuova contrazione, in volume, del 2,4%. Tale riduzione ha riguardato, in misura maggiore, il pane sfuso rispetto al pane confezionato, mentre appare in controtendenza il consumo di pane surgelato che ha fatto registrare una crescita superiore al 10%. La rilevanza di quest’ultima tipologia rispetto al volume di consumo totale di pane rimane tuttavia marginale.

All’interno del comparto, prosegue l’andamento negativo dei consumi di pane ottenuto da alcune tipologie di farine, quale ad esempio la farina 00, mentre risulta decisamente positivo il trend dei prodotti considerati salutistici (con particolare riferimento ai prodotti ottenuti con farina integrale) e dei pani speciali (di semole di frumento duro, di farine di altri cereali etc etc).

“Nell’anno in cui l’arte del pizzaiolo napoletano è stata inserita fra i patrimoni dell’Unesco -commenta Cosimo De Sortis, presidente di Italmopa- si riscontra proprio un incremento dell’utilizzo di farine per la produzione di pizza, che ha riguardato tutte le categorie di prodotto: la pizza artigianale (pizzerie tradizionali e take away), in particolare, ha fatto registrare un incremento del 2,9% circa. Ottima performance per il settore surgelati, che rappresenta il 20% circa del consumo nazionale, che ha registrato un incremento ancora più marcato (circa 4,6%): detti prodotti sono stati premiati, sia per la capacità di innovare, sia perché i nuovi trend alimentari portano verso quei segmenti merceologici che fanno leva sul binomio qualità/facilità e rapidità di consumo, avendo, nel contempo, sfatato i falsi miti intorno a questi alimenti, un tempo considerati non propriamente economici e meno nutrienti rispetto ai freschi”.

Le migliori performance sono state registrate, però, nel comparto del frumento duro: il livello di utilizzazione degli sfarinati di frumento duro ha fatto registrare, infatti, nel 2017 e rispetto all’anno precedente, un incremento di 1,1%, riconducibile all’andamento positivo (+2,1%) dell’export di pasta di grano duro, che ha più che compensato la nuova, ulteriore, frenata (-0,5%) dei consumi di pasta nel mercato interno. Il 2017, sia nel comparto del frumento tenero, sia nel settore del frumento duro, ha ulteriormente rafforzato la richiesta compresa, secondo la tipologia di prodotto, tra il 10 e il 30% per prodotti innovativi, per prodotti considerati salutistici dai consumatori e per prodotti ottenuti con materie prime regionali o locali.

Tali prodotti non possono più, in alcuni casi, essere considerati di nicchia con particolare riferimento ad alcuni comparti (bio, integrale e, parzialmente, free-from) sia alla luce dei volumi commercializzati, sia per il numero di referenze, sia per la percentuale che essi ormai rappresentano nei fatturati dell’industria molitoria. Il consolidamento di questa propensione, che riguarda sistematicamente una percentuale (18% circa) in costante aumento della popolazione, si manifesta parallelamente alla crescita della ricerca di prodotti ‘low price’. Esso costituisce un fenomeno che sembra rispecchiare la più generale polarizzazione economica e il conseguente assottigliarsi del ceto medio.

Complessivamente, i volumi produttivi, peraltro non totalmente destinati all’industria molitoria, si confermano su livelli insufficienti a coprire le esigenze dell’industria della prima trasformazione che possono pertanto essere garantite attraverso l’indispensabile ricorso alle importazioni di materia prima.