In memoria di un grande archeologo e scrittore di Capri: 140 anni fa nasceva Amedeo Maiuri

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di Raffaele Vacca

Nella nostra Isola due strade sono intitolate ad Amedeo Maiuri.
A Capri la parte finale di via Tiberio, che conduce a Villa Iovis, dove Maiuri compì il più entusiasmante dei suoi scavi. Ad Anacapri la stradetta che da via Grotta Azzurra porta a Torre Damecuta, nel cui terreno circostante, che per suo interessamento Axel Munthe aveva donato allo Stato Italiano, Maiuri scavò quel che restava della villa di Tiberio.
Nato a Veroli, in provincia di Frosinone, il 7 gennaio 1886, Amedeo Maiuri si laureò presso l’Università La Sapienza di Roma.
Nel 1914, e per dieci anni, fu il capo della Missione Archeologica Italiana con sede permanente nell’Isola di Rodi.
Nel 1924 fu nominato Sovrintendente delle Antichità della Campania. Ed in questa funzione promosse e diresse gli scavi archeologici dell’Isola di Capri.
Oltre ad essere archeologo di fama mondiale, Amedeo Maiuri è stato un raffinato ed elegante scrittore, che ha alimentato l’autentica identità italiana.
Tra le sue numerose opere, tre sono dedicate all’Isola di Capri, mentre pagine sull’Isola si ritrovano in altre sue opere.
Le tre opere sono: “Capri. Storia e Monumenti”; “Lettere di Tiberio da Capri”; “Breviario di Capri”.
La prima opera, pubblicata nel 1957 è continuamente ristampata, da notizie indispensabili e sicure a chi visita e vuole conoscere l’Isola.
“Lettere di Tiberio da Capri” contiene ventinove lettere che Maiuri immagina che Tiberio abbia scritto da Capri e talvolta su Capri, nei dieci anni che trascorse sull’Isola facendola diventare il centro del mondo, alcune contengono testi autentici dell’imperatore che ci sono stati riportati da Tacito e Svetonio.
L’opera fu scritta da Maiuri ad anacapri, nell’estate del 1960, nella casetta, denominata “L’Olivella” che si era costruita nei pressi del Mulino a vento, con quello che aveva guadagnato con i suoi scritti.
“Breviario di Capri”, pubblicato in prima edizione nel 1987 ed in seconda dieci anni dopo, è uno dei più bei libri che siano stati scritti su Capri.
È di autentica bellezza e di contenuta esaltazione dello spirito. In esso spontaneamente il naturale si armonizza con l’umano, come nel capitoletto intitolato “Case della Marina” ed in quello intitolato “Torre di Materita”, e l’umano si armonizza con il divino, come nel capitolo su Cetrella.
Bellissime e talvolta struggenti pagine su Anacapri durante la Seconda Guerra Mondiale, che talvolta ricordano il Virgilio delle immortali Bucoliche, si trovano nel “Taccuino napoletano”, pubblicato nel 1956.