Imprese: Zamagni, quelle innovative responsabili se pensano a comunità

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Ivrea, 9 nov. (Labitalia) – “L’associazione ‘Il quinto ampliamento’ ha come scopo quello di promuovere il tema della responsabilità civile dell’impresa in una stagione, come l’attuale, contraddistinta com’è dalla quarta rivoluzione industriale. Un’impresa che oggi voglia dirsi responsabile, nel momento stesso in cui si adopera di dare inizio a un processo innovativo, deve sforzarsi di prevedere le ricadute potenziali dell’innovazione sulla comunità di cui è parte, e non solamente sulla propria performance aziendale”. Lo dice, in un’intervista a Labitalia, l’economista Stefano Zamagni, presidente dell’associazione, in occasione di ‘Le vie del capolavoro. Il lavoro civile nel cambiamento: problemi, felicità, futuro’, secondo evento annuale aperto al pubblico, che si apre oggi presso le Officine H Olivetti di Ivrea.

“Riteniamo – afferma – che non sia più sufficiente che le imprese si impegnino nei confronti dei loro stakeholder cercando di perfezionare e di applicare sempre più estesamente gli standard che hanno deciso di adottare. Infatti, essendo esse stesse una classe di stakeholder, peraltro assai potente, le imprese devono trovare i modi di dialogo argomentativo con i governi e la società civile organizzata secondo quel canone di governance noto come sussidiarietà circolare”.

“Durante l’evento di Ivrea – chiarisce – ci sarà un confronto, tra addetti ai lavori e non, sulla trasformazione del mondo del lavoro in atto con l’obiettivo di immaginarne un indirizzo che conservi e valorizzi la crescita professionale dell’uomo, la sua gratificazione e lo sviluppo della comunità in cui vive. L’associazione illustra alcune proposte costruttive sull’impresa civile del XXI secolo emerse dai workshop organizzati da ‘Il quinto ampliamento’ nel corso dell’anno. Inoltre, durante tutto il weekend, il pubblico avrà la possibilità di visitare la mostra ‘Looking Forward. Olivetti: 110 anni di innovazione’, che racconterà il progetto visionario del modello di impresa di Adriano Olivetti”.

“Il nome della nostra associazione ‘Il quinto ampliamento’ – fa notare Zamagni – è indissolubilmente legato al progetto della famiglia Olivetti. Dal primo edificio mitico di mattoni rossi, costruito dal padre Camillo alla fine dell’Ottocento, gli edifici industriali delle Officine Olivetti crebbero con l’espandersi dell’azienda attraverso quattro suggestivi ampliamenti architettonici, nel segno dell’armonia, della luce e della trasparenza, ideati dal figlio Adriano. L’idea al centro del suo progetto era quella dell’impresa civile, come agente di trasformazione non solo della sfera economica, ma anche di quella sociale e civile della società. Adesso tocca a noi portare avanti il suo progetto ed edificare ‘Il quinto ampliamento’ per portare a compimento la sua opera”.

“L’impresa è oggi diventata – sostiene – un soggetto politico e non solo economico. Ecco perché è un agente di cambiamento. Tale consapevolezza, purtroppo, non è ancora diffusa tra le imprese italiane, poiché continuano a soffrire di un grave complesso di inferiorità dovuto sia a un certo retaggio culturale (l’imprenditore è uno sfruttatore) sia a una scarsa preparazione culturale. Ad esempio, una grave confusione di pensiero è quella che mette assieme sviluppo e crescita”.

“Nella realtà socioeconomica – sottolinea Zamagni – sviluppo indica il passaggio da una condizione a un’altra. In tal senso, il concetto di sviluppo è associabile a quello di progresso. Si badi che il progresso non è un mero cambiamento, ma è un cambiamento verso il meglio e quindi esso postula un incremento di valore. Dunque, il giudizio di progresso dipende dal valore che si decide di prendere in considerazione. Per l’economia civile, questo valore è, prima di tutto, la libertà positiva. Infatti, ama lo sviluppo chi ama la libertà. Il nostro fine è proprio quello di persuadere sempre più imprese italiane a adottare modelli virtuosi basati su questi principi”.

“Si tratta di ripensare – osserva – in chiave generativa il ruolo dell’imprenditore, nel nuovo contesto economico che si è venuto a configurare al seguito dei fenomeni della globalizzazione e della finanziarizzazione dell’economia. E’ ormai acquisito che l’azione economica, oggi, non può essere riduttivamente concepita nei termini di tutto ciò che vale ad aumentare il prodotto sperando che ciò possa bastare ad assicurare la convivenza sociale. Piuttosto, essa deve mirare alla vita in comune”.

“Il senso, cioè la direzione – chiarisce – verso la quale occorre andare, è quello di rinverdire la tradizione di pensiero dell’economia civile, una tradizione italiana che affonda le sue radici nell’Umanesimo civile del XV secolo. Idea centrale di tale linea di pensiero è quella di fondare l’architettura della società non su due ma su tre pilastri: pubblico (Stato e enti pubblici); privato (mondo delle imprese); civile (organizzazioni della società civile, cioè i corpi sociali intermedi)”.

Per Stefano Zamagni, “ciascuno di questi ha suoi propri principi regolativi ed è connotato da modi specifici di azione, ma tutti e tre devono interagire tra loro in maniera organica (cioè non sporadica) secondo i canoni del metodo deliberativo”. “L’ordine sociale, dunque, non deve essere più basato sulla dicotomia pubblico-privato (ovvero su Stato e mercato) bensì sulla tricotomia pubblico, privato, civile”, conclude.