In arrivo nuovo anti-psoriasi ‘bio’, un’iniezione ogni 3 mesi

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Parigi, 13 set. (AdnKronos Salute) – Chiazze che possono estendersi alle parti più nascoste del corpo con prurito, bruciore, pizzicore, dolore. Segni che vanno ben oltre la pelle, intaccano unghie e articolazioni, compromettono funzioni metaboliche e cardiovascolari, fino ad accorciare di anni l’aspettativa di vita. “La psoriasi può essere una malattia devastante per il corpo e per l’anima”, spiegano gli esperti riuniti a Parigi per il 27esimo Congresso dell’Eadv, l’Accademia europea di dermatologia e venereologia. Diecimila delegati da 100 Paesi, una vetrina internazionale in cui spicca fra le altre una nuova terapia biologica mirata al bersaglio, che promette di liberare i malati dalle placche psoriasiche attraverso un’unica iniezione ogni 3 mesi. Si chiama risankizumab e il suo arrivo in Europa è atteso nella prima metà del 2019.

La psoriasi colpisce almeno 125 milioni di persone nel mondo, uomini e donne di ogni età, con quasi 3 milioni di malati in Italia. Per la maggioranza imbarazzo, scarsa autostima, ansia, depressione, sensazione di isolamento e stigma sono compagni di vita. E benché oggi siano disponibili “una trentina di terapie” di cui la metà sistemiche, attive ‘dall’interno’, comprese 5 famiglie di cure ‘bio’, “la psoriasi rimane ampiamente sottotrattata – sottolinea Kristian Reich, professore di dermatologia in Germania, durante un incontro promosso dall’americana AbbVie al Palais des Congrès che ospita il summit Eadv – Il 52% dei pazienti più gravi riceve solo farmaci topici, ad azione locale, e appena il 10% assume terapie sistemiche”. Il risultato è che “oltre metà dei malati di psoriasi si dice insoddisfatto del proprio trattamento”, evidenzia il docente, in forze al Dermatologikum di Amburgo e allo SCIderm Research Institute di Berlino.

Una sensazione di fallimento che peggiora la qualità della vita, prosegue lo specialista, con “pesanti ripercussioni anche socio-economiche legate a costi diretti e indiretti”. Basti pensare che “il 60% dei pazienti a causa della patologia perde in media 26 giorni di lavoro all’anno” e che “fra i malati medio-gravi il tasso di ospedalizzazione raddoppia”, aumentando la spesa e le assenze in un circolo vizioso. Grazie alla nuove terapie biologiche, spezzarlo è possibile:”Devono capirlo i medici e devono saperlo i malati – dice Reich – Bisogna alzare le loro aspettative”, convincerli che se non funziona la loro cura adesso possono chiedere e avere di più: ‘pelle pulita’, efficacia e sicurezza a lungo termine.

Risankizumab agisce bloccando in modo selettivo la subunità p19 dell’interleuchina-23 (IL-23), la metà ‘chiave’ di una citochina coinvolta nel processo infiammatorio e legata a diverse patologie immuno-mediate. Il farmaco nasce da una collaborazione fra la tedesca Boehringer Ingelheim e AbbVie, che ne guida lo sviluppo e la commercializzazione su scala globale e ha presentato al meeting parigino nuovi risultati dei 3 studi di fase clinica III ‘ultIMMa-1, ‘ultIMMa-2’ e ‘IMMvent’ su pazienti con psoriasi a placche (la forma più diffusa) da moderata a grave, stadio che interessa il 30% circa dei malati.

Dai trial ultIMMa emerge che una quota significativamente maggiore di pazienti trattati con risankizumab è senza sintomi dopo 16 settimane rispetto a chi riceve placebo o ustekinumab, e resta ‘free’ anche a distanza di oltre un anno (52 settimane) rispetto al gruppo ustekinumab. IMMvent confronta invece risankizumab con adalimumab, dimostrando che una quota significativamente maggiore di pazienti trattati con il nuovo anticorpo monoclonale umanizzato raggiunge dopo 16 settimane uno score di 0 o 1 sulla scala Dlqi che misura la qualità della vita dei malati dermatologici, a significare che la psoriasi non pesa più sul loro vissuto quotidiano. Un traguardo che si mantiene alla 44esima settimana e si associa a riduzione dell’ansia, miglioramento del benessere mentale, aumento delle performance sul lavoro.

“Il nostro obiettivo è ridefinire lo standard terapeutico”, afferma Anne Martin Robinson, Executive Director AbbVie Immunology, Global Clinical Development, ricordando l’impegno del gruppo anche contro altre patologie dermatologiche infiammatorie immuno-mediate e invalidanti. L’obiettivo è “rivoluzionare il trattamento” della psoriasi come dell’artrite psoriasica, dell’idrosadenite suppurativa, del pioderma gangrenoso e della dermatite atopica. Contro quest’ultima, condizione che secondo le stime affligge il 10% della popolazione a un certo punto della vita, il ‘colpo in canna’ di AbbVie è il Jak1-inibitore upadacitinib. Scoperto e sviluppato dalla compagnia Usa, si assume in compressa una volta al giorno. Nuovi dati positivi di fase IIb sono stati diffusi in occasione del congresso, il composto è entrato in fase III e il via libera dell’Agenzia europea del farmaco Ema alle prime indicazioni è atteso l’anno prossimo.