In Islanda, nord del mondo, non gradita l’ adesione alla UE

Un segnale negativo forte e inquietante è arrivato da Rejkyavik a Bruxelles, nonché a Roma, Berlino, Parigi e alle altre capitali europee. Il referendum popolare promosso dal Governo di quell’ isola, ha avuto il risultato che l’ipotesi di chiedere alla UE che l’ Islanda venga accolta nel novero dei paesi che costituiscono la stessa, non è gradita. In effetti, il risultato non è stato clamoroso, piuttosto di misura: il no è andato avanti per pochi punti in più del 50 %. Ciò che colpisce maggiormente è la percentuale dei votanti. Essa è stata pari all’ 85% degli aventi diritto a esprimere il loro pensiero in merito a una questione che riguarda l’intera popolazione di una nazione, nel caso di specie un’ isola sovrana. Per cercare di interpretare cosa significhi il risultato di quel referendum per la stessa Isola e per la UE, potrà essere d’ aiuto passare al setaccio le sue prerogative. L’ Islanda è un paese ricco, non per particolari attività finanziarie svolte sul e dal suo suolo. L’attivo sostanzioso dei suoi conti è determinato da una particolare attività che si puo comprendete nel Settore Primario. È la pesca, operata dagli islandesi da secoli, con relativi annessi e connessi. Ferma restante l’attività dell’ Itticoltura, con i sistemi locali della tradizione. Essa rappresenta una delle voci più attive della bilancia commerciale di Rejkyavik e, probabilmente, sarà stato il fondato timore di dover sottostare a norme in materia più restrittive, quelle europee, a determinare il voto referendario. È andata così, ma non è stato raggiunto un punto di non ritorno. Per ora è bene non fasciarsi la testa. Altri argomenti meritano di essere approfonditi, essendo in atto fenomeni negativi che reclamano la precedenza dovuta. Non bisogna dimenticare che a quella latitudine o poco oltre, è in sospeso la questione USA – Groenlandia. Presto per tirare ogni genere di conclusione, pur dovendo ammettere che nemmeno la Zona Artica non è più il luogo di origine di Babbo Natale, forse è ancora l’habitat delle renne. Meglio che niente.