Industria grafica, carenza di materie prime: le Pmi non riescono a rifornire la clientela

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(da fimpiantiindustriali.com)

I costruttori di macchine per l’industria grafica, cartotecnica, cartaria e di trasformazione corrono ai ripari per tutelarsi dall’emergenza causata dalla carenza delle materie prime e dai conseguenti ritardi sulle consegne di componenti elettrici, plastica e metalli. Acimgal’associazione confindustriale che rappresenta 82 imprese italiane del settore, ha sottoscritto a nome degli associati una nota inoltrata a tutta la clientela internazionale, in cui assicura il massimo impegno “per mitigare gli effetti negativi di queste circostanze critiche”, ma certifica anche “la possibilità in alcuni casi di non rispettare gli accordi di fornitura”.
“Noi e i nostri fornitori dobbiamo affrontare quotidianamente una situazione molto difficile – si legge nel provvedimento – poiché i tempi di consegna standard per la maggior parte dei componenti essenziali e dei materiali di produzione vengono ripetutamente estesi e le quantità ridotte o modificate con un preavviso molto breve. Ciò è dovuto a molteplici fattori avversi nella catena di approvvigionamento, che erano imprevedibili e che sono al di fuori del nostro controllo”.
Un’iniziativa volta a tutelare le imprese associate che, in seguito a un elevato incremento degli ordini – circa il 40% in più rispetto al 2020 – e a evidenti criticità nella supply chain, rischiano di non riuscire a soddisfare pienamente la domanda del mercato.
«In condizioni normali il ciclo produttivo di una macchina richiede dai 6 ai 12 mesi di lavorazione – spiega Saverio Lombardini, membro del consiglio direttivo di Acimga e tra i promotori dell’iniziativa – Considerando che, ad esempio per la sola componentistica elettrica, si è registrata una variazione dei tempi di consegna dai tradizionali 10 giorni agli attuali 6 mesi, la nostra capacità di ottemperare alle scadenze previste dai contratti di fornitura è messa seriamente in discussione. Ciò significa che le nostre aziende, oltre a disattendere gli impegni presi con i propri clienti, rischiano, in molti casi, di andare incontro al pagamento di penali. Questo andrebbe ulteriormente a incidere sulla marginalità dei fatturati, già compromessa dai rincari di materie prime e dei servizi di trasporto, che stanno facendo lievitare i costi delle commesse di oltre il 10%».
L’emergenza impatta, in particolare, sul segmento degli stampatori, che vede l’industria italiana prima realtà industriale d’Europa, alle spalle in termini di produzione nel territorio ex UE al solo Regno Unito. «Il Covid negli ultimi due anni ha portato a un riequilibrio tra le forniture del mercato interno e quello estero, quest’ultimo tradizionalmente preponderante per le imprese del nostro settore – aggiunge Andrea Briganti, direttore generale di Acimga – Questa situazione di emergenza rischia di compromettere la competitività non solo dei nostri associati, ma di tutta la filiera del Made in Italy legata al segmento della stampa».