In Campania il record delle frodi con furto d’identità. Studio Crif: Fenomeno in crescita in tutta Italia: +19,7%

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Le frodi creditizie mediante furto di identità, con il successivo utilizzo illecito dei dati personali e finanziari altrui per ottenere credito o acquisire beni con l’intenzione premeditata di non rimborsare il finanziamento e non pagare il bene, continuano ad avere un impatto non trascurabile sul credito alle famiglie. L’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio sulle frodi creditizie e i furti di identità realizzato da Crif-MisterCredit evidenzia che nel 2019 in Italia i casi rilevati siano stati oltre 32.300 per un danno stimato che supera i 150 milioni di euro. Per altro, rispetto all’anno precedente il numero di frodi risulta in ulteriore crescita del +19,7% ma al contempo è diminuito l’importo medio (-5,9%), attestatosi a circa 4.650 euro, a dimostrazione che le organizzazioni criminali ormai non disdegnano nemmeno le operazioni fraudolente su beni di importo più contenuto. Ma la costante crescita di questo fenomeno criminale non sembra arrestarsi tanto che le elaborazioni relative ai primi 4 mesi del 2020 mostrano un ulteriore incremento nei primi 2 mesi dell’anno (+5%) prima che il lockdown disposto dal governo attenuasse la dinamica nel successivo bimestre (-12,8%), in virtù della drastica riduzione degli spostamenti delle persone e la temporanea chiusura della quasi totalità degli esercizi commerciali.
Riguardo la regione di residenza, la ripartizione dei casi mostra una maggiore incidenza del fenomeno in Campania (che con quasi 5.000 casi vanta un peso del 14,5% sul totale), Lombardia (12,6%), Sicilia (11,5%) e Lazio (10,8%). L’incremento più consistente, però, si registra in Molise (+59,8%), in Umbria (+25,9%), Basilicata (+16,0%) e Sicilia (+13,1%). A livello di province, invece, il maggior numero di casi si registra a Napoli, che con quasi 3.000 frodi creditizie da sola arriva a spiegare il 9,2% del totale nazionale, seguita da Roma, con il 7,2%, da Torino, con il 4,6%, e da Milano, con il 4,4%. Analizzando gli alert sui documenti identificativi segnalati sui servizi di prevenzione frodi gestiti da Crif con anche la tramitazione delle banche dati Scipafi, emerge che nell’81,7% dei casi i frodatori hanno utilizzato una carta di identità falsa o contraffatta, nel 16,1% dei casi una patente, nell’1,8% un passaporto e nello 0,3% un permesso di soggiorno. Inoltre, circa il 1,5% dei documenti presentati in fase di identificazione anagrafica è una carta di identità contraffatta oppure valida ma non riconducibile al soggetto. Per le patenti, nel 4,4% dei casi si tratta di di documenti inesistenti o non appartenenti al soggetto. Per quanto riguarda invece i passaporti, il 21,6% delle interrogazioni al sistema con questa tipologia di documento riguarda un numero inesistente. Infine, nello 0,2% delle richieste di credito presentate a banche e società finanziarie il codice fiscale indicato risulta inesistente, quindi mai rilasciato dall’Agenzia delle Entrate. Per quanto riguarda i tempi di scoperta delle frodi, infine, sono caratterizzati principalmente da due macro categorie: se da un lato il 53,1% dei casi viene scoperto entro 6 mesi, dall’altro lato continuano ad emergere frodi commesse anche 3, 4 e addirittura 5 anni prima. Queste ultime, in particolare, rappresentano il 14,1% del totale e risultano in costante crescita. Infine, dall’Osservatorio CRIF-MisterCredit emerge anche che la metà delle frodi scoperte entro 6 mesi riguardava finanziamenti di importo inferiore ai 5.000 Euro mentre per quelli con valore superiore ai 10.000 Euro in un caso su 4 servono oltre 5 anni.