In ricordo di Enrico Pugliese

in foto Enrico Pugliese

di Sandro Turcio*

Venerdì scorso, al San Camillo di Roma, dove era ricoverato, si è spento il Prof. Enrico Pugliese. Aveva 83 anni. È stato uno dei massimi sociologi italiani della seconda metà del Novecento e l’inizio del nuovo millennio ed è stato un onore per l’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del CNR averlo avuto come Direttore tra il 2002 e il 2009.

Quando è arrivato al CNR, come primo direttore del nascente nuovo Istituto post-accorpamento, subentrando a Paolo Calza Bini, suo collaboratore, sono stato felice perché mi legava a lui Gilberto Antonio Marselli con cui entrambi avevamo mosso i primi passi scientifici a 35 anni di distanza: una circostanza che è tornata utile anche al loro riavvicinamento. Così, poco prima che Marselli morisse, andammo insieme a salutarlo, in compagnia del prof. Quintano e di mia moglie. Parlarono tutto il tempo della loro vita trascorsa al famoso Centro di Portici creato da Rossi Doria, sede pulsante del pensiero economico e sociale meridionalista, ricordando persone, luoghi e vicende.

All’IRPPS-CNR, Pugliese è riuscito a interagire fruttuosamente con tutti i gruppi di ricerca, a Roma come a Fisciano, e a farsi voler bene da tutto il personale, e ciò grazie alla sua vasta cultura, alla perspicacia nel cogliere gli umori della vita grande e piccola attorno a lui, alla praticità del fare rigoroso e del relazionarsi agli altri. È stato autorevole senza essere autoritario.

Dal punto di vista scientifico, la mano di Pugliese è stata importante per rivitalizzare il Rapporto sul Welfare dell’Istituto, rimodulandone l’impostazione analitica, ampliando le tematiche da affrontare e favorendo per suo tramite l’integrazione tra i colleghi della sede romana e salernitana. Personalmente, me lo ricordo entusiasta, appena entrato in carica, del convegno napoletano, assai partecipato dai Comuni interessati, sui risultati della sperimentazione del Reddito minimo di inserimento che allora stavo studiando e che Calza Bini aveva appoggiato, al quale intervennero tra gli atri Chiara Saraceno, Massimo Paci, Enzo Mingione, Michel Dollé, che venne a parlarci dell’esperienza francese del Revenue minimum d’insertion, e Luis Moreno, che ci riportò invece l’esperienza spagnola delle Rentas mínimas. Enrico volle, e quasi pretese, avendo preventivamente contattato tutti gli autori, la pubblicazione degli atti, affidandomi la curatela.

Un altro momento per me significativo è stato il Rapporto 2007-2008, dedicato al modello sociale sud-europeo. In una delle riunioni preparatorie, in cui vennero condivise le tematiche da affrontare, Pugliese ci avverti sui paradossi a cui saremmo andati incontro. E così fu, almeno per me, che lavorai il tema del modello familiare sud-europeo tra mutamento sociale, vecchio e nuovo welfare. In effetti, come aveva previsto, emerse lampante il paradosso dei paesi sud europei cosiddetti a ‘famiglia forte’ che, nella transizione alla post-modernità, facevano meno figli di quelli a ‘famiglia debole’ nordeuropei dove la fecondità era in ripresa grazie all’impegno pubblico per la tutela e i servizi per l’infanzia e la quasi totale assenza dei residui culturali propri del familismo sud-europeo che, anche a seguito delle crisi economiche, veniva limitando di fatto l’autonomia delle giovani generazioni e restringendo le scelte di vita e di fare famiglia soprattutto nel Sud Italia.

Forti del suo sapere scientifico, ancora recentemente, quando le sue condizioni di salute già diventavano più cagionevoli, ci siamo rivolti a lui come revisore dei capitoli Popolazione e Welfare di un volume collettaneo dell’Istituto dedicato ad un riesame della società italiana nelle intemperie del nuovo millennio.

*ricercatore IRPPS-CNR