In fuga (ma) verso Sud. Ricerca, così cambia il vento

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Un super-dolcificante a impatto calorico zero, biosensori di nuova generazione per ricerche agroalimentari, marker per malattie neurodegenrative, corsi di alta formazione per manager specializzati nella valorizzazione dei beni confiscati alla camorra, è decisamente ampio il ventaglio di ricerche finanziate dalla Fondazione Con Il Sud per trattenere e, meglio ancora, “importare” cervelli nel Mezzogiorno. Giunto alla quarta edizione, la Fondazione presieduta da Carlo Borgomeo rinnova l’obiettivo con il bando “Brains2South”, 3,5 milioni di euro per sostenere il “trasferimento” nei centri di ricerca e nei dipartimenti universitari del Sud di ricercatori italiani e stranieri che svolgono la propria attività all’estero e nel Centro-Nord Italia (scadenza il 7 ottobre 2015).Carlo BorgomeoIl fenomeno della fuga dei cervelli è certamente tra i più gravi nel Mezzogiorno – spiega Borgomeo – ma è altrettanto grave anche la circostanza che pochissimi giovani vengano al Sud a svolgere attività di ricerca. Per questo, il bando quest’anno introduce due importanti novità: da una parte le domande saranno presentate alla Fondazione direttamente dai ricercatori che individueranno una struttura di ricerca in grado di ospitare il loro progetto; dall’altra potranno concorrere al bando solo ricercatori che provengano da regioni del Nord e dall’estero e che intendano realizzare il loro progetto nelle regioni del Sud”. Come rileva il National Bureau of Economic Research, infatti, sono solo il 3% i ricercatori stranieri nel nostro Paese. Di contro, ben il 16% dei ricercatori italiani decide di proseguire la propria attività all’estero. E secondo un’indagine Editutto 2014, sono circa 700mila i laureati che in 10 anni, dal 2001 al 2011, hanno lasciato l’Italia. Alla migrazione verso l’estero bisogna aggiungere quella interna al Paese. Nello stesso periodo 172 mila laureati si sono trasferiti dal Sud al Nord Italia, registrando un trend crescente: se nel 2001 i laureati meridionali che emigravano erano il 10,7%, nel 2011 la percentuale è più che raddoppiata, raggiungendo il 25%. Per contribuire a invertire la rotta la Fondazione punta su progetti di ricerca applicata nel settori energetico, manifatturiero, nanotecnologico, Ict, agroalimentare, biomedico, farmaceutico, diagnostico, nonché nello studio e conservazione dei beni culturali o ambientali. Aspetto molto interessante del bando è inoltre il taglio “anglosassone” che mira a dare il massimo di libertà al singolo ricercatore che assumerà il ruolo di “referente scientifico” e condurrà il progetto di ricerca sotto la propria responsabilità senza il controllo di un supervisore. Oltre ai costi del ricercatore, il finanziamento della Fondazione coprirà anche quelli legati alla sua proposta di ricerca (come ad esempio, la strumentazione necessaria, le risorse umane di supporto, i materiali di consumo). Dal 2007 la Fondazione ha sostenuto 21 progetti di sviluppo del capitale umano di eccellenza, per un totale di 8,2 milioni di euro. A livello territoriale, la Campania è al primo posto per numero di progetti sostenuti in questo ambito dalla Fondazione: 8 interventi finanziati complessivamente con oltre 3,7 milioni di euro (il 45% dei contributi assegnati al Sud). Napoli, Bari e Salerno sono, nell’ordine, le province con il più alto numero di iniziative sostenute. “Fino ad oggi – continua Borgomeo – tali iniziative hanno permesso di sostenere il lavoro di 10 ricercatori per 3 anni, di cui 6 in Campania, e hanno consentito a 300 giovani talenti del Sud, di cui 100 in Campania, e di seguire percorsi formativi dopo la laurea”.