Industria manifatturiera, affanno eurozona

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A cura di Antonio Arricale Rallenta l’industria manifatturiera nell’eurozona. A novembre l’indice finale destagionalizzato Markit PMI è risultato pari a 50,1 punti, leggermente al di sopra della soglia di non cambiamento A cura di Antonio Arricale Rallenta l’industria manifatturiera nell’eurozona. A novembre l’indice finale destagionalizzato Markit PMI è risultato pari a 50,1 punti, leggermente al di sopra della soglia di non cambiamento di 50, ma al di sotto della precedente stima flash di 50,4 punti. E’ l’indicazione minima registrata finora da giugno 2013. Su otto nazioni monitorate ben cinque, lo scorso mese, hanno riportato contrazioni, e ciò rappresenta la proporzione maggiore da quando l’attuale ripresa della zona euro ha avuto inizio durante luglio dello scorso anno. “Con l’indice PMI finale attestatosi al di sotto della stima flash, la situazione del settore manifatturiero della zona euro è peggiore di quanto pensato in precedenza”, ha dichiarato Chris Williamson, Chief Economist presso Markit. “Non solo la performance del settore è stata la peggiore dalla metà del 2013, c’è anche il rischio che il nuovo e forte peggioramento iniziato al centro si estenda a tutta la regione. Il settore ha più o meno registrato una stagnazione da agosto, ma quello che stiamo osservando adesso, per la prima volta in quasi un anno e mezzo, è la contrazione manifatturiera sofferta dalle tre maggiori economie”. “Il motore delle esportazioni tedesco si è bloccato – ha aggiunto Williamson – causando il peggioramento maggiore dei nuovi ordini del paese da dicembre 2012. Questi sono diminuiti anche in Francia e Italia, provocando previsioni negative circa la produzione dei mesi futuri”. “Spagna, Irlanda e Paesi Bassi rimangono i punti positivi, ma la preoccupazione adesso è che, se non aumenta la domanda nei maggiori stati membri della regione, questi paesi, così come la Grecia e l’Austria, avranno problemi a mantenersi in fase di espansione”, ha concluso il capo economista di Markit. Borse asiatiche Borsa nipponica positiva in avvio di ottava con il Nikkei che ha guadagnato lo 0,75% salendo al di sopra della resistenza a quota 17500. Il rialzo è stato agevolato dall’indebolimento dello yen nei confronti delle altre principali valute, mentre il crollo del prezzo del petrolio, se da una parte penalizza i titoli del comparto oil, dall’altra sta favorendo il recupero di quelle delle compagnie aeree che vedono ridursi i costi operativi. Sul fronte macroeconomico da segnalare l’ulteriore crescita degli investimenti in strutture e macchinari da parte delle aziende giapponesi. Nel terzo trimestre 2014, infatti, le spese in conto capitale sono salite del 5,5% contro l’1,8% del consensus e a fronte dell’incremento nel precedente trimestre del 3%. Secondo i dati diffusi dal ministero nipponico delle Finanze, escludendo i software il progresso è stato del 5,6% contro l’1,5% atteso dagli economisti e a fronte dell’1,9% di crescita segnato nel secondo trimestre. Peggiora invece l’attività manifatturiera del Sol Levante in novembre, ma resta ampiamente sopra la soglia di 50 punti che separa crescita da contrazione. Il dato finale dell’indice Pmi stilato da Markit/Jmma è stato infatti rivisto a 52,0 punti da 52,1 della lettura preliminare. In ottobre il dato si era attestato a 52,4 punti (51,7 punti in settembre). In Cina si conferma la frenata dell’economia. Il dato finale dell’indice Pmi stilato da Markit/Hsbc per il mese di novembre rimane fermo ai 50 punti della lettura preliminare, quota che separa crescita da contrazione. Il dato, peggiore negli ultimi sei mesi, si confronta con i 50,4 punti di ottobre (50,2 punti in agosto e settembre). Il dato ha avuto ripercussioni negative sull’andamento delle altre principali piazze azionarie asiatiche apparse deboli questa mattina. Hong Kong cede il 2,6%, Seul ha chiuso in calo dello 0,79% mentre Shanghai, reduce da un poderoso rally rialzista, si sta muovendo poco al di sotto della parità. Borsa Usa A New York i principali indici hanno chiuso una seduta caratterizzata da volumi ridotti a causa del clima semifestivo contrastati. Il Dow Jones è rimasto invariato, l’S&P500 ha lasciato sul terreno lo 0,25% mentre il Nasdaq Composite ha guadagnato lo 0,09%. Pesante il settore energetico con le quotazioni del petrolio in forte calo (Wti -10%). In evidenza i titoli del settore retail nel giorno del Black Friday che rappresenta tradizionalmente l’inizio degli acquisti natalizi. Wal-Mart Stores (+3%), Macy’s (+2,2%), Best Buy (+1,73%). Male invece il comparto petrolifero dopo la decisione dell’Opec di non tagliare la produzione. Exxon Mobil ha perso il 4,12%, Chevron il 5,39%. Vendite anche sulle società dei servizi per l’industria petrolifera come Halliburton (-10,96%).Si sono avvantaggiate del crollo delle quotazioni del greggio le compagnie aeree e dei trasporti. American Airlines ha messo a segno un progresso del 7,92%, Carnival (crociere) del 4,89%. Sopra la parità Google (+0,25%) nonostante le pressioni del Parlamento europeo per una separazione dai servizi commerciali da quelli dei motori di ricerca. Denaro su Procter & Gamble +1,79%. Secondo indiscrezioni il gruppo dei beni di consumo potrebbe considerare la cessione della controllata Wella. Forti acquisti su Liberty Global +7,44% in scia alle indiscrezioni su un possibile interesse da parte di Vodafone. Europa Le principali Borse europee hanno aperto la prima seduta dell’ottava in ribasso. Il Dax30 di Francoforte cede lo 0,4%, il Cac40 di Parigi lo 0,6%, il Ftse100 di Londra lo 0,9% e l’Ibex35 di Madrid lo 0,2%. Ancora in deciso calo i petroliferi; Total -3%, Repsol -2%, Royal Dutch Shell -2,1% e Bp -1,9%. E.ON +4%. L’utility tedesca ha annunciato lo spin-off delle attività legate alle energie convenzionali (gas, carbone nucleare e trading) per concentrarsi sulle energie rinnovabili. La società ha anche annunciato che chiuderà il 2014 con perdita significativa a causa di nuove svalutazioni per circa 4,5 miliardi di euro nel quarto trimestre. Italia Il Ftse Mib segna -0,76%, il Ftse Italia All-Share -0,75%, il Ftse Italia Mid Cap -0,69%, il Ftse Italia Star -0,00%. Mercati azionari europei in flessione su debolezza dati Cina. Venerdì scorso l’S&P 500 ha chiuso a -0,25%, il Nasdaq Composite a +0,09%, il Dow Jones Industrial a +0,00%. I future sui principali indici americani al momento sono in calo dello 0,3-0,5 per cento. A Tokyo il Nikkei 225 ha terminato a +0,75%, mentre a Hong Kong l’Hang Seng ha fatto segnare -2,58%. Non si arresta la correzione dei titoli del settore petrolifero: il Crude WTI tocca il minimo dal luglio 2009 a 63,75 dollari/barile, mentre il Brent scivola fino sui 67,57, il livello più basso dall’ottobre 2009. L’indice EURO STOXX Oil & Gas cede il 2,9%. A Milano Eni -1,7%, Tenaris -2,1%, Saipem -3,5%. Deboli i bancari con l’indice FTSE Italia Banche a -1,7%. In calo Intesa Sanpaolo (-2%), Unicredit (-1,6%), Bper (-2%), Banco Popolare (-1,6%).


I dati macro attesi oggi Lunedì 1 dicembre 2014 00:50 GIA Investimenti T3; 02:00 CINA Indice PMI manifatturiero nov; 02:45 CINA Indice PMI manifatturiero HSBC nov; 09:15 SPA Indice PMI manifatturiero nov; 09:45 ITA Indice PMI manifatturiero nov; 09:50 FRA Indice PMI manifatturiero nov; 09:55 GER Indice PMI manifatturiero nov; 10:00 EUR Indice PMI manifatturiero nov; 10:00 ITA PIL T3; 10:30 GB Indice credito al consumo ott; 10:30 GB Indice PMI manifatturiero nov; 15:45 USA Indice Markit PMI manifatturiero nov; 16:00 USA Indice ISM manifatturiero nov.