In Italia il credito resta difficile e caro
Le Pmi più penalizzate

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Il credito resta difficile e caro per le Pmi italiane e la crisi ha moltiplicato le difficolta’ che emergono anche dal confronto internazionale. A certificarlo e’ l’Ocse in uno studio sul Il credito resta difficile e caro per le Pmi italiane e la crisi ha moltiplicato le difficolta’ che emergono anche dal confronto internazionale. A certificarlo e’ l’Ocse in uno studio sul finanziamento delle Pmi nell’area industrializzata, diffuso a Washington in occasione delle riunioni primaverili dell’Fmi e della Banca Mondiale. L’Italia e’ uno dei sei Paesi in cui lo stock di prestiti alle Pmi nel 2013 resta sotto i livelli del 2007. In realta’ mentre il credito alle Pmi ha continuato a crescere nei primi anni della crisi, dal 2011 – con la seconda recessione – ha iniziato una discesa che dal -1,1% del 2011 si e’ accentuata al -3,6% del 2013, contrariamente a quanto e’ avvenuto nella maggior parte degli altri Paesi Ocse. Inoltre nella Penisola il calo del credito alle Pmi e’ stato piu’ accentuato rispetto alle grandi industrie. La quota di finanziamento bancario alle Pmi – a livello di stock – e’ rimasta per altro stabile tra il 18-19% nel 2007-13 del credito totale, che e’ pero’ uno dei livelli piu’ bassi dell’Ocse. Gli altri Paesi europei La Svizzera ad esempio primeggia con l’88,4%, il Portogallo e’ al 74% e il Belgio al 67%. Nel 2013 lo stock del credito relativo alle Pmi era di 191,4 miliardi di euro (da 186,7 miliardi del 2007) a fronte di 1.025 miliardi totali di credito alle aziende. Come ricorda l’Ocse, mentre per la crisi le banche chiudevano i rubinetti del credito, le aziende maggiori hanno potuto ricorrere piu’ facilmente ad altre forme di finanziamento come le obbligazioni, mentre la maggior parte delle Pmi continua a dipendere pesantemente dal credito bancario. La maggiore necessita’ di liquidita’ emerge anche dal piu’ ampio utilizzo delle linee di credito autorizzate, salita dal 79,7% del 2007 all’86,3% del 2013 Tassi di interesse alle stelle Tra il 2007 e il 2013, lo spread dei tassi di interesse per le Pmi italiane ha poi segnato uno degli incrementi piu’ alti, con uno spread rispetto alle grandi aziende in continua ascesa, fino ad arrivare a 2 punti nel 2013, cioe’ tassi al 5,4% medio per le Pmi contro il 3,3% delle big, quando nel 2007 il divario era solo di 0,6 punti. Sempre che il finanziamento si riesca ad ottenere: l’incidenza dei rifiuti ai prestiti nel 2011 e’ balzata all’11,3%, il doppio rispetto al 2010 ed e’ salito al 12% nel 2012, salvo calare all’8,3% del 2013, ma va detto che in diversi altri Paesi Ocse il ‘no’ al credito alle Pmi e’ su livelli ben piu’ elevati. gli Negli ultimi anni e’ inoltre aumentata la richiesta di collaterale, passata dal 51,9% del 2009 al 56,6% del 2013. Non stupisce quindi che nel 2014 la proporzione delle Pmi della Penisola che indicavano l’accesso al finanziamento come la maggiore preoccupazione fosse del 14%, il quinto dato piu’ elevato (prima la Grecia con il 32%), contro una media Ocse del 13% e l’11% per le grandi aziende. Arrivando al dolente capitolo dei crediti deteriorati, per le Pmi italiane sono piu’ che raddoppiati (ma in Grecia e Portogallo sono aumentati di 7 volte) e sono saliti dal 6,83% del totale dei prestiti del 2007 al 14,33% del 2013, uno dei livelli piu’ elevati, dopo Grecia (32%), Portogallo (15,7%) e Spagna. Gli Npl originati dalle Pmi italiani ammontavano a 27,4 miliardi di euro nel 2013 (su un totale di crediti deteriorarti di aziende di 139 miliardi) contro i 12,7 miliardi del 2007. Fallimenti raddoppiati Anche i fallimenti sono piu’ che raddoppiati tra il 2007 e il 2013 (da 6.154 a oltre 14mila), con un incremento del 12,8% tra il 2012 e il 2013 che e’ il terzo piu’ alto tra i Paesi considerati.