Infermiere aggredito al Santobono, Minicucci: Si attivi il tavolo in Prefettura

48
in foto Annamaria Minicucci, direttore generale dell'ospedale pediatrico Santobono Pausilipon di Napoli

“Quanto avvenuto al Santobono in una sala di attesa piena di bambini e genitori che civilmente attendevano il loro turno di visita ai danni di un lavoratore che prestava la sua opera per curare i bambini è gravissimo. Chiederò al Prefetto di ascoltarci e se riterrà di attivare un tavolo in Prefettura al fine di contenere questo fenomeno che si sta aggravando ogni giorno di più. Inoltre è necessario che venga approvata al più presto la legge che equipara gli operatori di pronto soccorso a pubblici ufficiali”. È quanto fa sapere il direttore generale dell’azienda ospedaliera ‘Santobono Pausilipon’ di Napoli, Anna Maria Minicucci, commentando l’aggressione avvenuta nella mattinata di oggi ai danni di un infermiere. Minicucci ha portato la sua solidarietà al personale del Pronto Soccorso, recandosi in ospedale, per ribadire “la vicinanza e l’impegno dell’amministrazione per risolvere questo grave problema”.
“Al fine di ridurre questo inaccettabile fenomeno è importante che insieme a interventi di controllo e repressione sui violenti si attivino anche interventi organizzativi per ridurre il sovraffollamento dei pronto soccorsi. Dei centomila accessi l’anno del pronto soccorso del Santobono oltre il 60% sono inappropriati ed i casi di violenza si verificano sempre da parte di familiari di pazienti non gravi che accedono inappropriatamante al pronto soccorso. Insieme al direttore generale delle AslNa1 Ciro Verdoliva, – continua Anna Maria Minicucci – stiamo discutendo di un protocollo operativo che consenta di far visitare i pazienti in codice bianco, giunti in pronto soccorso, dai medici di continuità assistenziale adeguatamente formati in pediatria e con cui già da anni esiste un positiva collaborazione presso il presidio SS Annunziata”.
“Se parlamento, istituzioni locali si attiveranno ognuno per quanto di competenza e si implementeranno modelli organizzativi innovativi tra ospedali ed Asl – conclude – allora si potrà contenere il dilagare di una violenza divenuta ormai quotidiana e non più accettabile”.