In Italia, oltre ai problemi che assillano da oltreconfine, tante grane da seguire con attenzione 

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A inizio settimana è più che mai doveroso tentare di mettere ordine nelle precedenze, purtroppo negative, che in qualche modo stanno colpendo ai fianchi l’Italia. Per maggior precisione, c’è da specificare che non sono solo vicende che, pur prendendo l’avvio fuori dei confini nazionali, finiscono con l’avere effetti pesantemente negativi sullo Paese. Gli stessi stanno venendo fuori così, simili a enormi paradossi che si manifestano marcatamente, seppure messi in ombra da eventi internazionali di indiscutibile importanza. In più fanno sì che prendano consistenza comportamenti del tipo: “certo, certissimo, anzi… probabile”, come il titolo di un film italiano degli anni ’60. Andando diritti al centro dell’ argomento, si può prendere atto che mentre a Roma si teorizza e si dichiara che ll sistema imprenditoriale pubblico, se ne ricorrano le condizioni, debba essere ceduto ai privati, questi ultimi diano dal canto loro, sparsi qua e là nel Paese, manifestazioni di disinteresse per quanto hanno fatto nella loro vita fino a oggi. In una sola espressione, investire su se stessi, ovvero sulle proprie capacità, mettendo così a rischio il patrimonio proprio e quello di chi avesse voluto condividere la loro vicenda imprenditoriale. Come se non bastasse, sono diversi I casi, talvolta macroscopici, che avvalorano un detto popolare. Quello che in sintesi espone una constatazione dal vivo, cioè che capita spesso che un imprenditore realizzi la sua idea, che in seguito viene ampliata e aggiornata dai figli. Gli stessi, migliorandola, continuano l’opera di chi li ha preceduti. In diversi casi tale sequenza si interrompe con l’arrivo ai posti di comando della terza generazione. Essa, per incapacità o per altra motivazione, fa si che la proprietà di quanto hanno realizzato i loro predecessori cambi di mano o non faccia passi avanti per espandersi, né per continuare a migliorare. Dall’inizio dell’anno tale fenomeno in Italia ha iniziato a impennarsi. Quella che per decine di anni è stata considerata egemone dell’imprenditoria italiana nonché di esempio anche nel resto del mondo, la famiglia Agnelli, sta dando l’ opportunità alle cronache di poter consegnare al pubblico di tutti i generi materiale che si presta a ogni tipo di commento, beninteso negativo.
Si potrebbe chiudere l’argomento con falsa sicumera, facendo finta di essere convinti che non c’è nulla di nuovo sotto il sole. A riflettere con un minimo di mente fredda, occorre poco tempo per prendere atto che anche altre famiglie di imprenditori italiane, una per tutte quella dei petrolieri Moratti. Gli stessi che stanno voltando pagina, trasformandosi in finanzieri nella migliore delle ipotesi, se non proprio in renditieri alcune volte. Per colmo della misura, affidando a istituzioni finanziare straniere il ricavato della liquidazione delle proprie attività imprenditoriali, con quanto ne può conseguire per il fisco. Con la prospettiva di realizzare quale genere di affari lo Stato si accinge a cedere buona parte di quanto ha in portafoglio, alla luce di ciò che è stato appena riportato, diventa complicato metterlo a fuoco per chiunque. Non è azzardato pensare che buona parte degli ostacoli che potrebbero presentarsi è facile che proverrebbero dalla politica, anche da quella internazionale. È tale l’intreccio degli affari di Casa Italia in relazione a quanto accade fuori dei suoi confini, come è normale che avvenga, che quanto accade altrove, seppure in piccola parte, come un fiume carsico esca in superficie anche all’ interno dei suoi confini. Non porterebbe nessun vantaggio immediato premere a tavoletta sul pedale della normativa inerente questo stato dell’arte. Potrebbe essere invece il caso che lo Stato continui con l’opera di agevolazione che sta già concedendo ai privati, soprattutto quelli che sottoscrivono debito pubblico. Finora quel comportamento sta funzionando e ha tutte le premesse per continuare in crescendo. Per l’ importanza della quantità di denaro che sta già confluendo di conseguenza nelle casse del Tesoro, bisognerà solo fare attenzione che, per motivi facilmente intuibili, la raccolta appena accennata non sia deviata dai canali appena indicati. Anche perché i primi a essere danneggiati sarebbero proprio i risparmiatori medio piccoli. In casi del genere gli abitanti del villaggio sono soliti commentare che il gatto che si scottò con l’acqua calda, dopo non si avvicinava più nemmeno a quella fredda. Il tutto dovrà essere realizzato senza innamorarsi delle proprie idee e, come spesso accade, affezionandosi alle stesse come a un dogma. Se si ha fretta è meglio andare piano, così dicevano i mercanti di un tempo, lontano ma non troppo.